David di Donatello: niente premi e delusione per “Smetto quando voglio” del salernitano Sibilia

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Sydney Sibilia, regista salernitano di un film davvero eccellente, ben recitato, girato e sceneggiato alla perfezione (soprattutto se si considera che il cineasta ha solo 27 anni), sicuramente avrà modo di rifarsi in futuro, perchè di talento ne ha da vendere.

“Smetto quando voglio”, il suo primo lungometraggio, non ha ricevuto alcun premio nella 58esima edizione dei “David di Donatello”, la cui cerimonia finale si è svolta questa sera, martedì  10 giugno. Una delusione soprattutto rispetto alle aspettative della vigilia: l’opera del regista salernitano aveva ottenuto ben 12 nominations!

Per festeggiare le numerosissime candidature (alcune delle quali nelle categoria principali), Sibilia aveva elaborato un simpaticissimo video ringraziamento, con il cast al completo del suo film che decideva di compiere un “colpo” e rubare le statuette degli Oscar.

Attendiamo Sibilia al suo secondo film, fermo restando che, a nostro parere, meritava di sicuro almeno tre o quattro David.

La cerimonia del premio italiano del cinema ha esaltato quasi esclusivamente due opere: lo splendido “La Grande Bellezza” (com’era auspicabile e prevedibile), e il bel film di Paolo Virzì “Il capitale umano”, che è riuscito anche a superare, per numero di premi, la pellicola di Sorrentino.

“Il capitale umano” ha vinto il David come miglior film, più altri 8 (tra cui miglior sceneggiatura, miglior attrice protagonista alla splendida Valeria Bruni Tedeschi, miglior attore non protagonista per il bravissimo Fabrizio Gifuni e miglior attrice non protagonista per l’altrettanto brava Valeria Golino). A Paolo Sorrentino il premio per la miglior regia per “La Grande Bellezza”, film che in tutto ha conquistato sette riconoscimenti, tra cui quello, sacrosanto, a Toni Servillo come miglior attore protagonista.

Miglior film dell’Unione Europea, il magnifico “Philomena”, di Stephen Frears con una gigantesca Judi Dench.

Miglior film “straniero” (ovvero extraeuropeo), l’originale e avvincente “Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson

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