Pensione d’invalidità: un’odissea burocratica

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Tocca direttamente la vita di una persona l’invalidità, e quando ti capita, oltre alla beffa del destino negativo, si aggiunge quella di entrare in un mondo poco trasparente dove regna la confusione. Innanzitutto, bisogna armarsi di consapevolezza. lucidità e tenacia per capire cosa fare in queste circostanze e non lasciarsi vincere dalla vulnerabilità e debolezza che feriscono non poco. Fondamentale è la tenuta psicologica per “reggere” la lotta per la propria dignità che dovrà organizzarsi bene perché, in questo settore, la chiarezza non sempre esiste.

Il legislatore, nel corso degli anni, ha emanato tantissime leggi, decreti per disciplinare, con regole certe, l’invalidità ma, in materia sanitaria, anche le regioni hanno competenza e, in ambito regionale, la questione dell’invalidità è gestita dalle ASL e, in questi ultimi anni, l’INPS sta vedendo crescere sempre più il suo potere. Insomma, tutto dipenderebbe da dove si vive e, individuare quali sono i diritti cui si ha accesso quando ti colpisce una certa patologia, non è facile. Il medico di famiglia potrebbe dare chiarimenti, come possono darli i patronati e gli avvocati delle tante associazioni di tutela dei disabili.

La domanda di invalidità può farla chi ha un’età compresa tra i 18 e i 65 anni e non percepisce redditi da lavoro superiore a un certo importo (lo svolgimento di un’attività lavorativa dà diritto, a certe condizioni, all’assegno ordinario di invalidità), all’inps “on line”, cioè dal cittadino munito di PIN (numero di identificazione personale) o dai tanti patronati che svolgono anche questo servizio (a pagamento). Dopo qualche settimana, la persona verrà chiamata a visita davanti a una Commissione sanitaria del Centro medico-legale sita agli uffici INPS del proprio luogo di residenza.

Chi fa questa visita, sicuramente, si rende conto subito, se la patologia glielo consente, di chi ha davanti: un muro freddo con qualche crepa. Quando si hanno patologie genetiche e rare, subito risulta chiara, dopo la delusione, la mancanza di specifica professionalità medica per capire una patologia complessa che non può essere superficialmente visionata in 20 minuti. Sarebbe opportuno munirsi di tanti certificati di diagnosi, prognosi, chirurgie fatte e da fare, redatte su carta da medici specialisti di strutture pubbliche (quelle di medici privati sono sempre rifiutate per il fascicolo invalidità).

Dopo qualche settimana, a casa verrà notificato il verbale di giudizio sull’invalidità. Se la persona ritiene non accettabile quella valutazione, ha tempo 180 giorni per fare ricorso al Tribunale, sempre del luogo di residenza e il giudice prima di emettere sentenza, deve chiedere la consulenza del tecnico, cioè di un medico specialista che farà un’altra visita più dettagliata alla persona.

Insomma, tutto questo iter burocratico, dura un anno, nel migliore dei casi aggravando gli stati di ansia e nervosismo che, oltre all’invalido, aggrediscono anche le persone che gli sono accanto per sostenerlo nelle sue battaglie per la vita. La pensione di invalidità è solo uno dei tanti benefici economici che lo Stato riconosce al cittadino invalido (ora anche allo straniero che ha il permesso di soggiorno da almeno u nanno).

In tempi di crisi come questi, senz’altro possiamo dire che il governo italiano sta prendendo provvedimenti restrittivi in questo settore perché la spesa pubblica sociale si è fatta insostenibile e, quindi la taglia perché i disabili non producono e il loro sostentamento appare inutile. Il problema è politico ed economico perché, sappiamo tutti quali scandali ci sono in questo settore, quali affari sottobanco. Tra Stato e regioni ci sono un sacco di conflitti perché le regioni vogliono avere sempre piu’ autonomia e danno ordini e direttive, sul tema invalidità, che gli enti locali minori non possono non seguire nell’erogazione delle prestazioni agli utenti. Inoltre, abusi di potere, soprusi, corruzioni sono frequenti e il cittadino invalido “onesto” e non raccomandato che non perde il cervello se non gli viene riconosciuto il diritto sociale per il suo handicap, tiene alta la bandiera della speranza concreta per una vita dignitosa nonostante le sue problematiche. L’invalido che si mostra intelligente, non è visto di buon occhio.

Un pensiero riguardo “Pensione d’invalidità: un’odissea burocratica

  • 22 ottobre 2015 in 15:05
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    ma non ti riconoscono nulla,io sono invalido all’80% per carcinoma alla tiroide,non vi elenmco gli scompensi.
    essendo un lavoratore autonomo non ho diritta ad andare in pensione con i 60 anni, solo i dipendenti possono,ma perchè????io non sono invalido come un dipendente?
    allora richiedo l’assegno ordinario di invalidità, ma 80% non è valido, ti applicano delle loro tabelle,che chiaramente tendono a darti pochi punti ,per cui ti attacchi.
    e cone se giochi a briscola e chi vince lo decide il mazziere e non chi ha le carte buone.
    scusate ,dimenticavo ho 61 anni e 41 di contributi
    avanti Savoia!!!!!!!!!!!!

    Risposta

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