Hy Solar Kit, dall’Università di Salerno parte il progetto dell’auto ad energia solare

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Il sogno di un’ automobile che si trasforma in una vettura ecologica funzionante ad energia solare, riducendo così sia i consumi che l’inquinamento atmosferico: una realtà che si sta realizzando grazie all’impegno di sviluppatori e ingegneri del nostro territorio. Hy Solar Kit è un progetto nato da un gruppo di ricercatori che lavorano presso eProLab (Energy and Propulsion Laboratory) del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Salerno, guidati dal professor Gianfranco Rizzo, ordinario di Macchine e Sistemi Energetici presso l’Università di Salerno. Il progetto, concepito nel 2006, sta facendo passi importanti e dopo la realizzazione del primo prototipo di Kit per automobili ora entra nella fase che condurrà alla commercializzazione sul mercato internazionale del brevetto. Per passare allo step di industrializzazione del prototipo 2.0 è partita dal 15 maggio una raccolta fondi online (aperta recentemente tramite la pubblicazione su un portale di “Crownfunding” all’indirizzo web http://www.eppela.com/ita/projects/791/hy-solar-kit/) per cui nelle prossime settimane sarà possibile partecipare al progetto supportandolo economicamente. Per saperne di più abbiamo incontrato il professor Gianfranco Rizzo ponendogli alcune domande su Hy Solar Kit.

Quando parte e come si sviluppa l’avventura di questo importante progetto per la mobilità sostenibile?

“Hy Solar Kit è stato brevettato due anni fa, prima con un brevetto italiano e successivamente con estensione europea. Abbiamo fatto una domanda di finanziamento che fortunatamente è stata accettata dal MIUR e abbiamo diviso i fondi tra i due istituti che avevano presentato domanda, ossia il nostro gruppo dell’Università di Salerno e quello dell’Università di Benevento. Alla fine di questo progetto biennale, dopo aver fatto le nostre valutazioni, abbiamo preso i componenti e assemblato il primo prototipo, cominciando a fare le prime prove e abbiamo sperimentato il suo funzionamento. Il progetto sta cominciando ad avere una certa notorietà, anche grazie a questa campagna di raccolta fondi, attirando l’attenzione anche di investitori privati. Il nostro sforzo è quello di candidarci a progetti di livello regionale ed europeo per fare un salto di qualità: il nostro target è sviluppare un prototipo che sia vicino allo stadio di industrializzazione. Questo che abbiamo realizzato oggi è un prototipo funzionante ma che deve ancora superare una serie di step per arrivare a conseguire l’omologazione. Ci stanno chiedendo di metterlo già sulle vetture ma oggi i costi non sarebbero sostenibili”.

In che cosa consiste e come funziona Hy Solar Kit?

“Il prototipo si applica su un’automobile normale a trazione anteriore. Il primo passaggio è quello di fare la cosiddetta “ibridizzazione”, che consiste nel mettere nelle ruote posteriori due motori elettrici integrati nel cerchione. In questo modo le due ruote possono operare sia da trazione attivando il motore elettrico che in modalità frenata elettrica, nel senso che il motore elettrico, funzionando da generatore, frena la vettura recuperando però energia. Oltre a queste due ruote, che dovranno essere collegate con dei supporti al retro-freno, ci deve essere una batteria addizionale, perché la batteria normale della macchina non sarebbe sufficiente: una batteria al Litio, per adesso posizionata nel cofano, potrà in seguito essere posizionata preferibilmente nel ruotino. A questo punto ci vuole un sistema di controllo che piloti le ruote e il nostro brevetto consiste proprio nell’immaginare di pilotare le ruote senza cambiare la centralina del veicolo. Sulle vetture c’è una porta OBD, che è quella utilizzata dai meccanici quando si va a fare il test per il tagliando della vettura, c’è una presa e una macchinetta che misura le prestazioni. Noi usiamo esattamente quella porta, cioè da lì prendiamo i dati e li trasferiamo ad un computer che in futuro diventerà una scheda che sarà messa sul cruscotto con un display che farà da sistema di controllo. I dati esaminati sono la posizione dell’acceleratore, dove gira il veicolo e come prende delle decisioni, se pilotare le ruote, se frenare e che cosa fare, tutto ciò attraverso un algoritmo che è il cuore del progetto, anche perché la sfida è realizzarlo con sistemi semplici ed economici con dei software sviluppati da noi: per adesso girano su personal computer, ma stiamo lavorando per metterli su schede “Arduino”, schede che costeranno poco, circa 30 euro. Poi a questo si aggiungono i pannelli solari. Con le tecnologie dei pannelli solari flessibili, a rendimento abbastanza elevato, perché hanno un rendimento attorno al 18% mentre i pannelli normali sono sul 12-13%, c’è la possibilità di recuperare dell’energia che può essere anche dell’ordine di 1 Kilowatt/ora al giorno. Abbiamo girato un video che spiega in maniera chiara tutto il contenuto del progetto: http://www.youtube.com/watch?v=6FIHz0MX8jA“.

Il progetto ha una forte valenza ecologica e di sviluppo della tecnologia a fini ambientali. In che modo può essere concretamente spendibile a livello di massa?

“Soluzioni come l’ibrido sono fatte appositamente per chi usa l’auto in città. Il vantaggio di questa soluzione è che l’auto resta un’auto normale con tutta l’autonomia e tutte le sue prestazioni, con in più questa soluzione che la rende più performante, diventando una 4×4 con due motori aggiunti che portano anche potenza e affidabilità: quando finisce la benzina posso camminare grazie all’elettricità e il pannello solare mi dà la sicurezza che la batteria non sia mai scarica. A prescindere dal risparmio è anche una questione di coscienza ecologica. In futuro si dovrà collocare questa innovazione tecnologica abbinandola a macchine costruite con materiali più leggeri, passando da un approccio di “sicurezza passiva” ad uno di “sicurezza attiva” con l’elettronica e la sensoristica”.

Quali sono i prossimi obiettivi per lo sviluppo del progetto?

“La nostra idea per lo sviluppo del progetto è quella di allargare il partenariato ad altri soggetti privati importanti, migliorare la sperimentazione ed arrivare ad un prototipo 2.0. Siamo stati contattati da diversi investitori privati italiani ed esteri. Il nostro lavoro sta convergendo nel progetto «Mobidic» (Mobility Digital Center) del Polo Industriale ad Alta Tecnologia sulla Mobilità Sostenibile nel Settore dei Trasporti su Gomma in Campania. La nostra speranza è quella di creare un incubatore come la Silicon Valley in cui le imprese siano attratte e portate ad investire in questi progetti di ricerca universitari. Questo sarebbe molto importante anche per l’occupazione, perché ci sono moltissimi giovani che hanno lavorato e lavorano su questo progetto”.

Luigi Narni Mancinelli

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