Rifugiati e richiedenti asilo in provincia di Salerno: la situazione dopo lo sbarco

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La situazione dei rifugiati e richiedenti asilo nella provincia di Salerno. Previsti fondi di integrazione a livello nazionale per 35.000 migranti. Intervista a Francesco Esposito, responsabile ufifcio “Migrantes” della diocesi di Teggiano-Policastro.

Dopo lo sbarco al porto di Salerno il primo luglio della nave militare “Etna” con a bordo i 1044 profughi prelevati dai barconi nel mare di Sicilia e il successivo attracco con altri 2000 il 19 luglio, solo una minima parte dei migranti è stata smistata nelle varie comunità di accoglienza presenti in provincia mentre la maggioranza è andata in strutture di altre regioni.

In seguito al primo sbarco in città sono rimasti solo i pochi minori che, dopo un primo periodo di tre giorni presso la Protezione Civile di Salerno, sono stati accolti nella casa famiglia “Dolce sentire” nel centro storico; altri quattro minorenni risiedono presso la comunità “Tavola rotonda” di Fisciano.

Dopo il secondo sbarco della nave “Etna” 75 minori sono stati accompagnati presso la Protezione Civile di Via Carrai a Salerno, in attesa di un loro trasferimento verso le case di accoglienza; non è chiaro quanti giorni debbano rimanere ancora presso una struttura che non risulta molto adeguata per l’ospitalità: ci sono più uffici che stanze adibite alla permanenza, c’è un solo mediatore culturale per decine di minori e si ha costante bisogno di ricambi di vestiario.

La maggioranza dei migranti rimasti in provincia di Salerno è stata collocata in strutture gestite prevalentemente dalla Caritas della diocesi di Teggiano-Policastro. A Sicignano degli Alburni da 30 a 78 migranti sono ospitati dalla Caritas al “Park Hotel”, dove dovrebbero restare per i prossimi 6 mesi: sul luogo sono impegnate le cooperative “Tertium millenium” e “Opera”. Altri comuni della provincia che ospitano i migranti sono Capaccio, Eboli, Ascea, Roscigno, Polla, Palinuro, Montesano sulla Marcellana, Padula, Castel San Giorgio, Sarno, Scafati, Campagna.

Molti migranti che erano in attesa dell’incontro con la Commissione competente per la richiesta di asilo politico sono però fuggiti dai piccoli centri abitati del salernitano: una volta identificati e fatta richiesta di protezione internazionale avrebbero dovuto aspettare l’esito della domanda e il termine del lungo iter amministrativo per poter ottenere lo status di rifugiati.

Gran parte di queste persone, infatti, è approdato in Italia con l’unico obiettivo di raggiungere altri paesi europei, in particolare Francia e Germania.

Gli altri migranti che sono rimasti nelle case di accoglienza sono invece entrati nel progetto SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) gestito da una rete di enti locali che accede ai fondi di inserimento con il supporto di associazioni del terzo settore. Abbiamo ascoltato Francesco Esposito, avvocato, responsabile dell’ufficio “Migrantes” della diocesi di Teggiano-Policastro riguardo la situazione degli sbarchi e l’odissea dei rifugiati: “I migranti approdati nelle ultime settimane in Italia, diversamente dal 2011, non passano più un periodo di stazionamento o detenzione in Libia. Dopo il cambio di regime sono saltati gli accordi internazionali con il paese africano e i migranti giungono direttamente in Italia affrontando questi viaggi disperati con barconi stracolmi a elevato rischio naufragio. Saltato lo sbarramento libico, i richiedenti asilo provengono direttamente da paesi africani come la Nigeria, l’Eritrea, la Somalia, sfuggendo ai conflitti e alle guerre di quelle regioni. Gli ultimi arrivati provengono anche dalla Siria e dal Pakistan. Attualmente non c’è una legge organica che si occupi esclusivamente dei richiedenti asilo. Il sistema SPRAR oggi prevede la gestione di circa 35.000 rifugiati provenienti da zone di guerra. I migranti vogliono prevalentemente andare in Germania, che ha molti più immigrati dell’Italia e viene vista come la meta preferita, in questi giorni molti sono fermi a Milano in attesa di conoscere l’esito della loro situazione e con l’intento di proseguire il viaggio verso l’Europa. C’è anche il dramma dei minori non accompagnati di 14-18 anni per i quali l’Italia non è strutturata per gestire bene l’accoglienza, le case famiglia che li ricevono spesso non hanno mediatori culturali e progetti adeguati di inserimento. Adesso i migranti presenti sul territorio salernitano devono essere ascoltati da una commissione territoriale per richiedenti asilo e attendere l’esito della domanda. Quelli che sono scappati dai centri di accoglienza lo hanno fatto per non essere segnalati perché vogliono andare in Europa. Ci sarebbe per loro la possibilità di ottenere un permesso umanitario temporaneo della durata di un anno, ma le commissioni fanno fatica ad ascoltare tutti i richiedenti. Quando viene negato lo status di rifugiato politico i migranti rimangono sul territorio nazionale e diventano irregolari, spesso affluiscono in zone come ad esempio quella di Castelvolturno in provincia di Caserta dove possono diventare preda della criminalità organizzata”.

La gestione di questi nuovi sbarchi e l’afflusso della nuova immigrazione dai territori di guerra viene affrontata dal nostro paese sempre più con il progetto SPRAR dividendo i migranti in piccole strutture sparse sul territorio nazionale, mentre i grandi centri di accoglienza e detenzione come i CARA e i CIE segnano sempre più il passo avviandosi verso un totale fallimento. In particolare per i CIE, i Centri di Identificazione ed Espulsione, si parla di una possibile diminuzione del periodo di permanenza dei migranti passando dagli attuali diciotto mesi a otto mesi. La previsione dell’utilizzo dei fondi per l’integrazione dello SPRAR è di 35.000 domande di richiedenti asilo, che è anche la media annuale di richieste. Tutte le analisi statistiche sull’immigrazione confermano dei dati in controtendenza rispetto ai segnali di pericolo percepiti nel dibattito conseguente alle migrazioni provenienti dal mediterraneo in cui entra in azione il programma europeo “Frontex” di limitazione agli ingressi nel continente e quello “Mare Nostrum” di intervento nella fascia costiera dell’Italia meridionale. L’immigrazione rappresenta un fattore di crescita per l’intero paese sia in termini di aumento di ricchezza che di ringiovanimento della popolazione, mentre i cittadini immigrati conservano un reddito medio inferiore del 50% rispetto al resto della cittadinanza.

Luigi Narni Mancinelli

Un pensiero riguardo “Rifugiati e richiedenti asilo in provincia di Salerno: la situazione dopo lo sbarco

  • 24 luglio 2014 in 12:32
    Permalink

    E ci sono centinaia di coppie che soffrono per non riuscire ad avere la adozione ! Vergogna!

    Risposta

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