La Chiesa di San Domenico: storico luogo di arte e di culto nel centro di Salerno

Sharing is caring!

La chiesa salernitana sita in largo Tommaso d’Aquino, da tutti conosciuta come S. Domenico, ha origine da un convento: S. Domenico e S. Maria della Porta fondato dai domenicani nel XIII secolo, vicino Porta Rotese ed alla chiesa di San Paolo della Pagliara o Palearia.
Il convento aveva una piccola porta detta “de lu francescu”, che sporgeva fuori dalle mura cittadine, che per motivi di sicurezza rimaneva chiusa, fino al 1296, quando il re ordinò la riapertura.

La Regina Giovanna I, nel XIV secolo, ordinò di includerlo nelle mura cittadine per proteggerlo. Il monastero fu un importante centro intellettuale, ospitò Tommaso D’Aquino, il grande filosofo, fondatore dell’Accademia dei Concordi, in una cella con quattro iscrizioni, una delle quali, secondo la leggenda, ricordava la campanella che suonava miracolosamente poco prima che uno dei confratelli morisse. Il convento fu soppresso nel 1807, in seguito alla legge emanata da Giuseppe Napoleone e i suoi locali furono adibiti a caserma militare.

Le lapidi vennero trasferite nella sacrestia della chiesa di S. Domenico, dove si conserva una copia della “Fisica” di Aristotele glossata dallo stesso San Tommaso! Alla morte di Maria D’Aquino, sorella di S. Tommaso, i domenicani chiesero ed ottennero dal Capitolo di concederle la sepoltura nel convento. Dopo questa data, divenne una consuetudine seppellire all’interno del convento, cosa che era proibito al tempo dell’arcivescovo Paglia.
La chiesa di S. Maria della Porta e S. Domenico era annessa all’antico convento, venne fondata da Regale della Porta, figlia di Eufranone, monaco domenicano, che aveva voluto la fondazione del convento insieme a S. Tommaso. La facciata della chiesa prospetta su piazza S. Tommaso d’Aquino e presenta il portale d’ingresso con un’ iscrizione dedicata a Regale della Porta, su cui campeggia un agnello.
Un’ iscrizione in marmo, posta sul portale nel 1275, ricorda che una nobile dama fece costruire l’edificio in onore di Dio e della Santa Vergine. La Chiesa fu consacrata nel 1277 durante una solenne cerimonia dai vescovi di Siponto, Acerno e Sarno, in quanto la sede arcivescovile era vacante. Nel 1765 venne inaugurata la cappella dedicata a S. Tommaso d’Aquino, innalzata a spese della città di Salerno, a memoria della presenza delle reliquie del santo.

L’altare in commesso marmoreo conteneva anticamente il libro sulla fisica aristotelica di San Tommaso, presente nel convento, e la sua reliquia. Questa è composta di avambraccio e mano destra, in argento, databile alla fine del XIII secolo. E’ stata donata nel 1317 dalla sorella Teodora al convento salernitano ed è menzionata in un documento notarile del 1662. Negli anni Trenta del nostro secolo la reliquia, che prima si trovava nella Chiesa di S. Maria della Porta, venne spostata nella Cattedrale, e poi riportata nell’antica sede, con una solenne cerimonia. Nel 1807 il convento passò al Demanio Militare in seguito alle leggi napoleoniche, mentre la Chiesa venne abbandonata dai Domenicani e consegnata al parroco di S. Eufemio e S. Massimo. Nel 1828 vi fu trasferita la parrocchia di S. Eufemio e quella di S. Grammazio.
La Chiesa di S. Domenico con il suo aspetto settecentesco, è costruita seguendo i canoni vignoleschi della Controriforma. Presenta un’unica navata, formata da tre campate longitudinali, con il presbiterio coperto da una cupola e il prolungamento corrispondente al coro della chiesa, dietro l’altare maggiore. I rivestimenti in stucco ed in marmo non sono quelli originali, ma corrispondono ad un intervento del 1939.

All’interno possiamo ammirare pregevoli opere d’arte settecentesche e solo un’ opera di età più antica: la Madonna del Rosario, attribuita al pittore molisano Giovan Vincenzo Forlì, con una datazione al XVI secolo.

Il quadro della cappella San Vincenzo Ferreri raffigura: “La predicazione di san Vincenzo Ferreri”, che opera è stato attribuito alla bottega di Francesco De Mura . Un documento notarile attribuisce il quadro raffigurante “La visione di S. Tommaso” a Francesco De Mura.  La tela a capo altare raffigura: “L’intercessione di san Domenico verso la Vergine con il Bambino per le anime purganti”, ci ricorda il classicismo degli allievi di De Matteis e si data negli anni trenta del XVIII secolo. La Madonna regge nella mano sinistra una porta socchiusa, il cui significato iconologico è da collegare all’ingresso in paradiso per le anime purganti. Due tele appartengono alla seconda metà del XVIII secolo: la prima raffigura “l’Angelo custode”, firmata da Rachele Luciano, una pittrice attiva in Costiera Amalfitana, negli ultimi decenni del secolo. La seconda, raffigurante: “Tobiola e l’angelo”, datata 1770, firmata da Nicola de Palma, che denota una visione arcadica demuriana. Un altro dipinto raffigura “S. Pietro Martire”, reca la firma “Annibale Carrac”, interpretata come Carracci, maestro emiliano, attivo tra il XVII ed il XVIII secolo. Su un altro altare è conservato “Il vero ritratto di san Domenico Soriano”, come è scritto sulla base della tela.

La Confraternita del SS. Nome di Dio e del Sacrissimo Rosario
Faceva parte del refettorio del convento, come anche i due corpi di fabbrica di tre piani che sorgono intorno a due cortili attigui. Dal sagrato della chiesa, salendo a sinistra ed oltrepassando la congrega del Sacrissimo Rosario, si accede ai locali dell’ex Convento attraverso un portale ad arco, che immette nella nota Caserma Pisacane. Da questo ambiente, ricavato da un braccio del portico, si giunge al primo cortile, che presenta al centro un pozzo con due colonne a fusto liscio e capitelli in stile dorico, sulle quali è impostato un arco a sesto ribassato con cornici. I lavori che vennero fatti per trasformare il convento in caserma hanno distrutto o inglobato nella muratura gli archi intrecciati del chiostro. Attraverso un portico si passa dal chiostro più grande a quello più piccolo, anche questo a pianta quadrata, con bracci coperti con volte a crociera e con arcate acute, impostate sui pilastri poligonali. I frati domenicani facevano una processione per il chiostro insieme ai confratelli del Sacrissimo Rosario ogni seconda domenica del mese, nell’ex refettorio del convento a partire dal 1631. La principale opera che caratterizza l’intero ambiente è il cassettonato ligneo arricchito da ventuno tele che decorano il soffitto, secondo una consuetudine culturale che trova ampia diffusione nel Viceregno, fra la fine del XVI secolo e la prima metà del XVII secolo e presenta un soggetto cristologico. La firma apocrifa di Giulio Cecatello, tardo manierista riformato, sensibile al luminismo naturalista, come Azzolino e Giovanni Antonio D’Amato. Sulle pareti laterali sono raffigurati i restanti misteri del Rosario, mentre il ciclo del soffitto è dedicato al SS. Nome di Dio. Il ciclo delle pareti è datato al 1665 come si legge da un rocco di colonna siglato con un anonimo monogramma DC. La cona dell’altare raffigura: “La Vergine con il Bambino ed il Papa”, comprata sul mercato antiquario dal priore della confraternita negli ultimo decenni. Nella congrega sono collocate anche due serie dei quattro evangelisti: una sulle pareti dell’oratorio e l’altra nel soffitto della sacrestia, che recuperano istanze del tenebrismo naturalistico all’interno di una visione barocca. I tondi per la Confraternita sono di Baldassarre Farina. Gli altri dipinti, che presentano una materia più soffice e dilatata, sono riconducibili a lavori eseguiti da Fortunato D’Agostino nella metà del XIX secolo. Durante il decennio napoleonico le funzioni della chiesa furono trasferite nella vicina Chiesa di S. Domenico e la Congrega divenne sede delle truppe. Durante la Restaurazione furono eseguiti una serie di lavori di restauro. Nel 1818 fu costruita l’orchestra e acquistato l’organo; nel 1822 furono restaurate tutte le tele della quadreria ad opera del pittore cavese Francesco Criscuolo. Nel 1842 fu fatto l’altare in commesso marmoreo da parte del maestro Aniello Conforti; nel 1853 fu rifatto il pavimento e furono restaurati i quadri del pittore Fortunato D’Agostino.
Il Conservatorio Gesù Sacramentato e Maria Immacolata
Fu creato per accogliere le fanciulle povere di Salerno, rimaste orfane in seguito al colera del 1837. Il parroco, don Raffaele Maria Sparano, sacerdote della Chiesa di S. Maria della Porta, ne fu l’ideatore e promotore insieme all’arcivescovo D. Marino Paglia, che fornì un sussidio regale. Il Nuovo Conservatorio fu edificato sul lato orientale della Chiesa di San Domenico, utilizzando parte di una cappella, quella del Crocefisso, e fu affidato alle suore dell’ordine delle Oblate. Nel 1848 fu costruita la nuova chiesa annessa, il cui prospetto frontale campeggia sul lato dell’attuale piazza Plebiscito, con la facciata in gusto neoclassico. All’interno presenta un’unica navata con volta a botte la cui decorazione è ispirata a sistemi neoclassici.
Ambra De Clemente

 

2 pensieri riguardo “La Chiesa di San Domenico: storico luogo di arte e di culto nel centro di Salerno

  • 31 gennaio 2014 in 18:59
    Permalink

    Cara ambra l’ articolo e’ molto interessante e ben scritto. Una sola osservazione s. Tommaso non era sposato e non aveva moglie perche’ era frate. Devi correggere la svista. Saluti don Nicola

    Risposta
  • 1 febbraio 2014 in 9:12
    Permalink

    Salve, ci scusiamo per l’errore. Chiaramente Maria d’Aquino non era moglie di San Tommaso, ma sorella di San Tommaso. Abbiamo corretto. Grazie della segnalazione

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *