Caso Crescent: chiuse le indagini 26 indagati tra cui il sindaco De Luca

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Continua la bufera Crescent. Due giorni fa, infatti, la Procura della Repubblica di Salerno ha chiuso le indagini notificando al sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, e ad altri 25 indagati l’avviso che assegna venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o presentare memorie difensive, prima che gli inquirenti facciano partire la richiesta di rinvio a giudizio.

Gli indagati. Da novembre scorso, quindi, mese in cui venne concessa la proroga delle indagini ai pm Rocco Alfano e Guglielmo Valente, il numero degli indagati è salito a 26. Tra i nomi chiamati in causa rientrano: i dirigenti municipali Luigi Della Greca, Antonio Piscitelli e Aniello Di Mauro. Ed ancora i costruttori Rocco Chechile, coinvolto per quella parte di intervento edilizio che interessava l’ex Jolly Hotel, e Aldo Rainone, imprenditore che sta realizzando la maxi-struttura progettata da Bofill. L’inchiesta vede coinvolta anche la giunta comunale del 2008, il sindaco Vincenzo De Luca e l’ex soprintendente Giuseppe Zampino.

Le minacce. “E’ lei Salustro? Abita in via…? Ha due figli? Se ci tiene non venga più a Salerno”. Il destinatario di questa assurda telefonata fu Corrado Salustro, titolare della ditta Cogefer, che dopo essersi visto aggiudicare l’appalto del Crescent, ne ha subito la revoca dal Comune. Mentre, dopo una sentenza del Consiglio di Stato, l’edificazione del maxi-progetto è spettata all’Ati dei fratelli Rainone. La  Cogefer, in ogni caso, non curante delle minacce ricevute decise di prendere parte all’asta per l’assegnazione dei lavori. E’ ancora misteriosa l’identità dell’uomo che minacciò Salustro nel 2010, ma gli inquirenti hanno ipotizzato che ad alzare la cornetta sia stato Aldo Rainone di Sarno, amministratore unico della Rcm Costruzioni. L’altra nuova accusa spuntata nel caso, è di abuso di ufficio a tre dirigenti comunali che per la Procura hanno restituito alla Cogefer una cauzione illegittima di oltre 1 milione.

Rainone risponde alle accuse. “Rispetto a questa vicenda non posso nascondere la mia personale sensazione: quella di essere di fronte ad un film tra il fantasioso e il romanzesco ora come protagonista ora come spettatore”. E’ questo il primo commento rilasciato dall’amministratore unico della Rcm Costruzioni, che continua: “i protagonisti di questo film ruotano sempre intorno al Crescent che, da importante progetto di riqualificazione, si è trasformato in bersaglio di polemiche spesso pretestuose ed infondate. Dopo che questa estate sono stato io stesso destinatario di una singolare informazione di garanzia, sono rimasto piú che stupito oltre che molto amareggiato dall’invio di un ulteriore avviso di garanzia – aggiuge – questa volta a mio padre, quale amministratore unico della Rcm Costruzioni. E questo non solo  perché l’onestá , la lealtà e la professionalità di mio padre è nota a tutti, ma anche perchè nell’enucleazione contenuta nell’informazione di garanzia, il collegamento tra la presunta minaccia e la figura di mio padre sembra venga desunto dalla sua posizione quale amministratore unico della Rcm capofila dell’Ati RCM/Ritonnaro/Favellato costituita per partecipare alla gara”. E conclude: “Insomma, dal semplice fatto che l’Ati era l’unica contro interessata all’aggiudicazione dei diritti edificatori sembra che derivi automaticamente una presunzione di responsabilità della Rcm, quale capofila, nella persona del suo amministratore. Con questo ovviamente non intendo muovere critiche al lavoro dei magistrati verso il cui operato comunque continuo ad avere piena fiducia, convinto di poterci difendere già in questa fase acquisendo gli atti per verificare eventuali elementi a nostro carico”.

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