Il successo di “Una bugia tira l’altra” al Nuovo di Salerno – recensione ed intervista a Nathalie Caldonazzo e Luigi Russo

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Ritmi serrati, dialoghi spediti, ironia interpretativa, supervisione sagace: sono questi gli ingredienti che hanno sancito l’ottimo esito della mise-en-scène della commedia in due atti “Una bugia tira l’altra”, scritta e diretta da Luigi Russo – con protagonisti Gianni Ferreri, Nathalie Caldonazzo e Nicola Canonico –, andata in scena sabato 8 novembre (con replica domenica 9) al Teatro Nuovo di Salerno, che ha registrato il tutto esaurito.

“Una bugia tira l’altra” mette in scena, con toni leggeri e vivaci, che registrano non pochi momenti di distensivo divertimento, la frivolezza che s’annida nell’animo umano nel momento in cui le necessità, le brame individuali soppiantano, spezzandolo, il valore della fiducia che dovrebbe intercorrere nei rapporti interpersonali. Ecco l’intreccio: approfittando dell’assenza, per motivi di lavoro, di sua moglie Barbara (Nathalie Caldonazzo), Giorgio (Nicola Canonico) ogni mercoledì cede in prestito il suo appartamento all’amico Roberto (Gianni Ferreri) per consentirgli di incontrare la sua avvenente e grossolana amante, Jessica (Cecilia Taddei); il “semplice” favore nasconde, in realtà, un inesorabile inganno: l’uomo approfitta della situazione per intrufolarsi, a sua volta, nell’appartamento dell’amico per intrattenersi con sua moglie, Elena (Annalisa Favetti). Le vicende si complicano nel momento in cui Barbara – che viaggia sempre per affari – rientra prima in casa, trovando Roberto in compagnia della giovane donna. Da questo momento le “doppie vite” dei protagonisti verranno duramente messe alla prova, provocando un canzonatorio meccanismo a catena in cui assurde e deboli giustificazioni, strampalate menzogne ed inesorabili equivoci porteranno i personaggi a confrontarsi con i propri errori, le proprie mosse affrettate, le proprie passioni “scorrette”. Alla fine, però, sarà Barbara a stupire gli spettatori: colei che, sin dall’inizio, sembra la “povera” (ma neanche tanto) vittima di tutto questo sistema perverso, si rivela la più “attenta” adultera. L’infedeltà investe tutti, dunque: i rapporti sono instabili perché “instabile” è la serietà di tutti i personaggi. La vicenda prende in toto alcuni dei canoni primordiali di buona parte della tradizione della commedia; la scrittura di Luigi Russo non cade, però, nella rete dell’ovvio: nella sua pièce, gli ingredienti vengono incastonati e mescolati in modo sagace ed accurato.
Molto riusciti alcuni momenti che investono i personaggi di Barbara e Roberto: simpatici i “siparietti” in cui lei, credendolo malato, gli tiene amorevolmente la mano per non farlo affaticare; divertentissima la circostanza in cui, in un concatenarsi di malintesi, Roberto travisa le parole di Barbara sul suo passato da infermiera.
Trattandosi di una storia in cui le vicende adultere si sviluppano in contemporanea, sul palcoscenico – diviso scenicamente in due – è stata riprodotta tanto l’abitazione di Giorgio e Barbara tanto quella di Roberto ed Elena: contemporanea e minimal quella dei primi, più sempliciotta (con un’ orribile parete gialla) e sgargiante quella dei secondi. I due ambienti “compartono”, sulla scena, il medesimo divano bianco sul quale avvengono le ripetute seduzioni; riuscitissima, tra queste, quella (“legittima”) tra Barbara e Giorgio, illuminata da un solo faro rosso. La regia ci “catapulta” (continuamente) da un lato all’altro del palcoscenico, e quindi da una casa all’altra, mediante l’ausilio di semplici musichette, a volte sostenute da qualche cambio di luce. L’interconnessione e il parallelismo temporale dei fatti consentono, inoltre, la visione, tra un’abitazione e l’altra, di tutte le reazioni e degli annessi movimenti, movimenti che funzionano anche molto bene: rapidi, incalzanti, talvolta sincronici, sempre accorti e mai sproporzionati.
IL CAST – Naturalissima ed encomiabile l’interpretazione di Gianni Ferreri, splendido nella sua espressività; l’attore ha insaporito alcune sue battute con accento napoletano, contribuendo a renderlo ancora più “immediato” alla platea. Più composta la recitazione di Nicola Canonico, divertentissimo nei momenti di “piena nevrosi”. Ricca di temperamento l’interpretazione di Nathalie Caldonazzo, sempre elegantissima nelle sue movenze, che ben ha reso i caratteri di tenacia e scaltrezza di Barbara; <<Mi piace che, alla fine, sia la più furba di tutti>> ha risposto l’attrice ad una mia domanda a fine spettacolo. La natura di questo personaggio si è perfettamente “scontrata” con l’immagine, allegra e chiassosa, “dell’altra moglie”, la Elena di Annalisa Favetti. Trascinante, spontanea e bravissima Cecilia Taddei nell’impersonare la “tamarra” Jessica.
In una mia intervista, Luigi Russo ha parlato dell’idea di questo spettacolo: <<Amo il teatro inglese>> ha esordito; <<alcuni autori come Ray Cooney sono punti di riferimento>>. Il regista ha unito perfettamente quel tipo di impostazione – che si sostiene per il susseguirsi di intralci nell’evoluzione delle vicende – alla comicità “nostrana”. Dalle sue parole si percepisce anche un rapporto simbiotico con i suoi attori: <<Questo è uno spettacolo di “situazione”: abbiamo giocato a fondere l’equivoco con battute nate anche durante le prove e che funzionano di volta in volta. Gianni, ad esempio, ha la battuta efficace ed è anche molto propositivo>> ha dichiarato. Visibilmente soddisfatta Nathalie Caldonazzo, che esprime anche stima per la nostra tradizione teatrale: <<Il pubblico campano è predisposto nonostante la sua “severità”… è difficile convincerlo vista la bravura dei suoi attori>>.
Ho approfittato della presenza del regista e dell’attrice per fare anche qualche domanda sul teatro al giorno d’oggi. Sul rapporto tra il pubblico e l’arte teatrale, Nathalie Caldonazzo è molto positiva: <<Sento una rinascita: la gente ha bisogno di cose vere; rispetto al cinema, l’emozione che ti dà l’attore da vicino è tutt’altro>>. Per ciò che concerne la situazione attuale del teatro in Italia, Luigi Russo non nasconde un filino di rabbia per il non sempre concreto sostegno alla cultura: <<La situazione è difficile: i teatri chiudono, si fatica molto. Quando vengono fatti dei tagli, la cultura è penalizzata… e non dovrebbe essere così visto che la cultura è la base della civiltà>>. In ultima battuta, il regista sottolinea: <<Solo la “sana follia”, la passione, ti permette di non cedere alle difficoltà>>; in questa ottica, tra questi “sani”, efficientissimi, “folli” si include anche il bravo ed appassionato Nicola Canonico che della commedia è anche produttore con la sua “Good Mood” (associazione culturale, con sede a Roma, che produce spettacoli già da qualche anno), perché investire nell’arte, anche in quella teatrale, di questi tempi, è soprattutto un atto d’amore, la dimostrazione di una sconfinata passione, che, per fortuna, nonostante le difficoltà, continua a sfornare spettacoli, opere anche ben confezionate come questa.
“Una bugia tira l’altra” – che tra alcuni giorni toccherà anche altre realtà campane (Castellammare di Stabia e Pagani) – è una commedia dai toni garbati e dai meccanismi interessanti, che non pretende di insegnare nulla, se non sottolineare e ricordare che alla base di ogni rapporto acerbo ci sono sempre e solo egoismo e superficialità.

Matteo Autuori

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