“La Grande Bellezza” trionfa nella notte degli Oscar – un film davvero “straniero” per l’Italia

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Le speranze si sono avverate e lo splendido film “La Grande Bellezza” ha trionfato come miglior film straniero nella notte degli Oscar, svoltasi ieri presso il Dolby Theatre di Los Angeles.

Una grande soddisfazione per un film non così amato in Italia come invece lo è stato all’estero. Ma il mitico protagonista della pellicola, il re dei mondani Jep Gambardella, come avrebbe vissuto un’esperienza forte come la consegna di un Oscar? Proviamo a immaginarlo…

Jep Gambardella ha dovuto prendere un jet privato, in cui ha ospitato tutti i suoi amici intellettualoidi e mondani, per recarsi in serata a Los Angeles. Dopo aver partecipato ad un paio di feste, una a Sunset Boulevard e una a Beverly Hills, si è messo in gingheri come non mai per partecipare all’apoteosi della sua carriera di esteta mondano: la consegna del premio Oscar.

Eh sì; Gambardella ha più che altro ammirato lo struscio del red carpet, in cui ha fatto la sua figura, perfettamente a suo agio con una nuova giacca nera piena di lustrini, acquistata per l’occasione. Poi, in verità, ha preferito rimanere sul red carpet a intrattenersi con varie modelle ed attrici, con cui ha deciso di organizzare una tournee di feste sul suolo americano. Anche perchè forse in America verrà più apprezzato che in Italia.

Così, alla consegna dell’Oscar, ha preferito lasciare il posto al più sobrio, ma ugualmente geniale Toni Servillo, che di tanto in tanto utilizza come sua controfigura…

Scherzi a parte, “La Grande Bellezza” ha trionfato meritatamente. Toni Servillo e Paolo Sorrentino sono due meravigliosi protagonisti del cinema italiano contemporaneo; due campani dal talento eccezionale, che non hanno avuto paura di allargare i propri orizzonti, sicuri dei contenuti eccellenti che avevano da portare al mondo.

Così nella serata del Kodak Theatre, quando in Italia era notte fonda, è stata aperta la fatidica busta e come miglior film “straniero” è stato proclamato “The Great Beauty”.

A ritirare l’ambita statuetta degli Oscar sono saliti proprio il regista ed il suo attore preferito (hanno lavorato insieme anche nei primi due film di Sorrentino, “L’uomo in più” e “Le conseguenze dell’amore”).

Sorrentino, piuttosto emozionato sul palco più celebre del mondo, ha dichiarato – “Grazie all’Academy, grazie a Toni e a tutti gli attori, i produttori e alle mie fonti di ispirazione: Talking Heads, Federico Fellini, Martin Scorsese e Diego Armando Maradona. Grazie alle città di Roma e di Napoli. Ringrazio la mia grande bellezza, Daniela, Anna e Carlo (Daniela D’Antonio è la moglie del regista, Anna e Carlo i due figli della coppia, n.d.r.). Grazie a mio fratello Marco, a mia sorella Daniela. Questo è per i miei genitori, Sasà e Tina

La dedica effettiva, dunque, dopo i vari ringraziamenti, è per i genitori del regista. Sorrentino li ha persi entrambi all’età di 17 anni, forse anche a causa di quell’immenso dolore ha iniziato ad operare nel mondo del cinema.

A casa del console italiano a Los Angeles vi era una schiera di “tifosi” del film, che hanno seguito la cerimonia in diretta ed hanno esultato al momento della proclamazione: tra i vari, i figli di Sorrentino e i figli di Servillo.

L’Italia così conquista un altro Oscar come miglior film straniero, 15 anni dopo l’affermazione de “La vita è bella” di Roberto Benigni.

Un’opera, “La Grande bellezza”, che descrive con toni decadenti Roma e  la società italiana,  in cui si vive ipocritamente e spietatamente, circondati da una grande bellezza artistica, morale, umana, che diventa sempre più invisibile… Ma Jep Gambardella, il re dei mondani, ha un’intelligenza acuta e sopraffina e non riesce, seppure inconsciamente, a non porsi il problema… il problema che ci sia qualcos’altro di più bello e più profondo che lo circonda… La Grande Bellezza di Roma e dell’umanità vera può risucchiare e coinvolgere anche il peggiore dei mondani…

Un tema, questo, che non poteva essere apprezzato a pieno in Italia, paese alleato con i suoi vizi, che non ha voluto ammettere di rispecchiarsi nel film. E non riesce neanche a scorgere la “Grande Bellezza” che lo circonda. Come, invece, fanno gli stranieri. Ma i veri stranieri in Italia siamo noi Italiani, che non ci appropriamo di quanto è nostro.

Così, dopo la cerimonia, Jep Gambardella nel suo smoking nero con i lustrini è andato via a bordo di una lunghissima limousine, accompagnato da due modelle conosciute in passerella. Ha dichiarato ai giornalisti:

“Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco”. (cit. Jep Gambardella in “La Grande Bellezza”)

La notte degli Oscar ha rispettato i pronostici della vigilia, gli stessi che avevamo anche noi anticipato nell’articolo di due giorni fa.

Come miglior film si è imposto “12 anni schiavo”, epica cavalcata sull’integrazione razziale: la storia (vera) di un uomo di colore di nome Solomon Northrup, che nell’Ottocento fu reso schiavo ingiustamente, lui che era un uomo libero. Film prodotto da Brad Pitt (che è anche nel cast) che dimostra di avere un ottimo intuito come finanziatore di pellicole, dopo la nomination di due anni fa con “Moneyball -L’Arte di vincere”

Oscar come miglior attore, meritatissimo, a Matthew McConaughey, nella parte di uno straziante, ma combattivo ammalato di AIDS in “Dallas Buyers Club”: per entrare nel personaggio è dimagrito in maniera impressionante, ma ha tirato fuori una prestazione sublime, espressiva alla millesima potenza, lontana anni luce dalle interpretazioni molto fisiche, da sex symbol, di precedenti pellicole. Per lo stesso film, altro Oscar (come non protagonista) meritato per Jared Leto, attore e cantante dei 30 seconds to Mars,  nella parte di un travestito ammalato di AIDS, assolutamente eccezionale (oltre che irriconoscibile), ma al contempo commovente e vera. Leto, dopo quest’exploit, dovrà fare accurate scelte artistiche tra la musica e il cinema… E per la stessa pellicola, meritatissima la statuetta come miglior truccatore, che come detto, ha reso irriconoscibili i due protagonisti.

Miglior attrice la splendida Cate Blanchett per “Blue Jasmine”, di Woody Allen, pellicola che sembrava tagliata su misura per lei (ruota tutta intorno al suo personaggio) e per le sue eccezionali doti, espresse praticamente in tutti i film interpretati.

Miglior attrice non protagonista la kenyota Lupita Nyong’o, schiava maltrattata in “12 anni schiavo”, la vera rivelazione di questi 86esimi Academy Awards.

La miglior regia è andata ad Alfonso Cuaròn per “Gravity”, film di fantascienza nettamente sopravvalutato che ha portato a casa ben sei statuette.

Si segnalano altri due Oscar molto meritati per un film nel complesso deludente, “Il grande Gatsby”, ma assolutamente tra i migliori degli ultimi anni in queste categorie: miglior scenografia e migliori costumi. Assolutamente incredibili, come purtroppo non è stato il resto della pellicola.

Interessante il premio alla miglior sceneggiatura originale (ossia pensata direttamente per questo film): vince “Her – Lei”, di Spike Jonze, ambientato in un futuro vicino, ma verosimile, in cui le relazioni umane sono sempre più “digitalizzate”

 

Michele Piastrella

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