“Do you speak English?”. Come, prego?

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In un periodo storico in cui la città di Salerno lavora – e non con poca determinazione – per assicurarsi spazio e considerazione all’interno dell’affilato mondo della competizione turistica, divenendo, non di rado, scenario di iniziative e manifestazioni, che dimostrano anche di avere una certa influenza all’attenzione pubblica (“Luci d’artista” in primis), l’usufrutto della lingua inglese – idioma per la comunicazione internazionale – non dovrebbe risuonare come una sorta di “tabù” e non dovrebbe incontrare nessuna forma, lieve o pressante che sia, di ostracismo. Si parla di una lingua che, oramai, ha acquisito ampio spazio nei diversi settori e campi della civiltà umana e che, proprio per questo, costituisce, spesso, una discriminante anche nel mondo del lavoro. Per tali ragioni, appare evidente che una qualsiasi città “aperta” all’arrivo di turisti stranieri debba garantire materiale in inglese e presentare persone con un’adeguata preparazione linguistica.

Abbiamo cercato di comprendere come Salerno si approccia ad un visitatore sia per ciò che concerne l’inglese sia per quanto riguarda il tipo di atteggiamento che a questi può riservare. Ovviamente, si tratta di una “campionatura”, di informazioni ed esperienze acquisite nell’arco di alcune ore e per questo non necessariamente generalizzabili. Ecco quanto raccolto…

 È stata riscontrata una certa difficoltà nel raggiungere, partendo dalla Stazione Ferroviaria, il Duomo di Salerno e ciò non solo per la carenza di segnaletica, o addirittura l’assenza totale di indicazioni in lingua straniera, ma anche per la ristrettezza che alcuni hanno palesato nei confronti della lingua inglese e per la ritrosia e la mancanza di cordialità di qualcuno. Di seguito, si riportano alcune delle dinamiche susseguitesi in quelle ore, cercando di evidenziare quelli che possono essere considerati i punti salienti del tragitto, a partire dai quali possiamo eventualmente tentare, nel solo interesse della nostra città, di interrogarci sul tipo di accoglienza che possiamo serbare.

All’altezza dei binari della Stazione, si può patire un ansioso senso di disorientamento non conoscendo, per niente, il luogo in cui si è giunti; per tale ragione, potrebbe essere utile rivolgersi a qualcuno (anche ad un passante) e chiedere se sia al corrente di un “tourist office” nelle vicinanze. Evidentemente colto di sorpresa dalla domanda in lingua inglese, il signore incontrato ha elargito un “tremante” <<Giù>>, che si è rivelato eloquente solo grazie al gesto con il quale è stato accompagnato. In Piazza Vittorio Veneto, la visione di molti autobus – siano essi in transito o in sosta – accende la possibilità di accedere ai servizi di linea per poter raggiungere, con più facilità, il luogo desiderato: il dipendente di una società del trasporto pubblico, per niente elastico con la lingua inglese, ha cercato di spiegare – con evidenti difficoltà e dopo numerosi farfugliamenti in dialetto – quale linea poter prendere per giungere al Duomo, senza, però, tentare, almeno a grandi linee, di illustrare quale fosse la fermata più vicina al luogo richiesto. Nei dintorni, si trovano negozi di ogni tipo e quelli che potenzialmente potrebbero vendere del materiale in inglese sul Duomo hanno asserito con discutibile fare “ovvio” – dopo lampanti ed estenuanti difficoltà di comprensione – di non averne. Un ragazzo ha assicurato di doversi rivolgere, necessariamente, ad un ufficio informativo che, a detta sua, sarebbe ubicato all’interno della Galleria Apollo, dimostrando un’evidente confusione. Avendo, fino a questo punto, rilevato solo indicazioni sommarie, generali, per niente esaustive e che con l’inglese hanno ben poco a che fare, all’incrocio all’altezza di Piazza XXIV Maggio è apparsa indispensabile la necessità di fermare qualche passante… o meglio, tentare. I dati sono tremendamente affliggenti e, quanto più, deplorevoli: alcuni passanti hanno finto di non ascoltare il timido <<Excuse me>>, proseguendo indifferenti per la loro strada, con un’espressione del viso per niente affabile. Solo una signora intorno ai cinquanta anni si è fermata. Il suo inglese era debole ma sufficientemente comprensibile: ha intavolato una breve e “zoppicante” conversazione, rivelandosi come appassionata viaggiatrice, amante degli Stati Uniti. Ignara che a pochi metri da quel punto fosse presente un ufficio informativo, la donna ha fatto strada verso un’agenzia turistica nelle vicinanze, facendo perdere molto tempo.

Dai primi mesi del 2011, all’interno della Galleria Capitol, che i salernitani conoscono come modesto centro commerciale – che, qualche anno fa, ospitava il cinema da cui ancora oggi prende il nome –, vi è ubicato un Infopoint turistico. In questo ufficio informativo – così come avviene per quello dell’Ente Provinciale per il Turismo di Salerno, situato alle spalle della Villa Comunale – si ritrovano, generalmente, studenti universitari, che svolgono attività di tirocinio extracurriculare o post-laurea. Nelle ore su cui il presente resoconto si basa, due giovani ragazzi hanno adempiuto alle richieste sottoposte con estrema cordialità: non avendo, in quel momento, specifico materiale in inglese hanno provveduto a stampare alcune informazioni da Internet.

La segnaletica è inefficiente in Piazza Portanova: all’imbocco di Via Mercanti s’intravede solo un “indicatore” su cui si legge “Museo Diocesano”. Neanche in questa occasione l’atteggiamento dei passanti ha aiutato: alcuni non si sono neanche fermati. I motivi di taluni comportamenti possono essere tanti (fretta, seccatura, imbarazzo nel non parlare bene la lingua) ma questo modo di fare è davvero scorretto: basterebbe un semplice <<I don’t speak English>>, o comunque un cenno per far comprendere di non saper parlare la lingua, e il tutto si risolverebbe in modo diplomatico, evitando così di figurare come persone indelicate e grossolane. Un ragazzo intorno ai venti anni, pur palesando spiccata “inimicizia” nei confronti della lingua di Dickens, si è fermato ma la sua cordialità di certo non è stata utile… sì, perché sulla cartina che gli è stata esibita al posto di evidenziare il Duomo ha cerchiato la Chiesa di San Giorgio.

Al Duomo, si sa, non c’è una guida che accolga ed accompagni i visitatori e, per questo, palesando un indiscutibile stato di disorientamento, molti di essi optano per una visita superficiale e, spesso, fugace. Accade, però, per un colpo di fortuna, che ci si imbatta in un turista ben informato: nel giorno su cui si basa il presente resoconto, un signore – un docente d’inglese di origini calabresi, in visita a Salerno con la sua famiglia – dispensava indicazioni sull’edificio; ha parlato (ed anche con una certa precisione) della sua data di costruzione, dell’influsso arabo del Campanile e, in breve, della sua storia. Le informazioni non erano tante ma sicuramente esaustive: era ciò che un qualsiasi visitatore potrebbe aspettarsi… con la differenza, però, di apprenderle da un cittadino e non da un altro “ospite” .

Una breve digressione presso la Villa Comunale può facilmente condurre all’Infopoint dell’Ente Provinciale per il Turismo di Salerno ma, stranamente, non tutti i residenti della zona lo conoscono. All’interno si riesce a reperire un po’ di documentazione in inglese, anche in fotocopia. Il materiale è interessante in quanto si ritrovano anche (brevi) informazioni aggiuntive rispetto a quanto richiesto: diversi itinerari ed anche alcune indicazioni sulla Scuola Medica Salernitana… un modo per incitare ed invogliare, in un certo senso, un visitatore a scoprire anche altri “angoli” della città. Dalla documentazione reperita, alcune brevi informazioni in inglese sul Duomo sono riportate sul retro di una piccola piantina della città di Salerno, su cui si possono trovare anche sommarie descrizioni di altri siti ed edifici, tra cui il Castello Arechi. Ai piedi della descrizione del Duomo, si legge: <<Guided tours are allowed only using radio headsets. For information and bookings: infopointsalerno@virgilio.it.>>. Stando a quanto scritto sul retro della mappa, le visite guidate al Duomo sarebbero previste solo in modo “meccanico”;  l’indirizzo e-mail riportato garantirebbe informazioni e consentirebbe la prenotazione.

Nel resoconto di cui sopra, non sono state riportate – per facilitare la lettura – tutte le dinamiche svoltesi in quelle ore ma vogliamo, in conclusione, accennare (ancora) a due episodi singolari. Nel primo, si parla di un anziano signore incontrato all’ingresso di una struttura ricettiva che, paradossalmente, ha scambiato la parola <<Cathedral>> con <<Cartina>> e che, dopo alcuni secondi, ha concluso, esausto, la conversazione con <<Non ne abbiamo>>. Pur non sapendo quale mansione esercitasse, è (quasi) certo che si trattasse di un dipendente della struttura, altrimenti avrebbe cercato di far capire di non esserlo. Il secondo episodio riguarda la non sufficiente conoscenza da parte di alcuni salernitani delle meraviglie del territorio: qualcuno sembrava ignorare, del tutto, anche i più semplici, basilari aspetti storici del Duomo di Salerno.

Le informazioni raccolte e qui esposte ci inducono a pensare che, forse, pur non versando in una situazione calamitosa, si debba ancora lavorare: Salerno deve categoricamente essere visitabile con facilità da uno straniero (anglofono o meno che sia). È improponibile impiegare un’ora e mezza di tempo per percorrere un tragitto che, volendo esagerare, richiederebbe, al massimo, trenta minuti di cammino: ciò va a discapito di Salerno stessa. Considerando che, in alcuni casi, è ancora, nostro malgrado, un “passaggio” a vicine mete turistiche ben più note (come il Cilento e la Costiera Amalfitana), il far decorrere tempo prezioso tra indicazioni errate e difficoltà di comunicazione impedisce, come è accaduto, ai visitatori di esplorare anche altri siti, altri monumenti della città. Bisogna, quindi, continuare ad impegnarsi e ad adeguarsi ai “tempi” attuali, perché trovare persone in grado di comunicare in lingua inglese non deve essere una sorpresa, un’ eccezione, ma la mera normalità in una realtà che aspira ad acquisire una visibilità che oltrepassi anche i confini nazionali.

Matteo Autuori

2 pensieri riguardo ““Do you speak English?”. Come, prego?

  • 16 aprile 2014 in 19:47
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    Gentile Dr Matteo Autuori , sono un vecchio di 81 anni e, per giunta , ” strada facendo”, ho perso anche buona parte della facoltà di udire. Non mi vergogno dirLe che sono in possesso solo della misera licenza elementare ottenuta subito dopo lo sbarco degli alleati a Salerno. La mia storia è da suscitare la voglia di farne un grande film, ma ora stiamo parlando della lingua inglese e della mancanza di poliglotti nella nostra amata città turistica chiamata SALERNO. Deve sapere che, dopo l’alluvione in questa città del 1953 feci domanda per poter espatriare negli USA, e, con una valigia legata con lo spago partii, ne ’55 per gli Stati Uniti. Amche li ebbi sfortuna perché non avevo ne amici né parenti. Iniziai a fare il lavapiatti, poi, imparando un po’ la lingua iniziai a fare il cameriere di prima classe nei più rinomati alberghi e ristoranti. nel tempo libero leggevo libri e mi preparai da solo per fare l’esame da privatista per sottopormi all’esame per il diploma di scuola superiore presso l’università di New York. Superai felicemente l’esame ed ebbi il fatidico diploma che ancora conservo. Ma d’allora sono trascorsi più di cinquant’anni e il mio inglese l’ho quasi dimenticato. Risiedetti in America solo pochissimi anni , poi, sia per la nostalgia , sia per amore di madre e sia perché stavo perdendo l’udito lasciai l’America e tornai a Salerno. Mi meravigliai che nella città non vi era più la coppia di poliglotti che girava sul corso principale sulla fascia sul petto che indicava la loro conoscenza dell’inglese come accadeva nei tempi del sindaco Menna. Tornai, come dicevo, a Salerno, nella città che mi diede i natali, senza trovare un qualsivoglia lavoro, anche umile, mentre avevo un diploma straniero in tasca e potevo fungere da interprete . Ma niente di tutto questo. rimasi due anni disoccupato, mangiandomi quei quattro soldi che avevo guadagnato in America. Alla fine , dopo mille preamboli, dovetti piegarmi a fare il lavoro di ambulante al mercatino rionale di via Piave. Ma la mia storia è da leggere per capire “l’Odissea” che può capitare ad un uomo, peccato che nessuno se ne cura di leggerla. Cordialità, Alfredo Varriale

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  • 29 settembre 2014 in 8:34
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    Ottimo – per verità, misura e garbo -, l’articolo sul rapporto dei salernitani nei confronti dei turisti stranieri. Abbia un seguito, con decisioni concrete da parte del Comune; anzi , iniziative immediate di risposta. Per esempio: commissionare e sistemare targhe metalliche in lingua inglese. In tantissimi punti. [Fatte le lodi, a Matteo AUTUORI, autore dell’articolo, suggerisco di aggiungere l’apostrofo al penultimo rigo: un (‘) eccezione]. I. F.

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