AmoR Roma – Dal magnifico Aventino, liberi come le rondini de “La Grande Bellezza”

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Fra tutte le ipotesi sulle origini del nome “Aventino”, la mia preferita è quella che fa riferimento al tempio dedicato a Diana, dea protettrice delle donne e custode delle selve e degli animali selvatici, “AB ADVENTU HOMINUM”.

Durante l’epoca romana vi era un “Aventino” vero e proprio, tra il fiume Tevere e la valle in cui nacque il Circo Massimo e un “Aventino minore”. Fu solamente con l’avvento della Repubblica che entrambe le zone vennero riunite in quello che oggi chiamiamo “Aventino”.
Ed è qui che mi trovo, ai piedi dell’altura. Prima di imboccare la via Clivo dei Publicii, immortalo l’enorme cartello stradale che indica il percorso per le quattro basiliche che si spartiscono il colle: S. Anselmo, S. Alessio, S. Sabina ed infine S. Prisca.

frecce art. Aventino

 

Decido di dirigermi verso la penultima elencata, Santa Sabina.
Ed è nel punto in cui via Clivo dei Publicii, prima strada lastricata di Roma, diventa via di S. Sabina dove si trova la Basilica. Costruita nel V secolo è oggi uno dei luoghi principali di culto cattolico del centro storico di Roma, nonché una delle chiese paleocristiane meglio conservate (grazie anche ai numerosi restauri) in assoluto.
Al di là delle inferriate del portico laterale un frate dal saio bianco mi fa cenno di scattare una fotografia senza ritrarlo, imbarazzato dal fatto che fosse al telefono, probabilmente.
Imbarazzo che scompare subito, lasciando posto ad un sorriso compiaciuto e ad un lusingato “grazie”.

chiesa art. Aventino

Ma la Chiesa non è la sola a fare da cornice alla Piazza dedicata al prete che costruì l’abbazia tra il 422 e il 432, Pietro d’Illiria. Come non accorgersi infatti della fontana composta dalla vasca termale romana adorna di due maniglioni a bassorilievo che svolge la funzione di contenitore e del mascherone marmoreo raccolto in una conchiglia, posto sopra, che sputa l’acqua al di sotto dei folti baffi, aggrottando le ciglia.
Ed è proprio la Fonte che mi rimanda alla memoria del film “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino.
E’ mattina presto e Jep Gambardella, reduce dalla festa del suo sessantacinquesimo compleanno, decide di rinfrescarsi il viso attingendo non dalla fonte descritta poc’anzi, bensì da quella affianco.
Nel mentre una novizia lo osserva. Ella è come il mascherone marmoreo al quale Jep non vuole abbeverarsi: simbolo della falsità e della chiusura derivante dai dogmi, ella decide di “uscire” dal gruppo disobbedendo alla Madre Superiora e guarda al protagonista del film quasi ad invidiarlo.
Lui che incarna tutto ciò che è trasgressione e mondanità non ha bisogno di maschere.
E’ ciò che la fanciulla non può essere. Lui non ha bisogno di raccontarsi bugie. E’ così come si presenta, senza false inibizioni, senza bisogno di nascondersi dietro a credenze o a falsi miti.

Il protagonista osserva “da fuori” un mondo che sembra non appartenergli: la Madre Superiora mentre raccoglie i frutti nell’incantevole Giardino degli Aranci viene subito rimpiazzata dall’immagine degli uccelli che volano alti e liberi sopra il cielo di Roma.
Jep è come quelle rondini, vuole ”vivere senza catene” e “senza più perdere tempo a fare cose che non gli va di fare”.
Decido di tornare alla mia realtà: percorro viale Nino Manfredi circondata da alberi di un verde brillante che contrastano decisamente con gli enormi aranci amari che pendono gravitanti sui rami.
E’ il posto più adatto per ritrovare la pace o per allietarsi in compagnia, magari, di un buon libro.
Si respira un’aria distesa e tranquilla ma allo stesso tempo ci si sente pervadere da un brivido di frizzantezza, che dà la giusta spinta per arrivare fino alla fine della Piazza dedicata a Fiorenzo Fiorentini.
E qui sì che il panorama riesce a togliermi il fiato!

panorama Aventino

Accanto a me un povero recita la sua preghiera, chissà se almeno una delle cupole che fanno da sfondo allo scenario sarà in grado di esaudire sue richieste…

Elisa Farina

Un pensiero riguardo “AmoR Roma – Dal magnifico Aventino, liberi come le rondini de “La Grande Bellezza”

  • 21 giugno 2014 in 11:00
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    C’e’ chi rimane incollato a Citizen Salerno per leggere gli scriti di questa ottima Elisa…

    Risposta

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