Don Natale Scarpitta – un giovane per i giovani salernitani che vogliono volare alto

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Don Natale Scarpitta, classe 1980, rappresenta il volto nuovo della Diocesi di Salerno, di quella Chiesa che vuole aprirsi ai giovani, rinnovandosi, ma al contempo rimanendo fedele ai precetti evangelici. Anzi, recuperandoli…

Crisi economica, ma soprattutto crisi umana, nei rapporti sociali ridotti all’utilitarismo; in questo mondo, perso dietro preoccupazioni ed egoismi, sembra non ci sia più spazio per l’amore, l’unica fonte della felicità. E sembra non esserci più spazio per l’Amore con la A maiuscola, quello che viene da Dio, capace di dare senso alla vita. Anche perchè la Chiesa cattolica, custode dell’amore di Dio, viene spesso vista come retrograda e poco collaborativa dai giovani, che troppo spesso non si sentono accolti negli ambienti religiosi. Ma intanto, senza amore i giovani non trovano un senso…

Ma qualcosa si muove, grazie personaggi come Don Natale, che in pochi anni sta riuscendo a formare un eccezionale seguito di giovani (il suo itinerario dei “Dieci Comandamenti” è seguito da centinaia di giovani ogni domenica!), che guarda negli occhi, che cerca di conoscere ed aiutare in profondità e che accoglie nella Chiesa con affetto sincero. Facendo loro conoscere l’amore di Cristo, ma anche valorizzandoli, in un mondo che sembra non voler guardare in faccia a nessuno…

Lo abbiamo intervistato.

Don Natale Scarpitta è il nuovo responsabile della Pastorale Giovanile della diocesi di Salerno. Come sono i giovani salernitani di oggi, quali le loro problematiche e i disagi e quali le risorse non valorizzate?

È difficile parlare di “giovani salernitani” cercando di trovare elementi comuni. Ogni ragazzo ha la sua vita, con la propria formazione, il proprio carattere, le proprie inclinazioni, le proprie esperienze, le proprie ricchezze e debolezze. Papa Francesco ci ha insegnato a guardare ognuno negli occhi e Gesù ci chiama per nome, si mette al fianco di ciascuno. Esistono, però, bisogni comuni. Alcuni sono legati all’età e alle domande che si pongono i giovani da sempre: cosa farò da grande? Riuscirò ad innamorarvi davvero e sarò amato? Avrò i mezzi per mettere su famiglia? Potrei continuare, ma ogni domanda parte da un interrogativo talvolta nascosto, ma che è la domanda delle domande, quella che include tutte: sarò felice? Anche gli inconsapevoli non vogliono altro che questo: la felicità. Alle problematiche che i giovani hanno da sempre si aggiungono quelle legate al presente, che toccano i ragazzi salernitani come quelli di tutt’Italia: la disoccupazione della fascia d’età fino ai 35 anni ha percentuali elevatissime, 41,6% secondo i dati Istat pubblicati dopo l’Epifania; l’invasione inarrestabile di modelli diseducativi che privilegiano la superficie alla sostanza crea la convinzione che tutto sia facile e che si possa arrivare alla fama, al successo e al danaro con uno sforzo pressoché nullo; riferimenti culturali sbagliati creano rapporti interpersonali che si fanno sempre più numerosi e “leggeri” a danno della sincerità dei sentimenti, dell’amicizia come dell’amore; tutto diventa “economia” e risultato immediato, non c’è più spazio per attendere i giovani perché la finanza non aspetta, ma deve capitalizzare subito, il più possibile. Sono riferimenti culturali inaccettabili: Dio è spesso emarginato dal cuore del giovane. Eppure ha dato mezzi straordinari ad ogni uomo: li chiamiamo carismi, cioè doni, attitudini, capacità. Anche i nostri giovani hanno la risorsa della loro creatività, della voglia di fare, di superare i propri limiti,del desiderio di amore e di amicizia. La voglia di essere felici. Non devono farsela rubare! E la felicità non può che essere trovata in Dio!.

 La fede cristiana è viva quando è corroborata dalla carità per il prossimo. Il nostro giornale mira a sensibilizzare i cittadini di Salerno a un impegno attivo per migliorare la vivibilità del loro territorio. Quale può essere, in tal senso, l’impegno dei giovani cattolici salernitani?

L’impegno deve essere quello di lavorare ogni giorno per la comunità prima ancora per se stessi. La fede educa alla comunione con gli altri, al pensare all’altro, in cui si scorge Cristo. Nessuno spazio all’egoismo solitario, alla superbia. E questo, a ben vedere, porta conseguenze positive anche nella nostra vita. Cosa fare, allora? Beh, fare tutto quello che migliora la vita della comunità. Insomma, non isolarsi, ma partecipare. I giovani condividano idee, facciano proposte e s’impegnino per la loro realizzazione, conservino la bellezza della nostra città, ne rispettino le regole civiche, agiscano sempre nel rispetto dell’etica senza cercare il profitto personale, si diano da fare per diffondere il buon valore della solidarietà e del rispetto delle persone e delle cose. Insomma, vivano appieno il Vangelo!

 In cosa credenti e non credenti possono collaborare per un mondo migliore?

In tutto, se c’è rispetto per le idee di ognuno. Penso a come si possa migliore e rendere ancora più bella Salerno. Se i giovani della città collaborano, per esempio, per avere edifici scolastici più moderni ed efficienti, se s’impegnano per aumentare il numero dei centri aggregativi, se lavorano per garantire ai loro coetanei disabili maggiori servizi, e tanto altro! Non vedo divisioni. Così anche in Italia o nel mondo. Se i giovani credenti e non credenti collaborano per diffondere la cultura della pace, per combattere quella che Papa Francesco ha definito la “cultura dello scarto”, che porta all’esclusione dei deboli, se s’impegnano ad abbattere la supremazia del danaro e della finanza sull’uomo stesso, quali problemi potranno mai esserci? Il bene è scritto nel cuore dell’uomo. Noi credenti, però, grazie al dono accolto della fede, sappiamo esattamente quale sia la fonte del bene, chi sia il bene stesso. È Dio.

 Quali attività Don Natale ha deciso di organizzare per infervorare i giovani salernitani all’amore di Cristo? Ci può parlare di questa eccezionale esperienza de “I 10 Comandamenti”, ogni settimana seguiti da centinaia di giovani presso la Parrocchia della Medaglia Miracolosa?

Sono Direttore della Pastorale Giovanile da qualche settimana. E’ troppo fresca la nomina per poter offrire già una delineare una proposta pastorale strutturata e organica. Al momento sto cercando di individuare i bisogni che i Parroci hanno nell’organizzare la pastorale dedicata ai giovani che frequentano le parrocchie ad essi affidate. Per quanto riguarda i 10 comandamenti, è un cammino di fede fortemente voluto dall’Arcivescovo Mons. Moretti. Si tratta di un cammino biblico iniziato circa vent’anni fa a Roma, per opera di un prete diocesano, don Fabio Rosini, che si sta diffondendo in tantissime diocesi di tutto il mondo. Questa proposta formativa, che si articola in incontri settimanali per l’intero anno pastorale (ottobre-giugno), intende rileggere le 10 Parole in un’ottica esistenziale. Per il linguaggio e le dinamiche impiegate, questa proposta intercetta prevalentemente la fascia di fedeli composta da persone giovani-adulte che non frequentino già un cammino di fede. Le catechesi sono comunque aperte a tutti. La finalità prioritaria che si prefigge questo percorso è quella di riavvicinare alla fede persone che per svariati motivi se ne sono allontanate e, dopo un’intensa formazione, le prepara a riscoprire non solo la loro vitale appartenenza alla Chiesa ma anche il ruolo indifferibile che hanno all’interno di Essa. Quest’anno la Parrocchia della Medaglia Miracolosa (adiacente al Parco Pinocchio – Salerno) sta ospitando questo percorso catechetico. Chi desidera è benvenuto, ogni domenica sera, dalle 21.00 alle 22.15.

Michele Piastrella

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