Praticanti Commercialista, dura la vita – le testimonianze di giovani salernitani

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Studiare sodo, impegnarsi, ottenere ottimi voti e poi ritrovarsi in uno studio a svolgere mansioni di segreteria senza la minima traccia di un rimborso spese: un triste clichè che rischia di diventare la normalità, accettata in silenzio e di buon grado pur di ultimare il proprio praticantato. Una realtà comune a molte professioni ma che, questa volta, abbiamo scelto di esaminare per quanto riguarda l’ordine dei commercialisti.

In primis il praticantato da dottore commercialista è il più estenuante di tutti, l’unico della durata di ben 3 anni con un esame di stato finale organizzato in tre prove. Ma abbiamo chiesto proprio ai protagonisti di questo iter formativo di raccontarci la loro esperienza.

“Appena laureati si ha la prospettiva di iniziare un periodo di gavetta impegnativo ma immensamente formativo – ci spiega il 27enne salernitano G. S. – quelli che sono più motivati insistono, ma hanno comunque difficoltà economiche da affrontare. Dopo un anno e mezzo o due, per i più fortunati, l’umore si solleva e cominciano ad arrivare dei benefici economici. La prassi dovrebbe essere: all’inizio si fa la pratica gratis o al massimo per 300 euro. Il secondo anno il rimborso sale a 600 euro. Alla fine si arriva a mille euro. Ma, in realtà, a me non è mai successo di arrivare a tali cifre. Sono, ormai, due anni che esercito presso lo studio di un commercialista e il mio rimborso spese non supera mai i 400 euro con una puntualità nel pagamento anche piuttosto discutibile”.

E per le donne, come spesso succede, è ancora più difficile: “Sono commercialista anche se solo da due anni – ci racconta la 30enne salernitana R. A. – lavoro in uno studio grande, non sono associata ne mai lo sarò. Sinceramente la situazione comincia ad andarmi molto stretta nel senso che mi sono accorta che è un mondo di matti, in cui non conta la preparazione (spesso ci sono contabili che sanno molto di più) ma solo l’apparenza. In più il praticantato è sfruttamento allo stato puro: non ti pagano e pretendono che tu sappia le cose, senza dimenticare che la competizione è estenuante. Non di poco peso è il fatto che, se sei donna vuol dire che, intorno ai 30 anni, cominci a pensare ai figli e quindi automaticamente sei fuori”.

Un sistema che non sempre permette di occuparsi di quello che si ama: “nel mio studio ci sono delle figure “storiche” che sono qui da sempre – chiarisce L. S., 28 anni – non sono sempre contenta del mio lavoro, preferirei occuparmi di piu di fiscale. Sto prendendo una seconda laurea in giurisprudenza e sono stata spostata nel settore tribunale (fallimenti, perizie). Non mi esalta: faccio ancora qualche bilancio e qualche dichiarazione ma, rispetto a prima, è poco. Nella mia realtà i capi delegano troppo”.

Per non parlare di chi finisce a fare tutto tranne che il proprio lavoro: “un praticante dottore commercialista dovrebbe partire con la registrazione degli eventi contabili più semplici per arrivare alle cose più complesse come redazione dei bilanci, dichiarazioni dei redditi, valutazione di un’azienda, finanza agevolata, cause tributarie ed operazioni da curatore fallimentare. Il dominus fa un inserimento graduale del praticante. Difficilmente a un praticante all’inizio viene data una pratica da seguire – ci dice il 28enne salernitano M. G. – in realtà io ho iniziato da un annetto e, per ora, mi capita solo di rispondere a telefono, fare normali compiti di segreteria che non toccherebbero a me. In più vengo mandato a sbrigare commissioni inutili, come comprare le sigarette al mio capo e, ad oggi, non ho mai ricevuto un rimborso spese, nemmeno per pagarmi il biglietto dell’autobus”.

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