Le Sette Bocche: dalla sorgente pura della musica popolare, una cascata di folklore e passione

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La formazione delle Sette Bocche definisce il proprio genere come qualcosa tra folklore, tradizione, divertimento ma anche passione e magia. Sulla loro pagina facebook “Sette Bocche”, scopriamo che la tradizione è presente già nel loro nome, ispirato da “una sorgente naturale situata sulle colline tra Giffoni e Faiano, la cui l’acqua sgorga da sette punti ravvicinati. Una leggenda racconta che da ogni bocca l’acqua esca con un sapore diverso”. Sette personalità diverse danno vita a un progetto unitario, capace di cambiare e crescere insieme, mantenendo intatti i propri obiettivi.
Quest’anno, dopo dieci anni di attività, le Sette Bocche propongono il loro primo doppio CD, “Simm sett’ott’ ‘e nuje” (di cui possiamo ascoltare “Rancio e mosca” al link youtube http://www.youtube.com/watch?v=n4zZMqlwI30), in vendita anche su iTunes. Il disco propone materiale folk appartenente all’area geografica tra l’Agro nocerino, il Cilento e i Picentini. Oltre alla musica, si viene a contatto col frutto di un’accurata ricerca, effettuata con il Sistema Turistico Locale dei Picentini sotto la guida del Prof. Paolo Apolito: inizialmente doveva addirittura trattarsi di un lavoro esclusivamente documentaristico. I risultati delle accurate ricerche delle Sette Bocche sono visibili alla sezione “discografia” del loro sito ufficiale www.settebocche.it, dove i brani sono presentati con una breve introduzione e corredati di testo.
Le prossime date in cui sarà possibile vedere le Sette Bocche all’opera sono il 20 novembre al Brighton Rock Pub di Battipaglia e il 29 novembre presso il Teatro Nuovo di Salerno, protagonisti insieme ai Picarielli e alle Ninfe della Tamorra de “La Battaglia delle Tamorre”.

Dal vostro promo su youtube, “Il meglio delle Sette Bocche” (visibile al link www.youtube.com/watch?v=FGTvpMgxKlg), possiamo vedere che oltre alla musica offrite un vero e proprio spettacolo: i balli sono provati in sala prove con voi oppure si sviluppano in separata sede per poi armonizzarsi successivamente dal vivo?
Dobbiamo confessare che oltre a non provare i balli non proviamo proprio nulla anticipatamente. Diciamo pure che noi non proviamo affatto. Se qualcosa di armonioso accade durante i nostri spettacoli questo succede solo perché c’è armonia e complicità tra di noi e con il pubblico. Le danze che accompagnano i nostri spettacoli lasciano ampio spazio all’improvvisazione dei ballerini così come la musica e le “gag” che sono assolutamente spontanee. Ogni spettacolo è diverso perché il pubblico è diverso.
Gli strumenti della vostra formazione sono molti: secondo voi da cosa parte la costruzione di un buon brano di musica popolare? Qual è, nel vostro caso, lo strumento che costituisce il nucleo vero e proprio di una vostra composizione?
Per costruire una canzone noi partiamo sempre da una storia, anche in un brano strumentale che non usa parole ci deve essere una storia da raccontare e un’emozione da condividere. L’unico vero strumento per costruire una canzone, una composizione o una piccola melodia è l’emozione che deve essere la più vera possibile. L’eventuale bontà di un brano poi sarà a giudizio di chi ascolta.
Dal vostro sito ufficiale possiamo leggere la descrizione dettagliata e ragionata di vari brani che possiamo ascoltare. Quindi, se prima abbiamo visto la musica collegata alla danza, ora possiamo vedere come tramite il repertorio musicale si possa giungere agevolmente ad approfondire contenuti culturali del nostro territorio. Come avviene questo collegamento? Si parte dalla musica come fonte di ricerca o si viene prima a conoscenza “del fatto” per poi costruirci su una composizione? Mediamente, quanto tempo prende una ricerca del genere?
Nel suo libro “Le sorgenti della musica: introduzione all’etnomusicologia” Curt Sachs scrive “…gli uomini più civilizzati sono diventati uditori voraci ma non ascoltano più, usando il suono articolato come una specie di droga, abbiamo dimenticato di esigere significato e valore in ciò che ascoltiamo. Nella musica primitiva, al contrario, significato e valore sono qualità della massima importanza…”. Secondo noi nella musica popolare in generale e per i brani più tradizionali è impensabile dividere contenuto, forma e valore. Dieci anni fa abbiamo avviato una ricerca “sul campo” che ad oggi non è ancora conclusa. Parte di questa ricerca è presente nel nostro CD “Simm sett’ ott’ e nuje” che dietro un titolo così scanzonato nasconde un profondo interesse per il mondo arcaico e la sua cultura. Inoltre, nel CD ci sono brani d’autore che abbiamo scritto e che sono nati dopo i fatti in essi raccontati: è il caso della canzone “San Nicola Varco”, che racconta dello sgombero dell’omonimo polo agro alimentare nella piana del Sele.
Dalla vostra pagina facebook (“Sette Bocche”) leggiamo che vi proponete nel vostro modo di essere e nella vostra trasparenza sia a chi vi guarda da subito con un certo coinvolgimento, sia a chi vi osserva in modo scettico. Qual è il vostro rapporto col pubblico? In quali ambienti riscontrate più successo? Secondo voi, tra i “giovani d’oggi” come viene visto il genere che proponete?
Noi facciamo ridere. In parte per come suoniamo e intratteniamo il pubblico e in altra parte perché le tarantelle provocano un inspiegabile stato di benessere generale. La nostra musica è di immediato impatto e il pubblico che l’apprezza è “trasversale”. Non c’è un tipo specifico di pubblico o una fascia d’età che può prediligerla. Il pubblico che non ci conosce forse inizialmente ci guarda anche con diffidenza ma è solo una sensazione passeggera: basta un sorriso e un saluto per trovare l’empatia. Forse non passeremmo inosservati nemmeno ad un convegno di tesserati della Lega Nord, non fosse altro perché anche li è pieno di meridionali! Ci sono sempre più giovani che si appassionano alla musica popolare ed in particolare alle danze tradizionali. Da qualche anno teniamo laboratori di danze a Battipaglia dove insegniamo e pratichiamo le danze popolari del sud Italia e più in generale il Bal-Folk, corsi frequentati da molti giovani.

Ambra Benvenuto

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