AmoR RomA – La statua chiacchierona di Pasquino, espressione dell’animo satirico romano

Sharing is caring!

“ Che ti dicevo, Cornacchia? Il popolo fa finta di dormire..Ma la sua voce è questo chiacchierone di pietra: da quattro secoli sempre lui, Pasquino.”
In questa sentenza, estrapolata alla pellicola “Nell’anno del Signore” (1969), è racchiuso il significato proprio della statua parlante più celebre di Roma, Pasquino per l’appunto.

Divenuta figura emblematica tra il sedicesimo e il diciannovesimo secolo, essa raccoglie le cosiddette “pasquinate”, fogli contenenti satire in versi dirette a pungere anonimamente i personaggi pubblici più importanti.
Quella che è forse una delle migliori espressioni dell’animo satirico propriamente romano, rivolto all’insolenza nei confronti del potere e alle sue più vuote ostentazioni, non a caso nasce nell’epoca pontificia, come espressione del malcontento popolare.
Ed è sullo sfondo di questo scenario che si snoda la trama del film di Luigi Magni citato poc’anzi.

 

Roma, 1825: è in corso il pontificato di Leone XII, che, servendosi di uno stato di polizia e del cardinale Rivarola, attua una politica severa e tradizionalista, capace di reprimere qualsiasi forma di libertà individuale.

“Vedendo il papa in soglio un forestiero domandò: ‘E’ questo il Santo Padre, non è vero?’ Ma il Capitan dei Svizzeri che udì, rispose: ‘Santo no, ma Padre sì!”
Questa pasquinata, dedicata proprio a Leone XII, porta a galla un pettegolezzo che voleva il papa ex-amante di un Capitano delle Guardie Svizzere, gettando un’ombra un po’ sinistra sull’Istituzione Ecclesiastica in tutto il suo complesso.

Così come gli ebrei sono costretti a vivere rinchiusi nel Ghetto,continuamente umiliati da forzati tentativi di conversione, anche i carbonari svolgono le loro riunioni nella più totale segretezza, auspicando che una rivoluzione popolare possa portare ad una nuova realtà istituzionale.
Nonostante il malcontento generale, Pasquino, personificato da Nino Manfredi, continua a “parlare” affiggendo anonimamente sulla statua scritti ironici e duramente critici nei confronti del governo dei preti infami.
Cornacchia, ovverosia Nino Manfredi, è sul punto di rivelare al cardinal Rivarola la sua vera identità in cambio della vita dei due carbonari, Leonida Montanari e Angelo Targhini (condannati alla ghigliottina per avere tentato di giustiziare un loro compagno traditore), quando il Cardinale gli dimostra che le due punizioni non possono essere barattate, servono infatti per mantenere l’ordine pubblico e quello nello Stato Pontificio.
“Il popolo non vuole la libertà, ma il quieto vivere e ogni tanto qualche diversivo, costituito nella fattispecie da un ghigliottinamento pubblico.”

- Lapide commemorativa dei carbonari Targhini e Montanari, Piazza del Popolo (RM) -
– Lapide commemorativa dei carbonari Targhini e Montanari, Piazza del Popolo (RM) –

 

Ma che fine ha fatto la statua di Pasquino e cosa rappresenta oggi per il popolo della capitale?

Attualmente “la voce del popolo romano” si trova in Piazza di Sant’Egidio, a Trastevere.
Grazie al restauro avvenuto una cinquina di anni fa, è ancora possibile ammirarla ed applicare le tradizionali pasquinate non più direttamente sull’opera, ma su di una bacheca postale affianco.

statua Trastevere

Il nome della statua, le sue origini e ciò che ne rappresenta è rimasto ancor oggi un mistero: tra le varie ipotesi prediligo quella che vede Pasquino indossare le vesti di un artigiano, di un bottegaio o di un ristoratore con il vizio della poesia, che umilmente ma anche astutamente riesce a dar voce, fino ai nostri giorni, all’animo suo pungentemente satirico.
La bellezza della statua tutt’ora è rinnovata con quotidiane pasquinate, legate alla politica, all’attualità, facendo riferimento sia alla Nazione nel suo complesso, che alla realtà locale della Capitale stessa.

“Galan, guasi Caimano,

dice: “Nun ne so gnente!

Co ‘sto tempaccio strano,
si vola la tangente
è corpa der ciclone,
nun ce sta coruzione!”
MOSEassente
Questa recentissima pasquinata intitolata “Tempo Matto” mostra come Galan, all’epoca presidente della Regione Veneto, cerchi goffamente di tirarsi fuori dallo scandalo Mose, parlando per l’appunto di “ciclone giudiziario”.

“Ma allora è facile diventare Pasquino!” Penserete voi.

E di rimando vi cito Nino Manfredi nelle vesti dell’umile Cornacchia-Pasquino :

“Difficile è rimanerce!”

 Elisa Farina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *