Alla scoperta di un tesoro sottovalutato: il Castello Fienga di Nocera Inferiore

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Il Castello del Parco di Nocera: quanti campani conoscono la sua illustre storia e quanti lo hanno mai visitato?

Eppure, quando ce lo si trova davanti, giunti sulla cima della Collina di Sant’Andrea a Nocera Inferiore, si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un colosso, con l’imponente torre duecentesca che svetta in mezzo a stili del tutto diversi. E invero questo è realmente un colosso, non solo dal punto di vista architettonico, ma anche storico, più volte nell’occhio del ciclone di avvenimenti che coinvolsero non solo la Campania o il Meridione, ma l’Europa intera.

Nato come semplice presidio longobardo a controllo dell’agro nocerino e delle sue ricche rendite agricole alla fine del X secolo, divenne in seguito una delle residenze dei principi di Capua, fra i più potenti vassalli dei re Normanni di Sicilia. E questo fatto diede non poco filo da torcere al castello e al vicino borgo, nel corso del XII secolo: nel 1132 il re Ruggiero II, l’illuminato, il saggio Ruggiero che anche i musulmani definivano il più grande sovrano della terra, li rase al suolo entrambi, per punire il conte Roberto, reo di aver appoggiato il suo cognato e rivale Rainulfo. Il territorio e il castello, poi ricostruito, entrarono così nel demanio reale, e dunque furono anch’essi contesi nella guerra civile che, alla fine del secolo, contrappose Costanza d’Altavilla da una parte, moglie dell’imperatore Enrico VI, e suo nipote Tancredi, che rivendicavano entrambi il Regno di Sicilia. Una volta conquistatolo, l’imperatore si vendicò ferocemente contro tutte le città e i castelli che avevano contrastato i diritti della sua sposa, e anche il castello di Nocera fu assediato e distrutto.

Il momento in cui il castello di Nocera si ritrovò letteralmente al centro dell’Europa, però, fu in età angioina, tra il 1380 e il 1385, in pieno scisma d’Occidente. Papa Urbano VI aveva finalmente trovato il modo di sbarazzarsi della regina di Napoli Giovanna I, che prima lo aveva appoggiato e poi gli aveva voltato le spalle, schierandosi con l’antipapa di Avignone, Clemente VII: la regina, scomunicata, fu letteralmente travolta e gettata in prigione da Carlo di Durazzo, che invase il regno dopo esser stato consacrato re a Roma dal papa con il nome di Carlo III. I rapporti tra i due, però, si guastarono presto, soprattutto nel momento in cui il papa, viste le gravi difficoltà della finanza pontificia trovatasi a far fronte a guerre praticamente in tutta Europa, e in nome del vassallaggio che legava i sovrani del Mezzogiorno al papa da trecento anni, cominciò a pretendere che Carlo gli cedesse feudi e castelli, tra cui quello di Nocera che donò al nipote Francesco; il sovrano tentò di opporsi, ma, per tutta risposta, Urbano, famoso per la sua testa dura, pensò bene di trasferirsi proprio nel castello di Nocera con tutta la sua corte nel giugno del 1384. Da lì, scomunicò re e regina di Napoli e li dichiarò decaduti dal trono; di fronte a questa ennesima provocazione, Carlo inviò un’intera armata ad assediare il pontefice, capitanata da Alberigo, abate di Montecassino e suo nemico giurato. Non solo, arrivò a diffondere un bando ai Nocerini che prometteva una ricompensa di 10.000 fiorini d’oro a chiunque gli avesse consegnato il papa, vivo o morto. Con queste premesse non sorprende affatto che il braccato Urbano vedesse complotti e congiure dietro ogni angolo, e infatti fece imprigionare sei cardinali sospettati di volerlo avvelenare. Se il papa riuscì a scappottarsela fu solo grazie ad un’armata messa in piedi dai Sanseverino, da sempre fedelissimi della tiara, capeggiata dal conte di Nola, Raimondello Orsini, e con ben dieci galee inviate dalla Repubblica di Genova, per dove il 7 luglio si imbarcò.

Quanti nocerini oggi, però, sanno di tutto questo?

In loco è conosciuto soprattutto come Castello Fienga, dal nome dei suoi ultimi proprietari, che lo avevano acquistato dai De Guidobaldi, autori nell’Ottocento di un ampliamento in stile neogotico, tanto in voga all’epoca.

Per far conoscere questa storia dimenticata si è costituita, dal maggio scorso, l’associazione Ridiamo vita al Castello: un gruppo di giovani il cui obiettivo e quello di risvegliare, attraverso visite guidate gratuite, l’attenzione di cittadini e turisti per quello che è il monumento di Nocera.

Ne parliamo con il presidente, Peppe Gambardella.

«Quel che ci ha dato la spinta è stata l’indignazione nel vedere un luogo al centro di importanti vicende storiche praticamente abbandonato a se stesso, o comunque non valorizzato come meriterebbe. La risposta al nostro lavoro è stata ampiamente positiva, tanto che siamo riusciti a far inserire il castello nella lista Luoghi del Cuore indetta dalla FAI».

Inoltre, il 27 luglio scorso, l’associazione ha presentato il suo primo evento, “Una giornata al castello”.

«Tutto questo è stato possibile anche grazie a Comune e Provincia, che si sono dimostrati molto collaborativi, – commenta Peppe Gambardella, – ma soprattutto grazie alla disponibilità e alla collaborazione di vari enti e associazioni come la A.T.S. Torre, che ha garantito il servizio di navetta, e il Club Universo Protezione Civile. Dalle quattro del pomeriggio fino alle sette di sera abbiamo offerto visite guidate al castello, per l’occasione animato dagli allestimenti di artisti, artigiani, e, nella piazza d’arme, dal “villaggio medievale” creato dal gruppo di rievocazione Gens Langobardorum di Salerno, nonché dallo spettacolo degli Sbandieratori e Musici Nocera De’ Pagani. Nella serata, poi, si sono esibiti gruppi di musica popolare, che ci hanno aiutato a mettere l’accento su quello che noi vogliamo valorizzare: la storia e la cultura del nostro territorio; allo stesso scopo abbiamo anche bandito un corso fotografico collegato alla manifestazione. E, per essere stata la prima edizione, possiamo ritenerci soddisfatti.»

Federica Garofalo

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