La storia di Anna: una famiglia distrutta dall’inquinamento atmosferico nella valle dell’Irno

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Quanto vale la vita umana? Questa è la prima domanda che mi sono posto mentre mi apprestavo alla stesura di questo articolo. Qualsiasi giornalista che si rispetti ha l’onore e l’onere di raccontare i fatti e riportarli nella maniera più chiara e semplice possibile, cercando di suscitare interesse da parte del lettore. Ma qual è il modo migliore per riportare una tragedia silenziosa? E’ la tragedia che avviene nei paesini limitrofi alla zona di Fratte ed alla Fonderia Pisano. Decine e decine di famiglie piangono i propri familiari, parenti ed amici a causa di continui mali e decessi legati alla grave questione dell’inquinamento atmosferico che da anni, ininterrottamente, continua ad aumentare.
Non basterebbero tutte le parole del mondo per raccontare la sofferenza che hanno vissuto e che vivono tuttora queste persone.

Pochi giorni fa ho avuto il difficile compito di intervistare una familiare di queste vittime. Una donna. Una madre che ha perso la figlia di 19 anni. Una moglie che ha perso il marito. Il suo nome è Anna Risi e vive stabilmente a Coperchia (Pellezzano) con suo figlio Dario.

Anna, ci racconti la scomparsa dei suoi cari…
“Incomincio dicendo che la mia è una semplice e modesta famiglia, proprio come tutte le altre. Un ambiente sano, basato sui valori e su principi, accompagnava da sempre i miei due figli, me e mio marito. La bella Antonella, mia figlia, riempiva il nucleo familiare con la sua gioia e le sue passioni. Mio marito Vito, persona buona ed affettuosa, cercava sempre di aiutare chi ne avesse il bisogno. E poi c’eravamo io e mio figlio Dario.

Antonella ha scoperto di avere un terribile male nel 1998, nel pieno della sua adolescenza, nel pieno dei suoi 19 anni. Si trattava di una leucemia mieloide acuta (LMA o LAM) in campo medico, si intende una neoplasia del sangue di carattere maligno. Essa è caratterizzata dalla proliferazione di elementi cellulari immaturi. Scoperta la malattia, Antonella fu ricoverata a Roma e messa in cura all’attenzione del Dott. Mandelli. In ospedale c’è stata nel periodo da Febbraio a Giugno, nello stato di remissione, pronta per il trapianto che le avrebbe salvata la vita. Purtroppo, con la successiva ricrescita improvvisa delle cellule tumorali, non c’è stata alcuna possibilità di ricevere il trapianto. Dopo 8 mesi di cure e speranze, Antonella Tudisco non ce l’ha fatta. Ci ha lasciati il 22 ottobre del 1998.
Durante la permanenza in ospedale, Antonella si è Diplomata al Liceo Scientifico Da Vinci. Nel momento dell’esame di stato, sotto sua richiesta, scelse di essere giudicata per quel che meritava senza alcun premio che compensasse il suo malessere. Dopo il diploma, il suo sogno era di proseguire gli studi scrivendosi all’Università. Dapprima nella facoltà di economia e poi, in seguito alla malattia, scelse scienze biologiche. Purtroppo Antonella non è mai riuscita ad iscriversi all’Università ed oggi per me la sua scomparsa è e sarà per sempre un vuoto incolmabile. Non posso far altro che ricordarla tutti i giorni. Ogni istante della mia vita penso a lei ed a mio marito…
Vito, mio marito, era una persona semplice, squisita e sempre molto disponibile. Si prestava molto nell’aiutare chi ne avesse bisogno. La malattia lo ha colpito 5 anni fa, nel 2008, a causa di un glioblastoma multiforme, è il tumore più comune e più maligno tra le neoplasie della glia. In questo caso hanno pesato molto le sue cure all’Ospedale di Milano. Tra viaggi, cure, riposi e prognosi anche per mio marito ho dovuto affaticarmi e soffrire molto. Vito Tudisco, nel giro di poco tempo, è scomparso il 22 settembre del 2008, nello stesso giorno di Antonella.”

Come ha reagito alla perdita dei suoi cari?
“Subito dopo la scomparsa di mia figlia, io e mio marito ci siamo iscritti all’AIL Associazione Italiana contro le Leucemie. Abbiamo dato il nostro sostegno attraverso opere di bene per tutti gli ammalati. Inoltre ho pubblicato un libro per ricordare la storia di mia figlia tra sogni, passioni e dolori intitolato “Uno Splendido Fiore”. Il ricavato è stato devoluto all’AIL.
Oggi più che mai a distanza di 15 anni dalla scomparsa di mia figlia ed a 5 anni da quella di mio marito, ho deciso finalmente di reagire partecipando attivamente al Comitato Salute e Vita nato da pochi mesi, da semplici cittadini, per tutelare le vittime e gli ammalati a causa dell’inquinamento atmosferico nella nostra città. Dovete sapere che le polveri sottili inferiori a 2,5 micron, entrano nel tessuto della pelle raggiungendo i bronchi ed il sangue. Questo processo comporta l’alterazione genetica del nostro corpo, provocando gravi malattie. Sono pienamente convinta che l’inquinamento, provocato dai poli industriali di questa zona, sia stato la causa determinante per la morte dei miei cari. Tutto confermato stesso dai medici. All’inizio pensavo che fosse un problema mio, un caso isolato dovuto al destino. Col passare degli anni, vedendo altri casi di leucemia e tumori, mi sono resa conto che il mio non era un semplice caso ma era un problema allargato a tante altre famiglie della mia zona. Per cui oggi siamo qui, riuniti in questo Comitato per combattere e dedicare un ultimo ricordo a chi non ha avuto il diritto di vivere. A chi non ha avuto la possibilità di ribellarsi a quanto accade intorno a noi.”
Questo è il racconto, a tratti commovente ed altri emozionanti, della storia di una donna. La storia di Anna che oggi ha deciso di combattere per i suoi cari e per il diritto alla vita. Alla vita di ognuno di noi. Perché la vita è identica e precisa a quella di tutti gli altri. Tutti hanno diritto ad una vita felice, piena di gioie, di difficoltà, di sogni e speranze con la consapevolezza… un diritto che oggi viene negato, a quanti abitano in quella zona…

 

Luigi Bisogno

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