Dodecandrea – arte e talento al servizio della musica elettronica e ambient

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Nella sua pagina facebook, “Dodecandrea”  semplicemente afferma che la musica che produce è “aboutnowhere”; non c’è altra informazione per l’ascolto dei suoi brani (in parte ascoltabili e scaricabili dalla sua pagina soundcloud, https://soundcloud.com/dodecandrea) e non si viene a conoscenza del vasto curriculum di questo compositore davvero giovane.
Infatti, oltre a far parte degli Overflash (il cui ep è ascoltabile e scaricabile dal loro profilo bandcamp, overflashband.bandcamp.com/album/overflash-ep) questo artista vanta numerose collaborazioni con altre band della zona, tra i quali i Flowers and Paraffin che hanno affidato a lui il compito di remixare il loro pezzo “Luglio” (uscito qualche giorno fa sulla webzine Dance Like ShaquilleO’Neal e ascoltabile qui: http://www.youtube.com/watch?v=_vKq0dt4Pak).
La musica elettronica, soprattutto quella più popolare, viene quasi sempre ritenuta un genere più semplice da concepire e suonare rispetto ad altri.

In questa intervista, Dodecandrea mostra chiaramente che dietro un ritmo trascinante o un tappeto sonoro che sembra funzionare premendo un tasto, il lavoro c’è e i risultati non sono sempre così scontati o facili da raggiungere.

Innanzitutto: cosa ti ha introdotto all’elettronica?
Penso che Apollo di Brian Eno abbia giocato un ruolo fondamentale per me, ma non posso tralasciare Aphex Twin e i suoi strambi lavori. Come si può capire, il genere che mi piace di più e che mi pongo come obiettivo espressivo è l’ambient, perché si discosta da qualsiasi genere mai sentito prima e, secondo me, si caratterizza completamente su ciò che viene percepito nella maniera più diretta possibile per un povero essere umano.

Generalmente si pensa che per suonare computer music basti scaricare un programma. Qual è una buona strumentazione da cui partire (compreso i programmi)? E, sempre dal punto di vista della produzione musicale, qual è la tua posizione nell’eterno conflitto tra pc e mac?
Effettivamente con le tecnologie che disponiamo oggi può bastare un computer per produrre qualcosa, anche se è davvero interessante il fatto che quasi tutti gli appassionati di questo settore musicale vadano a cercare controlli fisici per questi strumenti software, rendendoli, potremmo dire, più umani. Una buona strumentazione da cui partire potrebbe essere un semplice computer, ma ciò che ho notato è che date le sue infinite possibilità spesso si perde la concezione di quello che si fa e si resta con nient’altro che un pugno di mosche in mano (per farmi capire meglio, un buon paragone sarebbe Internet, in cui è contenuto probabilmente tutta la conoscenza umana ma che dai molti viene usato solo per passare del tempo su Facebook).
Per quanto riguarda la posizione che ho nei confronti di questo dualismo ontologico peggiore di quello tra Platone e Aristotele (ride) sono sinceramente piuttosto indifferente, anche se accosterei i due sistemi a due funzionalità diverse: i pc si usano per produrre musica in studio, data la loro possibilità certamente maggiore di aggiornamento hardware, mentre in situazioni live, dove la latenza è il primo nemico, si preferisce usare postazioni mac, dove i software sono ottimizzati.

Suoni anche la chitarra e in una band (gli Overflash). Da solista hai scelto forme espressive molto differenti. Come mai?
In realtà suono la chitarra nel gruppo per il semplice motivo che è ancora il mio strumento d’elezione, dato che mi accompagna da quando avevo 12 anni. Il mio progetto solista deve poi ancora definirsi, e non posso negare che sarei ben felice di aggiungere membri al progetto. La ricerca interiore che ho da fare su questo argomento è ancora lunga, ma la mia principale intenzione sarebbe comunque quella di dare un aspetto più umano possibile sia alle produzioni musicali che alle relative performance live.

Dalla tua esperienza pensi sia più facile proporsi come gruppo o da solo?
Credo che proporsi in gruppo sia più facile, se non per il motivo che più persone (che si impegnano e che sono produttive) che lavorano insieme riescono a ottimizzare molti processi che richiedono certamente più tempo se si è da soli. È anche vero che però le proprie idee possono essere espresse in pieno solo quando si è da soli, poiché per quanto i tuoi amici o compagni di musica, per quanto possano essere affini a te, non saranno mai te.

Secondo te la musica elettronica potrebbe essere la musica “del futuro”? Pensi che il grande pubblico, la cosiddetta massa, sia pronta ad ascoltare te e altri esponenti di questo genere o c’è ancora molto scetticismo a riguardo?
Questa è una domanda difficile! Non credo che ormai sia più possibile definire un genere musicale come il principale filone di un tempo. La computer music (o meglio l’elaborazione elettronica) è un elemento che in realtà ha già messo forti radici, ed è certamente preponderante nella musica di oggi. Sono certo che le tecnologie che ci sono (e che ci saranno in futuro) saranno sempre fondamentali nella musica. La questione che determina il genere è prettamente umana, ossia l’approccio alle tecnologie. Come ben sappiamo, infatti, con uno stesso strumento elettronico molte persone sono state in grado di proporre produzioni che vanno dall’ambient più etereo all’hard techno. Lo sviluppo tecnico è alienato dalle sue effettive applicazioni, se non per poche eccezioni. È anche vero che comunque molti strumenti sono stati sviluppati da musicisti stessi, ma per soddisfare proprie esigenze. La loro successiva commercializzazione ha dato poi risultati completamente diversi dall’intenzione principale dell’ideatore, ampliando certamente le possibilità di quello strumento ma allontanandolo anche dal suo obbiettivo più umano.

Ambra Benvenuto

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