Diritto e rovescio: Stop ai pignoramenti sulla prima casa da parte di Equitalia

Sharing is caring!

Diritto e rovescio (rubrica di assistenza legale, a cura dell’avvocato Olivia Pontone)

Stop ai pignoramenti sulla prima casa da parte di Equitalia

Con l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto Fare (decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 convertito, con modifiche, in legge 9 agosto 2013, n. 98) sono state introdotte delle importantissime misure per la semplificazione in materia fiscale.
E non vi è dubbio che tra le novità più importanti vadano annoverati lo stop ai pignoramenti Equitalia sulla prima casa e l’allungamento del periodo di rateizzazione dei debiti tributari.

Il Governo ha, finalmente, ritenuto opportuno un intervento sulla regolamentazione delle posizioni debitorie dei contribuenti verso Equitalia. E se solo si considera che Equitalia, dal 2008 ad oggi, ha concordato la rateizzazione di due milioni di cartelle esattoriali, per un importo che supera i 22 miliardi di euro e che i dati raccolti dalle associazioni dei consumatori hanno registrato nell’ultimo triennio un aumento del 50% delle insolvenze, ci si rende conto di quanto un intervento normativo fosse necessario, soprattutto alla luce dell’esponenziale aumento di gesti estremi dovuti alla disperazione dei debitori, impotenti dinanzi a questo mastodontico ed asfissiante Agente della Riscossione chiamato Equitalia.
Piu’ precisamente, con il primo comma dell’art. 52, il decreto del fare riscrive la prima parte dell’art. 76 del DPR 602/1973 rubricato “Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito nei seguenti termini”: l’agente della riscossione, nelle ipotesi di riscossione a mezzo ruolo, non dà corso all’espropriazione se l’unico immobile di proprietà del debitore, con esclusione delle abitazioni di lusso, è adibito ad uso abitativo e lo stesso debitore vi risiede anagraficamente”.
In altre parole Equitalia non può procedere al pignoramento nei casi in cui il contribuente debitore sia proprietario di un solo bene immobile, nel quale ha la residenza anagrafica; nel caso che detto immobile sia adibito ad uso abitativo e che esso non abbia le caratteristiche di “abitazione di lusso” e comunque il fabbricato non sia classificato nelle categorie catastali A/8 (abitazioni in ville) ed A/9 (Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici).
Ma attenzione.
Il nuovo dettato normativo vigente, tuttavia, introduce una clausola di salvaguardia a favore di Equitalia. E’ sempre fatta salva, infatti, la facoltà di intervento ai sensi dell’art. 499 del codice di procedura civile. Ciò significa che laddove il contribuente debitore avesse subito il pignoramento della prima casa (anche se è l’unico immobile di proprietà), su iniziativa di soggetti diversi da Equitalia (ad esempio, banche, creditori privati, ecc.), la stessa potrebbe intervenire nella procedura esecutiva concorrendo al riparto sul ricavato della vendita del bene staggito.
Quando il debitore risulti proprietario di due o più immobili (ad uso abitativo e non), oppure quando egli non risulti anagraficamente residente nell’unico immobile di cui è proprietario, Equitalia può procedere al pignoramento, a condizione che il credito da riscuotere superi 120.000 euro.
Nei casi in cui l’espropriazione è possibile, essa può essere avviata solo se siano già trascorsi 6 mesi dall’iscrizione ipotecaria sugli immobili del debitore, senza che il debito sia stato estinto.
Vi è di piu’. Sulle novità introdotte in favore dei contribuenti dal cosiddetto decreto “del fare”, è recentemente intervenuta la stessa Equitalia che, con una nota del 1° luglio, spiega da una parte il divieto di pignoramento sulla prima casa e dall’altra il nuovo piano rateazione Equitalia, possibile per pagare i debiti con il Fisco.
Per quanto attiene l’abitazione principale, ai fini della previsione di impignorabilità occorre non solo che l’immobile sia l’unico bene, non di lusso del debitore, ma anche, che abbia una destinazione d’uso catastale abitativa. Non conta quindi l’utilizzo abitativo di fatto, ma quello dichiarato.
Per i beni indispensabili all’impresa o alla professione, Equitalia ha confermato che l’espropriazione, nei limiti del quinto del loro valore, è possibile solo se gli altri beni non sono sufficienti a coprire l’esposizione debitoria.
Ma la novità maggiore per i pignoramenti immobiliari modificati dal decreto del fare e analizzati dalla nota Equitalia riguarda la disciplina transitoria, in particolare l’obbligo posto dalla società di riscossione alle società del gruppo di non proseguire le attività di recupero coattivo, qualora siano rispettate le attuali condizioni di legge, anche in presenza di pignoramenti già eseguiti.
In sostanza si prevede che i pignoramenti già in atto sono sospesi quando sussistono le condizioni previste dal decreto “del fare”, ossia quando l’espropriazione immobiliare riguardi l’unica abitazione principale posseduta, ovvero il debito a ruolo non superi 120.000 euro o ancora se non siano decorsi almeno sei mesi dall’iscrizione di ipoteca.
La nota Equitalia si sofferma anche sul piano di rateazione delle cartelle esattoriali.
Coloro che già stanno pagando a rate e che dimostrano un peggioramento della propria situazione economica (ad. per perdita di lavoro) posso allungare, per cosi dire, i tempi della dilazione del pagamento.
Fino a prima dell’entrata in vigore del decreto del 6 novembre 2013, il piano di rateizzazione poteva durare solo fino a 6 anni (per un totale di 72 rate); oggi, invece, se la rata supera il 20% del reddito familiare, la rateizzazione puo’ essere accordata addirittura fino a dieci anni (per un totale di 120 rate). Quindi ben 4 anni in più, che consentono (nella difficile situazione economica di oggi) ai contribuenti debitori di “respirare” ed evitare i gesti inconsulti cui, sempre piu’ spesso, tragicamente assistiamo. Inoltre, mentre prima si perdeva il diritto alla rateizzazione non appena si ometteva il pagamento di due rate, oggi invece – ulteriore vantaggio- prima di perdere il diritto alla dilazione dei versamenti si possono saltare fino ad otto rate.
Inoltre, se il debito non supera i 50.000,00 euro, per sfruttare questa possibilita’ basta una semplice domanda, motivata, da presentare allo sportello Equitalia della propria città. Se l’importo è invece superiore ai 50.000,00 euro, va allegata la dichiarazione Isee, preferibilmente con l’ assistenza chi ha specifica competenza tecnica in materia.
Ad ogni modo, si deve comunque dimostrare di trovarsi in una situazione di difficoltà legata alla particolare congiuntura economica.
E’ solo per questa strada si spera che il gigante misterioso dell’Equitalia potrà apparirci meno feroce.

Olivia Pontone

Diritto e rovescio – rubrica di assistenza legale a cura dell’avvocato Olivia Pontone