AmoR RomA – “Sparuti incostanti sprazzi di bellezza”

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BELLEZZA A INTERMITTENZA

“La famiglia è una bella cosa…”
“Vero, ma io non sono portata per le belle cose.”

Esordisce con questa frase Ramona, figlia di Egidio, caro amico di Jep Gambardella, appena quest’ultimo ha l’opportunità di fare la sua conoscenza in una delle tante serate della movida romana, trovandosi proprio nel night club di via Veneto dove lei lavora.
Tra i due nasce da subito una forte intesa tanto che Jep decide di invitarla ad una delle sue prossime feste esclusive.
E così accade. Durante i festeggiamenti i due assistono ad uno “spettacolo” messo in atto da Carmelina, bimba di appena otto anni, costretta dai genitori ad esibirsi in un Action Painting con la speranza di farla notare a qualche famoso critico d’arte disseminato tra gli ospiti.
Quello di Carmelina è un vero e proprio pianto di disperazione: ogni vernice lanciata dalla piccola sulla tela corrisponde ad un urlo carico di rabbia ed incomprensione. Solamente Ramona sembra cogliere il suo tormento, perchè anche lei come la fanciulla è costretta in un ruolo che non le appartiene.
Così come è solito operare il grande Paolo Sorrentino, facendoci passare dallo spleen più inabissato al più elevato ideale, anche qui, rapidamente e quasi impercettibilmente, ci fa assaggiare  quei famosi “sparuti incostanti sprazzi di bellezza”:
“Ciao Stefano.”
“Ciao Jep.”
“Il catering è molto peggiorato, eh?”
“Roma è molto peggiorata!”
“In maniera verticale.”
“La borsa ce l’hai sempre con te?”
“Sempre.”
“E ti va..?”
Stefano veste gli abiti che indossa Beatrice nella Divina Commedia: egli è la chiave di accesso, in mezzo alle tante che lui stesso possiede dei Palazzi più belli di tutta Roma, per antonomasia, alla bellezza-Paradiso contemplabile a pochi fortunati eletti.
E questa sera i prescelti sono proprio Jep e la sua nuova amica Ramona.
La magnificenza inizia pian piano a svelarsi dinanzi a loro: grazie all’inchino compiuto da Stefano a favore della giusta scelta delle chiavi del portone, i tre possono scorgere, dal buco della serratura, l’eccezionale cupola di San Pietro brillare nella notte.
Una volta entrati a Palazzo c’è Marforio ad accoglierli.

- Statua del Marforio, Musei Capitolini (Palazzo Nuovo), ROMA -
– Statua del Marforio, Musei Capitolini (Palazzo Nuovo), ROMA –

 

E’ curioso come la scelta del regista di collocare una delle più importanti statue parlanti di Roma (dopo Pasquino) sia stata pensata proprio all’inizio del percorso dei tre personaggi, quasi a voler dare loro un cordiale benvenuto e anche a tutti noi, modesti spettatori.

Il cammino prosegue poi verso la Sala degli Imperatori: ad illuminarla c’è solamente il candelabro che premurosamente Stefano ha portato con sé, creando un singolare gioco di chiaro-scuri, fa rivivere lo splendore di una Roma ormai tramontata.
E’ ancor più suggestivo e interessante quando i tre bramosi esploratori si accerchiano all’opera che ritrae Sant’Elena Imperatrice seduta in trono: dapprima viene inquadrata Ramona quasi imbarazzata alla visione della donna che la storia vuole essere stata probabilmente concubina dell’imperatore Costanzo Clorio e madre dell’imperatore Costantino. Poi viene inquadrato Stefano, il quale non se la sente di “dare un giudizio” e con lo sguardo si rivolge a Jep, anch’egli dubbioso nei confronti delle origini della stessa. La particolarità del dialogo che si ha tra la statua marmorea e i suoi tre inquisitori è sicuramente quella di essere un finto-dialogo , silenzioso, che si districa solamente nelle menti del pubblico spettatore e degli stessi attori facenti parte del film.

 

Statua di Flavia Iulia Elena, Musei Capitolini (Sala degli Imperatori), ROMA
Statua di Flavia Iulia Elena, Musei Capitolini (Sala degli Imperatori), ROMA

 

L’iter artistico si conclude con la rappresentazione de “La Fornarina” di Raffaello Sanzio.

L’olio su tavola (1518-1519) ritrae in discreta seminudità la figlia di un fornaio di Trastevere, probabilmente all’epoca amante dello stesso Raffaello. Ella guarda oltre lo spettatore, quasi a voler ricercare l’autore proprio mentre la ritraeva, mantenendo fede al suggello d’amore simbolicamente riprodotto nel bracciale dipintole al braccio destro.

 

-“La Fornarina” di Raffaello Sanzio,olio su tela (85 x 60),Galleria Nazionale d'Arte Antica, ROMA-
-“La Fornarina” di Raffaello Sanzio,olio su tela (85 x 60),Galleria Nazionale d’Arte Antica, ROMA-

Intanto Roma si risveglia, ignara di quanto accaduto, dal buio misterioso della notte: il passaggio rumoroso di un aeroplano ci riporta alla degradante monotonia della routine della vita quotidiana.

Dobbiamo solamente essere grati di aver potuto godere, anche se per pochi attimi, di una così grande bellezza: d’altronde la felicità cos’altro può essere se non un breve istante di piacere che interrompe inaspettatamente la noia, il dolore e la disperazione?
Quel che è affascinante di questa Bellezza, cara Ramona, è che coglie tutti: ha colto anche te, nonostante pensassi ingenuamente “di non essere fatta per le cose belle”; colmando parte delle tue fragilità ti si è insidiata dentro i tuoi dubbi e le tue insicurezze, facendoti sentire, forse per la prima volta nella tua vita, infinita.

Elisa Farina

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