I Picarielli – un’esplosione di musiche, strumenti e danze popolari della migliore tradizione

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I Picarielli sono sin dal 2004 un’importante realtà della musica popolare. Partono da Salerno ma riescono a diffondersi in tutta la penisola proponendo sia classici del loro genere, sia inediti – questi ultimi consolidati sia in un primo cd, Intro (2011), che nella loro ultima uscita “Pass’o Tiempo” (maggio 2014), di cui possiamo ascoltare qualche estratto dal loro sito ufficiale www.picarielli.com. Questo gruppo non offre soltanto la possibilità di approfondire un certo tipo di musica, ma è una vera e propria associazione culturale che propone corsi di ballo popolare (tamurriata, pizzica, tarantelle) e strumento (tamorra), come si evince dalla loro pagina facebook ufficiale “Picarielli piccola compagnia di musica popolare”. Oltre ad ascoltarli online potremo vederli in numerose date: la prossima li vede protagonisti, insieme ad altre due formazioni di musica popolare – le Sette Bocche e Le Ninfe della Tamorra – alla serata “La battaglia delle tamorre” presso il Teatro Nuovo di Salerno il 28 novembre: un invito a prendere parte ad una realtà relegata ingiustamente e troppo spesso solamente ad alcuni scenari.

Siete una formazione costituita di tanti amici, come voi stessi ribadite più volte nella vostra biografia: qual è il segreto per mantenere una solida formazione negli anni, pur essendo tante teste diverse?
Naturalmente anche noi, come tutti, viviamo i nostri disaccordi. Cerchiamo di superarli confrontandoci sempre, ma il segreto è dato anche dal fatto che all’interno del gruppo stesso vi è uno zoccolo duro che negli anni ha perseguito un obiettivo, condividendo determinati progetti e, a tale scopo, coinvolgendo altre persone con cui si sono creati rapporti di stima e amicizia. Non abbiamo mai cercato il cosiddetto turnista, ma sempre persone che in vario modo si appassionassero al progetto Picarielli.

Il vostro è un progetto musicale ma anche, più ampiamente, culturale. Che tipo di risposte avete dal pubblico? Riuscite a coinvolgerlo anche con i vostri inediti?
Il pubblico è la nostra forza. Fortunatamente c’è un buon seguito di appassionati che in linea generale ci supporta e ciò si verifica anche nelle iniziative organizzate, come ad esempio il folk festival che per 3 anni abbiamo organizzato a Campagna e i numerosi stage di ballo e strumento, con musicisti che hanno portato la loro musica e la loro tradizione: dalla pizzica salentina al salterello marchigiano, tarantella calabrese del Gargano e così via…
Per quanto riguarda gli inediti credo siano un giusto mix per l’ascolto e per ballare: questo era il nostro intento e alle serate la nostra soddisfazione è vedere alcuni canticchiarle, altri ballare.

Essendo il vostro progetto di stampo campano, che risposta avete ricevuto dal pubblico di altre zone italiane durante le vostre esibizioni?
In oltre 10 anni abbiamo girato abbastanza la nostra penisola e il riscontro è sempre positivo, alle persone piacciono i nostri ritmi, non solo quelli campani, ma in generale tutti quelli di matrice popolare del nostro Sud: segno forse che la nostra musica piace e meriterebbe più spazio in radio, tv e anche dagli addetti ai lavori.

Il vostro punto di partenza è stato il folk e la musica popolare. Nella produzione di brani inediti cosa vi proponete come punto d’arrivo? Volete aggiungere qualcosa di particolare al vostro genere di partenza o rimanere “fedeli”?
Fare degli inediti è stato un punto cui siamo giunti dopo un lungo percorso musicale, la nostra ambizione/sogno è quella di lasciare un piccola traccia nel mondo della musica popolare, realizzando brani che non siano troppo artificiosi, ma semplici ed energici e che soprattutto lascino sempre spazio al ballo, in quanto parte vitale e tradizionale della nostra musica… Per intenderci: nel nostro spettacolo ci sarà sempre spazio per una tammurriata, che rappresenta l’inizio della nostra storia e come tale rimarrà sempre un punto di riferimento nella nostra musica.

Cosa consigliate a chi vuole iniziare musica popolare? Che tipo di formazione conviene intraprendere?
Dare un consiglio non è cosa facile … credo che fondamentale sia la consapevolezza di ciò che si suona, per un musicista è operazione semplice suonare dei brani tradizionali, ma credo che una conoscenza totale dei personaggi, dei luoghi dove questa musica si è mantenuta viva sia alla base dell’amore che si avverte per la musica popolare: a tal riguardo la Campania e la Calabria sono le regioni dove ci sono più eventi nei quali ancora si suona in maniera spontanea, proprio per questo la formazione musicale può essere fatta sul campo. Infine rubo una frase di un grande costruttore di tamburi, nonché voce e custode di storie della nostra tradizione, Antonio Esposito detto Tonino ‘o stoc: “Prima di imparare a cantare e suonare imparare i sani valore dell’ umiltà e del rispetto”.

Ambra Benvenuto

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