Antunzmask – musica e parole di un cantautore indipendente e sorprendente

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Antunzmask si propone come cantautore “quasi contemporaneo” che con semplicità vuole proporre la propria visione su quanto vive e lo circonda. Dopo il lunghissimo tour di promozione del suo ultimo album, “Al Mostro”, la settimana scorsa ha proposto il video di “Quarto” (visibile al link https://www.youtube.com/watch?v=aLeD_cdyv8A ) , tratto dallo stesso disco.
Uno degli elementi che più sorprende è la sua totale indipendenza. Infatti suscita molta curiosità vedere in che modo siano vissute le varie fasi di un lavoro del genere, senza il supporto che possono dare altri membri di una propria band. Nel corso dell’intervista, Antunzmask ha rivelato qualche retroscena della sua produzione musicale.

Chi era Antunzmask prima di essere Antunzmask? Suonavi in un gruppo o ti sei subito messo “in proprio”?
A.: Antunzmask è sempre stato Antunzmask, ma prima di essere Antunzmask era il chitarrista e cantante degli Arakìdi, un gruppo punk di S. Maria di Castellabate formatosi nel 2003 e scioltosi nel 2008(!).Dal 2004 ho cominciato a fare pezzi miei in proprio, come solista, e a dicembre compirò 10 anni e pubblicherò sul web il mio primo provino “Solitary Singer Songwriter”: pezzi solo chitarra e voce, in un inglese ingenuo tradotto con il vocabolario delle scuole superiori e registrato con il registratore di suoni. Gli Arakìdi, per quanto mi sia divertito tantissimo a suonarci, era un gruppo automatico. Nel senso che oltre il gruppo ognuno di noi aveva stili di vita diversi e ci trovavamo solo per fare le prove o concerti. A mio parere non era molto bella come cosa, così ho deciso di continuare anche a fare pezzi come solista. Sul finire del 2008, il gruppo, dopo un netto cambio di formazione si è sciolto definitivamente e, facendo 1+1, dal 2009 mi dedico totalmente alla mia produzione come cantautore esaurito.

Le influenze che hai sono disparate. Ciò non toglie che, anziché fare tanti pezzi che “strizzino l’occhio” c a un gruppo di riferimento differente riesci a mantenere uno stile personale in tutta la tua produzione. Il sound che ne risulta è qualcosa di…familiare: i pezzi riescono a memorizzarsi facilmente ed è facile per il pubblico ritrovarsi a canticchiarli. La domanda è: c’è qualcosa di studiato dietro tutto ciò o è una casualità? C’è qualche pezzo costruito in maniera che risulti apposta maggiormente orecchiabile? (Per il salernitano medio “Le strade buie di Pastena” – ascoltabile al link www.youtube.com/watch?v=5q8FV1XRJHw, rimane impresso a prescindere – per le persone che preferiscono un sound più grunge basta seguirti in alcuni live, come ad esempio il Cut Up, visibile al link www.youtube.com/watch?v=OIlBpGEiwbc)
A.: Sono storie che racconto, vere, fasulle, spetta all’ascoltatore capire la sincerità delle parole. Molti pezzi nascono automaticamente, come la penna scrive sull’agenda la mano suona sulla chitarra, non bado alla tecnica. Gli accordi costruiscono un tappeto per le storie e le melodie escono da sole. Son contento quando vedo il pubblico cantare le mie canzoni ai concerti: è come quando all’asilo o alle scuole elementari tutti noi dicevamo le poesie insieme alla maestra, o facevamo la preghiera, perché alla fine sono canzoni semplici, si possono cantare in qualsiasi contesto, anche con una chitarra a 2 corde. Una canzone è una canzone, non è né un comizio, né uno spot pubblicitario, né un parlare velocissimo accompagnato da una chitarra che suona due note o da 3,4 sintetizzatori che fanno sempre la stessa cosa. Mi sentii quasi commosso quando quest’estate, andando verso un falò, dei ragazzi stavano suonando le mie canzoni, e mi ricordo una frase che mi disse Peppe Foresta (Lanavetro), tanti tantianni fa: oggi ai falò si suona Battisti, un domani si suonerà Antunzmask. Ci hai ingarratouagliò!

Formazione live: a volte da solo, a volte in compagnia del tuo versatile batterista/bassista Franco Galato. Da che dipende?
A.: In primis dalla disponibilità dei musicisti. Quando Franco non c’è lo sostituiscono Raffaele Ianni,che è un mio fidatissimo collaboratore e bravissimo batterista e arrangiatore, o Luca Montone, che ha suonato la batteria con me fra 2009 e 2011. Poi dipende dalle location, dallo spazio. Un concerto “intimo” sento di farlo da one man band, suonando chitarra/cassa/charleston/armonica. Sui palchi oltre a portarmi Franco alla batteria facciamo alternare molti bassisti. Inoltre a noi piace sperimentare tantissimo durante i live: ad esempio l’ultima data l’abbiamo fatta con due bassi e un sassofono! Così come nei primi live avevamo addirittura flauto e voce solista femminile. Ci scocciamo di proporre sempre gli stessi concerti e per questo ogni concerto è diverso!

Soltanto un anno dopo Al Mostro (ascoltabile e scaricabile dal profilo bandcamp http://antunzmask.bandcamp.com/album/al-mostro ), è uscito il tuo concept EP “Canzoni detESTATE”. Sebbene si tratti “solo” di cinque pezzirimane un tempo di produzione molto rapido. Qual è il processo cui viene sottoposto un tuo pezzo dopo la prima idea? Scarti molte cose o tendi a prendere come buono un pezzo che sulle prime non sembra “illuminante” per poi migliorarlo fin quando non diviene degno di ep/cd/live?
A.: Di solito compongo o con la chitarra classica e l’armonica o lasciando la chitarra elettrica in feedback e vedere quali sfumature escono. Molte canzoni nascono per gioco, anzi: diciamo che tutte le canzoni di Canzoni detESTATE sono nate per gioco. È stata una trovata allegra per far passare subito l’estate (che ancora non è finita, qui a Santa Maria fa ancora molto caldo), infatti l’EP non è più disponibile su bandcamp. Di solito non scarto niente, il problema più che altro è che aggiungo invece di scartare!

Dalla tua pagina facebook (chiamata appunto “Antunzmask”) si evince che sei un autodidatta a tutto tondo: dalla costruzione dei pezzi alla registrazione dei dischi, alla promozione dei tuoi live. Per molti, questo potrebbe significare rimanere in un campo sconosciuto: invece sei riuscito a suonare in tutta Italia. Bisogna poi considerare che al giorno d’oggi la moda è promuoversi anche sul web, cercando di tenere sotto controllo i più svariati canali tramite cui ci si può pubblicizzare. Qual è il “segreto” di un’autopromozione così efficace? Nel momento in cui vai a proporti al di fuori del salernitano, di questi tempi, credi sia più importante interagire tramite internet o i contatti faccia a faccia restano privilegiati?
A.: La semplicità è la madre dell’importanza. Io non so registrare, non so usare programmi, ho una strumentazione povera, però in quello che faccio ci credo, perché lo faccio nel mio. AL MOSTRO l’ho registrato nel Mio garage e non in quello di qualcun altro, perché mi sentivo a Casa, avevo il mio ambiente, conoscevo i miei spazi. Il disco nuovo invece lo sto registrando nel mio studiolo all’ultimo piano di casa mia, e ripeto sempre A Casa Mia. Da dove nascono le canzoni, dove trovo calore e serenità se non a casa? L’autoproduzione esce automatica, siamo nel 2014 e a far girare la tua musica non ci vuole niente: registri, masterizzi, stampi, distribuisci, spedisci. Internet ha la sua importanza virtuale, e ripeto “virtuale”, puoi far sentire il tuo prodotto ed essere etichettato (cosa che io odio, ma purtroppo oggi è così),incuriosendo così promoter, etichette, gruppi. Ma il pubblico a te sconosciuto, che ritrovi in tutte le regioni, lo sconvolgi con il concerto, e quando alla fine ti riempiono di domande o vogliono comprare il disco, non voglio truffarli, li avviso: “uagliù vedete che il disco suona diverso”. Però, in verità vi dico che il disco nuovo sarà sull’ottica dei live che abbiamo fatto in quest’anno e mezzo. Molti pezzi nuovi li suoniamo già ma il sound sarà molto mooolto diverso!

Ambra Benvenuto

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