Fondi strutturali europei: un’occasione da non perdere per l’economia del meridione

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Il Rapporto di previsione territoriale del 2014 presentato dello Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel mezzogiorno) disegna una realtà economica drammatica per le regioni meridionali e l’assenza della tanto invocata “ripresa” che dovrebbe portare il paese fuori dalla crisi. Lo scenario proposto dalla ricerca non è incoraggiante: le stime indicano per il 2014 una caduta dell’attività produttiva complessiva nel Sud dello 0,8% a confronto di una variazione positiva nel Centro-Nord dell’1,1% aumentando così ulteriormente il divario che separa le regioni meridionali da quelle settentrionali della penisola. Le politiche economiche di taglio alle spese e di austerità nei conti pubblici determinano ancora un effetto depressivo dell’economia che penalizza in maniera significativa il mezzogiorno. Per il Rapporto “non vi sono elementi, attualmente, in grado di favorire una ripresa ciclica dell’economia di entità apprezzabile, contrariamente a quanto avviene nel resto del paese strutturalmente più capace di agganciare la ripresa estera ed estenderla, poi, anche all’interno”. Dati ancora più drammatici si presentano nella parte dell’analisi riguardante il mercato del lavoro, l’occupazione e la diffusione della povertà nel mezzogiorno d’Italia. Il contesto è sempre quello di una crisi in cui dal 2007 al 2013 il Pil italiano è sceso di 9 punti percentuali e l’occupazione totale si è ridotta del 4 per cento e in termini assoluti sono andati persi ben 950 mila posti di lavoro. “Fra il 2007 ed il 2012, la caduta del potere d’acquisto delle famiglie italiane è stata di 10 punti percentuali, che si è tradotta in una perdita di circa 6 mila Euro (prezzi 2005). A livello individuale, la crisi è costata mediamente 1.664 Euro ad ogni cittadino italiano”. Il dato più sconcertante dell’intero rapporto riguarda però l’aumento esponenziale della povertà nelle regioni meridionali: in termini assoluti, tra il 2007 e il 2012, 760 mila nuove famiglie (quindi milioni di persone) sono passate nell’area della povertà assoluta. Abbiamo chiesto a Rosa Sabato, dirigente USB (Unione Sindacale di Base) di Salerno un parere sulle opportunità di crescita economica che i nostri territori sono chiamati a sfruttare nel prossimo settennato di ricezione dei fondi strutturali europei.

Qual è la situazione dell’utilizzo dei finanziamenti europei nel meridione d’Italia e come si colloca la regione Campania in questa spesa?

I fondi strutturali che l’Unione Europea destina ogni sette anni alle regioni meridionali non vengono mai sfruttati a sufficienza. Nell’ultimo settennato, che si concluderà a dicembre prossimo grazie ad una proroga, la regione Campania ha utilizzato solo il 33% delle somme a disposizione. Di questa percentuale, calcolata su un totale di circa 20 miliardi di euro, ben 200 milioni sono andati alle varie consulenze per la progettazione.

Quali dovrebbero essere le direttrici di investimento per la Campania e il meridione nel suo complesso?

Il nostro obiettivo come sindacato di base è principalmente quello di far spendere di più le regioni del sud, che non utilizzano appieno l’opportunità dei fondi strutturali europei. Vanno aumentati sicuramente i progetti da mettere in campo e da realizzare, ogni forma di collaborazione va sfruttata al massimo. Inoltre occorre intervenire diversamente sui criteri di spesa: ad esempio negli ultimi sette anni la regione Campania ha destinato solo un 21% dei fondi alla coesione sociale, mentre il Lazio (che ha una situazione di povertà meno drammatica di quella campana) ne ha investito il 27%, il massimo possibile in percentuale. La prima cosa che chiediamo alla regione Campania è dunque l’aumento dei fondi per la coesione sociale.

Quali iniziative state mettendo in campo come USB di Salerno?

Abbiamo costituito un gruppo di lavoro specifico sui fondi strutturali europei. Il nostro obiettivo è quello di incidere sulle scelte, che spesso purtroppo sono semplicemente calate dall’alto, decidere quanto spendere, come e per cosa. Un altro esempio di cattiva gestione sono i tanti corsi di preparazione al lavoro finanziati dall’Europa in collaborazione con gli enti locali che non portano nessun aumento dell’occupazione finale. Tanti soldi spesi per zero posti di lavoro. Come USB parteciperemo ai tavoli di partenariato e faremo sentire la voce delle associazioni, dei comitati, dei singoli portatori di interesse che fino ad oggi sono stati esclusi da queste decisioni. È la stessa Unione Europea a sollecitare la partecipazione dei cittadini in queste scelte e dunque faccio un appello perché chi ha interesse in questo settore della progettazione sociale si rivolga presso la nostra sede di Salerno per collaborare con noi e portare il proprio contributo.

Luigi Narni Mancinelli

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