Salerno secondo Rai 3: intervista a Marco Hagge, coordinatore della trasmissione “Bellitalia”

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Il 12 ed il 26 aprile, alle 11:00, la nota rubrica del TGR di Rai 3 Bellitalia manderà in onda due puntate dedicate interamente a Salerno e alla sua storia millenaria: la prima avrà per protagonisti i Longobardi del Sud, e le tracce che a Salerno hanno lasciato, come la chiesa altomedievale di Santa Maria de Lama, e l’antico palazzo del principe Arechi, il complesso di San Pietro a Corte, unico esempio di architettura civile longobarda rimasto in Europa; la seconda porrà, invece, l’accento sulla Scuola Medica Salernitana, sui suoi metodi di diagnosi e di cura, e sull’importanza che ha avuto per l’intera cultura occidentale.

I video per i due servizi sono stati girati con la collaborazione del Comune, della Diocesi, e della Soprintendenza, e con il contributo fondamentale del gruppo storico salernitano Gens Langobardorum, che ha “ricreato” la Salerno medievale con allestimenti e abiti storici.

Alla guida della troupe di Rai 3, Marco Hagge, fiorentino purosangue, da quindici anni coordinatore della trasmissione Bellitalia. Citizen Salerno lo ha raggiunto su uno dei set: il portico del duomo.

«Scopo della nostra rubrica è stato, fin dall’inizio, raccontare l’Italia che di solito non si racconta,» evidenzia con schiettezza tutta toscana. «Far conoscere al grande pubblico quell’arte, quella storia, quella cultura e quelle tradizioni del nostro Paese di solito lasciati fuori dai grandi circuiti turistici, e che spesso non conoscono nemmeno gli stessi residenti. Bellitalia, però, non è un programma-documentario per specialisti: noi ci rivolgiamo sì ad un pubblico motivato, ma trasversale, che va dal professore universitario alla casalinga, e lo facciamo abbinando un linguaggio semplice e leggero (e una fotografia molto curata) a informazioni scientificamente esatte. Non è solo una questione di “marketing”, ma di rispetto, verso l’oggetto che si racconta e verso i telespettatori.»

Tutto questo ha avuto un riscontro concreto dal punto di vista della promozione dei vari territori?

«Personalmente sono convinto che il giornalismo abbia un ruolo fondamentale per incoraggiare il turismo e in generale lo sviluppo del territorio, purché nel territorio sia già presente una creatività e una coscienza delle proprie risorse. Certo, se di queste risorse si parla nel modo giusto si suscita interesse da parte del pubblico e il flusso turistico in quel territorio aumenta. Noi ne riceviamo molti riscontri, non solo nei vari premi che Bellitalia ha vinto in questi quindici anni, ma soprattutto dalle numerose e-mail dei telespettatori che ci segnalano questo o quel luogo da visitare, oppure che protestano per l’orario della trasmissione (effettivamente un po’ scomodo per chi lavora il sabato mattina) e reclamano repliche. Per fortuna, ora abbiamo iniziato a inserire man mano le puntate in una pagina tutta nostra all’interno del portale rai.tv, e in più abbiamo anche un nostro blog, frequentatissimo.»

Lei viene da una città d’arte al livello mondiale come Firenze, che ha fatto della valorizzazione dei suoi secoli di bellezza il suo cavallo di battaglia. Cosa manca a Salerno per essere considerata “città d’arte”?

«Bisogna dire che la “tradizione turistica” ha il suo peso, e Firenze ha una tradizione secolare di turismo, a partire dal Grand Tour degli intellettuali del ‘700. Oggi, però, il concetto di “città d’arte” è completamente cambiato: prima c’era un numero limitato di città, quasi tutte al centro-nord, etichettate come “città d’arte”, soprattutto di arte classica o rinascimentale. Oggi si presta attenzione a forme d’arte prima quasi disprezzate, come il barocco napoletano, e questo perché abbiamo imparato a considerare il contesto dell’opera d’arte: un edificio, un affresco o una statua dice qualcosa, e il suo linguaggio va capito. E, particolare non secondario, oggi non ci fermiamo alla città, ma sappiamo ampliare lo sguardo all’intero territorio in cui questa città è collocata, apprezzando anche quel patrimonio immateriale che sono le tradizioni popolari, la gastronomia, la cultura tipica del luogo.

Da questo punto di vista, Salerno ha delle potenzialità enormi, e, secondo me, ha imboccato la strada buona per valorizzarli. Quando la visitai, immediatamente dopo il terremoto del 1980, ricordo un centro storico completamente abbandonato e inaccessibile perché transennato; oggi vedo palazzi barocchi variopinti, iniziative culturali, chiese in cui si può entrare, insomma un centro storico vivo. È essenziale, però, che ciò che è stato fatto venga proseguito senza timidezza, senza complessi di inferiorità, Salerno non ha niente da invidiare in quanto a bellezza. Ciò che è ancora nel degrado e nell’abbandono, come Palazzo San Massimo, dev’essere uno stimolo a proseguire su questa strada, non un pretesto per adagiarsi in complessi di inferiorità.»

Secondo la sua esperienza, quali sono gli aspetti di Salerno che più meritano di essere valorizzati?

«Fondamentalmente due: l’eredità longobarda e la Scuola Medica Salernitana. Sono rimasto sbalordito quando ho saputo che Salerno possiede addirittura un autentico palazzo longobardo ancora in piedi: questo vuol dire che qui la cultura longobarda, al Nord interrotta dalla conquista di Carlo Magno, ha potuto svilupparsi e toccare i suoi vertici. Ed è in questo periodo, tra l’altro, che affonda le sue radici la Scuola Medica Salernitana, forse la più notevole istituzione scientifica del Medioevo. Conoscerla, e conoscere la città in cui è nata attraverso luoghi come i Giardini della Minerva, è molto importante, perché ci aiuta a capire chi siamo.»

Per saperne di più:

Pagina della rubrica TGR Bellitalia;

Blog di Bellitalia;

Sito del gruppo storico Gens Langobardorum.

Un pensiero riguardo “Salerno secondo Rai 3: intervista a Marco Hagge, coordinatore della trasmissione “Bellitalia”

  • 16 aprile 2014 in 15:55
    Permalink

    Ecco, sì, capire chi siamo. La Storia serve (anche, forse soprattutto) a questo.
    Peccato che sia una disciplina così bistrattata.
    A questo punto, ben vengano le trasmissioni divulgative.

    Risposta

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