Un trionfo: “Smetto quando voglio”, del salernitano Sibilia, candidato a 12 David di Donatello

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“Smetto quando voglio”, il film diretto dal salernitano Sydney Sibilia uscito nelle sale a febbraio, ha ricevuto la bellezza di dodici nominations al David di Donatello. Per ringraziare il pubblico, il regista ha girato una divertente scena, il cui video è disponibile su Youtube: la banda, capitanata da Edoardo Leo, è al completo. Leo spiega al gruppo il piano escogitato per rubare i David di Donatello e si lascia scappare:”Così, dopo l’Oscar, pure il David sarà nostro”. “Quale Oscar?”, gli viene chiesto. Leo tira fuori dalla tasca la statuetta d’oro. “Qua c’è scritto La grande bellezza”, lo riprendono i compagni, “ma che hai fatto? L’hai rubato a Sorrentino?”. E Leo non fa una piega:”Sì, vabbè, tanto con un po’ di pasta abrasiva si cancella il nome!”.

Applausi per la nuova trovata di Sibilia, che si appresta a vivere una meritata serata di gala il 10 giugno, su Rai Movie con la conduzione di Paolo Ruffini e Anna Foglietta. Trattandosi di un esordio, sono davvero tante dodici nominations, superiori a quelle di “Allacciate le cinture” di Ferzan Ozpetek, che ne ha undici, e di altri films pur andati bene al botteghino, come “La mafia uccide solo d’estate” di Pif e “La sedia della felicità” dello scomparso Carlo Mazzacurati.

“Smetto quando voglio” è nominato anche nella lista dei cinque migliori film, e si tratta di una grossa soddisfazione che non potrà tradursi in vittoria finale, dato che a contendersi il titolo ci saranno due fantastiche pellicole italiane della stagione trascorsa: “La grande bellezza” e “Il capitale umano” di Paolo Virzì, che ha sorpresa ha una nomination in più di Sorrentino (diciannove candidature contro le diciotto del Premio Oscar). Edoardo Leo è tra i candidati come migliore attore, Sidney Sibilia come regista esordiente e sono ben tre i candidati di questo film come miglior attore non protagonista: Valerio Aprea, Libero De Rienzo e Stefano Fresi. Non resta che attendere i verdetti della cerimonia di premiazione tra poco meno di un mese.

Ripercorriamo la trama del film, invitando chi se lo fosse perso al cinema a vederlo assolutamente: ambientato a Roma, narra la storia di un ricercatore universitario trentasettenne a cui viene negato un assegno di ricerca. Disperato e pressato dalla fidanzata, raduna vecchi amici studiosi e intellettuali (un latinista, un antropologo, un chimico), ridotti a fare i benzinai di notte o i lavapiatti, e li convince a prendere parte ad un piano: sintetizzare una nuova sostanza stupefacente tra quelle non ancora messe al bando dal ministero, dunque al limite della legalità, e vendere nelle discoteche questa sostanza, al fine di fare finalmente soldi. Il progetto avrà successo, ma porterà con sé tanti guai ed imprevisti. Si tratta di un film che parla della precarietà, ma senza piangersi addosso e senza scadere nella demagogia, ed è vivace, senza cadute di ritmo, ben orchestrato e con gli attori ben diretti. Le inquadrature, i colori e la fotografia rimandano al cinema americano, tanto amato da Sibilia. Emblematico è lo slogan della locandina e del trailer: “Meglio ricercati che ricercatori”.

Paolo Di Mauro

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