Dal 2014 abolita la provincia! Il salernitano sarà città metropolitana?

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Lo si diceva da tempo, ma nel 2014 dovrebbe finalmente diventare realtà: l’abolizione delle province. Organi intermedi tra regioni e comuni che, col passare degli anni, sempre di più hanno dimostrato la propria  scarsa utilità e pesantezza burocratica, le province presto potrebbero essere addirittura eliminate dalla Carta costituzionale con un’apposita riforma. Il primo passo di questa rivoluzione italiana che potrebbe, finalmente, portare a uno snellimento dell’apparato amministrativo, è stato l’approvazione alla Camera del disegno di legge proposto dal Ministro per gli affari regionali Graziano Delrio, che prevede il non svolgimento delle elezioni amministrative provinciali nel 2014, in vista dell’abolizione delle province. Presentato originariamente in ottobre, il ddl Delrio ora affronterà il voto del Senato, per poi diventare legge. Il ddl prevede, in particolare, il trasferimento delle mansioni delle province alle regioni e ai comuni. E, cosa importante, istituisce un nuovo ente, di cui da anni si parla, nell’ordinamento italiano: le città metropolitane. Il ddl inizialmente prevedeva tali dieci città metropolitane: Roma, Milano, Torino, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Reggio Calabria. Ma, questa la notizia importante, vi è stato un emendamento all’originario progetto e sono state inserite tra le “città metropolitane” anche i capoluoghi delle province con più di un milione di abitanti, ossia Trieste, Bergamo, Brescia, Salerno, Cagliari, Palermo e Catania. Dunque, se il ddl dovesse essere approvato in questa forma anche dal senato, Salerno potrebbe diventare dal 2014 una “città metropolitana”. E le elezioni per il primo consiglio metropolitano dovrebbero svolgersi dopo il 1° novembre 2014, quando sarà elaborato lo statuto della città metropolitana, il cui “sindaco” sarà il primo cittadino del comune capoluogo. E, nella fattispecie, il Ministro per le infrastrutture e sindaco di Salerno Vincenzo De Luca potrebbe aggiungere un “terzo” incarico (per quanto non retribuito, come previsto dal ddl) ai suoi impegni politici, quando la legge italiana già vieta il secondo.

Dal testo del disegno di legge traiamo l’illustrazione del funzionamento giuridico della (ipotetica) futura città metropolitana di Salerno:

“Alle città metropolitane sono attribuite le funzioni fondamentali delle province e quelle attribuite alla città metropolitana nell’ambito del processo di riordino delle funzioni delle province nonché le seguenti funzioni fondamentali proprie: a) piano strategico del territorio metropolitano; b) pianificazione territoriale generale; c) organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano; d) mobilità e viabilità; e) promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale; f) sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione in ambito metropolitano. (…) Il sindaco metropolitano è il sindaco del comune capoluogo. Il consiglio metropolitano è composto dal sindaco metropolitano e da un numero di consiglieri variabile in base alla popolazione (da 24 a 14). È organo elettivo di secondo grado e dura in carica 5 anni; hanno diritto di elettorato attivo e passivo i sindaci e i consiglieri dei comuni della città metropolitana”.

Si tratta senza dubbio di una rivoluzione per Salerno; per i tanti dipendenti della vastissima provincia, che d’ora in avanti lavoreranno per i comuni o per la Regione; per i cittadini (circa 1 milione centomila) della provincia, che non faranno più riferimento agli uffici provinciali per le loro pratiche.

Ma a questo punto sorge un problema: siamo sicuri che una città metropolitana, con capoluogo Salerno, risolva i problemi che precedentemente aveva la provincia di Salerno, ovvero della eccessiva vastità di un territorio, che dispone di servizi e collegamenti davvero poco efficienti, che rendono ancora più siderali le distanze tra Salerno e i comuni più lontani? Allo stato attuale per raggiungere alcuni comuni del Cilento o del Vallo di Diano ci vogliono circa due ore; come si fa a ritenere tali comuni “parte” di una città metropolitana? Inoltre, molti comuni della Provincia soffrono di un gravissimo disinteresse da parte delle istituzioni, di un abbandono totale; ora non avranno più l’ ente provincia, che non riusciva a valorizzarli per i motivi sopra elencati, come possono pensare di essere valorizzati da un ente che si chiama “città metropolitana”? Cilento e Vallo di Diano, ma anche l’agro nocerino-sarnese pur riconoscendosi nell’identità territoriale salernitana (soprattutto i primi due) sono sotto molti punti di vista entità a se stanti; tali comprensori dovrebbero spronare a una forte collaborazione i comuni che ne fanno parte (cosa che non accade, nonostante ad esempio nel Cilento e Vallo di Diano c’è un altro ente, il meraviglioso Parco Nazionale) e, al contempo, dirigersi verso una maggiore autonomia proprio da Salerno.

A nostro parere la città metropolitana di Salerno, se proprio dovrà essere, dovrebbe essere limitata al comprensorio di Salerno, valle dell’Irno, Picentini e piana del Sele, non oltre (tale area metropolitana è stata riconosciuta dall’Institut d’Estudis Regionals i Metropolitans di Barcellona come “Dynamic Metropolitan Area” di livello B, con 458.287 abitanti sparsi in 25 comuni), un territorio che effettivamente dovrebbe svilupparsi in maniera integrata, con efficaci strade e mezzi di trasporto, con un funzionale sistema turistico-alberghiero, con il decollo definitivo dell’aeroporto di Salerno Pontecagnano, con efficienti servizi sociali, sanitari e così via. Come per i comuni di questa “città metropolitana”, dovrebbero nascere sinergie tra i comuni degli altri comprensori della provincia, per sviluppare migliori servizi, valorizzare il turismo, i trasporti e così via!

Pensare di poter attrarre tutta la provincia nell’ente Città metropolitana di Salerno sembra veramente un’utopia, che finirebbe col rendere il territorio “salerno-centrico”, così come la regione è attualmente “napoli-centrica”, senza riuscire ad avvantaggiare né il capoluogo, né le altre zone.

Se si vuole parlare di rivoluzione amministrativa in provincia di Salerno, questa non può che passare per una maggiore efficienza dei servizi di tutto il territorio, con uno sviluppo dei siti turistici, delle strade (alcune sono davvero in stato “allucinante”, rallentando non solo lo sviluppo, ma la dignità della vita degli abitanti), degli scali ferroviari (alcune stazioni sono state letteralmente abbandonate, a seguito di un’altra presunta rivoluzione, quella ferroviaria dell’alta velocità, che ha portato in tutta Italia, ma in particolare al sud, a preferire gli scali maggiori e a isolare letteralmente intere zone periferiche!), dei servizi sanitari (vi è stata la recente chiusura indiscriminata di alcuni nosocomi importanti, come quello di Agropoli) e così via. Invece, ciascuno dei diversificati territori che attualmente compongono la provincia di Salerno dovrebbe “finalmente” svilupparsi in maniera autonoma, valorizzando se stesso, le proprie peculiarità.

Se bisogna tagliare la provincia di Salerno (scelta giusta, come detto), dunque, deve essere solo in nome di un miglioramento dei servizi del territorio provinciale, al momento in grave degrado, non certo in nome di un peggioramento ulteriore!

Michele Piastrella