AmoR RomA – Fondazione Roma Museo presenta: “Andy Warhol” – Palazzo Cipolla (dal 18/4 al 28/9)

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“Nell’ Essere superiore, mitico (il divo), vengono proiettati una lunga serie di bisogni e desideri non appagabili nel corso della propria vita.” Con queste parole il sociologo e regista cinematografico Edgar Morin mette in risalto i tratti fondamentali di ciò che è conosciuto con il nome di culto del divo nel XX secolo.

Ed è proprio con una serigrafia su tela, tecnica di stampa di tipo permeografico utilizzata negli anni ’60, con cui si apre l’esposizione di 150 delle più importanti opere del padre fondatore della Pop Art Americana, Andrew Warhola, meglio conosciuto con il nome di Andy Warhol.

Il quadro (1965) rappresenta l’attrice Elizabeth Rosemond Taylor, ovverosia Liz Taylor, considerata appunto l’ultima grande diva degli anni d’oro di Hollywood per le sue doti recitative ed il suo fascino singolare.

Come per altri celebri personaggi di cui Warhol ha realizzato i ritratti, anche per Liz sono state create una serie di varianti cromatiche utilizzando sempre la medesima riproduzione.

Ciò a dimostrazione del fatto che l’artista intende comunicare la sua arte non soltanto al singolo individuo collezionista, ma alla società nel suo insieme, sfruttando le scoperte della tecnica e mettendole al servizio della collettività. In sostanza, “voleva fare delle Mona Lisa per tutti.”

La rappresentazione dei personaggi famosi dal mondo della televisione, da quello della politica e del cinema, è motivo principale per la riconoscibilità degli stessi da parte del pubblico-massa, così come lo è anche quello dei prodotti ad alto consumo appartenenti alla seconda metà del secolo scorso.

Ed è sotto quest’ultima categoria che si inserisce “Lattina di Minestra Campbell’s” (1968).

Warhol inizia qui il suo percorso verso la celebrità: da grafico pubblicitario a maestro acclamato della Popular Art.

Notiamo infatti come cambi anche la “grafia”: la linea diventa più spessa e marcata, creando negli oggetti profonde ombre proiettate.

Egli stesso affermò di mangiare la zuppa ogni giorno a pranzo per vent’anni consecutivi. Quindi chi meglio di lui poteva incarnare l’esempio di ciò che erano gli Stati Uniti negli anni sessanta? Con questo linguaggio Andy Warhol utilizza il messaggio della Pop Art trasformandolo in un’industria.

Proseguendo nelle altre sale, tra le varie opere esposte, sento di dovermi soffermare su di una in particolare. “Fiori” è il titolo della stampa serigrafica su tela. Questo quadro desta da subito la mia curiosità: apparentemente semplice il motivo del disegno cela dietro di sé una serie di significati importanti per il genio Warhol.

“La bellezza è ovunque, basta saperla cogliere.” Cogliere sì, come si può cogliere un fiore.

Possiamo quindi affermare che in quest’opera vi sia racchiusa la sintesi della poetica dell’artista.

Ma come accennato poco fa, certamente non è l’unico dei concetti che vuole trasmetterci l’autore. In “Fiori” c’è anche il ricordo della madre defunta, poichè ella, quando era in vita, amava collezionare fiori per l’appunto, di carta pesta.

Warhol cerca di afferrare il bagliore della bellezza che però vede contenere in sé anche la tragedia della morte.

Il tema della morte viene riproposto anche in “12 Sedie elettriche”(1967): Warhol è tanto affascinato dall’inevitabile destino dell’uomo, quanto ne è allo stesso modo impaurito. La morte è certa, insita in ogni riproduzione meccanica, nonostante si tenti di sfuggirle consumando freneticamente tutto ciò che la pubblicità proponga, una sorta di frenesia che faccia dimenticare l’irrevocabile.

Ed è proprio la paura della morte che porterà Warhol a perire nel febbraio del 1987, a seguito di un intervento chirurgico alla cistifellea. Non prima però di aver realizzato “Last Supper” (1986), ispirato all’ “Ultima Cena” di Leonardo Da Vinci.

Qui ritorna la fascinazione di Warhol per le opere di Leonardo ed egli stesso espone l’opera alla sua ultima mostra a Milano, prima di morire, quando ormai la sua fama andava scemando come si offusca pian piano il lume di una candela, lasciando a noi la dote di una serie di insegnamenti per quanto concerne la tecnica e la poetica, dal carico inestimabile.

In futuro ciascuno avrà 15 minuti di fama”, aveva dichiarato il padre della Pop Art Americana qualche anno prima.

Precursore dei tempi, non si sbagliava di certo sul valore effimero della stessa.

E’ fallace, volgare e sciocco cercare la notorietà fosse anche per un quarto d’ora, attraverso strumenti quali i social network o i talent show, questo sembrava dirci una cinquantina di anni fa il mito Andy Warhol.

Elisa Farina

Un pensiero riguardo “AmoR RomA – Fondazione Roma Museo presenta: “Andy Warhol” – Palazzo Cipolla (dal 18/4 al 28/9)

  • 15 giugno 2014 in 17:48
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    In futuro l’autrice di questi articoli avrà’ ben più’ di 15 minuti di fama!! La bellezza non è ovunque! Ciao

    Risposta

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