A Rainy Day in Bergen – intense atmosfere e straordinario sound di un fenomeno musicale salernitano

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Gli A Rainy Day In Bergen sono tra le band più famose del panorama salernitano (già molto noti con il nome Underscore) e tra le più promettenti della scena nazionale. La particolarità di questa formazione sta ad un primo impatto nella mancanza del chitarrista. Andando più a fondo, si capisce subito che la band non propone il solito synth-pop, ma è in grado di spaziare tra tante atmosfere che vengono definite spesso come oniricamente cupe, uggiose come una giornata di pioggia a Bergen (città della Norvegia).
Con un album di debutto uscito nel 2012 per l’etichetta tedesca AF-Music (ascoltabile dalla loro pagina su soundcloud https://soundcloud.com/arainydayinbergen), gli A Rainy Day In Bergen continuano nella produzione intensa di nuovi brani.
Proprio negli ultimi giorni ha visto la luce “Bel canto”, il videoclip di uno dei due singoli che anticiperanno le atmosfere del loro prossimo album previsto per il 2015. L’altro brano in questione è “Far from the sun”, in sinergia con il progetto destinato al mercato americano “The Age of Universe”, in cui si avrà modo di ascoltare come le chitarre possano adeguarsi ad un sound proposto usualmente come guitar-free.
Nel video “Bel canto” – visibile al link www.youtube.com/watch?v=5QN5oZ-LJGI– emerge la volontà del gruppo di affermare la propria identità italiana (esplorandone lati negativi e positivi) e la raffinatezza non solo dei suoni, ma anche dell’aspetto grafico curato da Fiorella Quarto e della regia curata da Germana Mucci.

Che origine ha il vostro nome? Vi conoscevamo come Underscore, il cambiamento è stato dovuto a una vostra scelta oppure c’entra qualcosa l’etichetta?
Le radici prima di tutto ! A Salerno ci si ricorda ancora degli Underscore, sia quelli con la chitarra del 2005/2006 sia i successivi che si facevano notare sui palchi perché ne erano insolitamente privi. E stiamo parlando dello stesso progetto tuttavia è successo che, a fine registrazione del primo full length, abbiamo avuto la certezza che tutto si era finalmente consolidate e sublimato. Ci è stato chiaro di vivere una atmosfera: quella di un cielo uggioso onirico, nordico e lontano. Ed abbiamo voluto presentarci con un nome che evocasse questa atmosfera.

Che peso ha l’elettronica nei vostri pezzi? La pensate insieme al pezzo o in fase di definizione? L’elettronica è per noi un contorno alla melodia e all’armonia che sono gli aspetti verso i quali abbiamo maggiore attenzione. Ma è con l’elettronica che il nostro sound prende realmente forma ed eleva i brani da idee compositive a delle produzioni rock contemporanee ed energiche quali si rivelano palesemente soprattutto i brani del disco in uscita. Insomma l’equilibrio tra comporre al piano e cantare con gusto ma divertendosi a pestare di brutto e fare figate con i suoni!

Parlateci della vostra scelta di formazione senza chitarrista, ritenuta da molti uno strumento fondamentale in formazioni di questo genere.
Il nostro spunto di ricerca è stato per molto tempo proprio dimostrare a noi stessi che questo elemento non fosse invece fondamentale come si pensa. Fatto ciò poi ci siamo divertiti a dimostrarlo suonando live. Qualcuno di voi avrà visto la grafica con il claim “Sorry Jimi Hendrix wasbusy” e la sagoma del profeta dei chitarristi rock che ci accompagnato sul palco durante i live nel 2014.

Ogni progetto vuole comunicare una propria prospettiva sul panorama musicale. Quale la vostra?
La nostra identità è fuori dai cliché e lontana dalle mode underground del momento. Non siamo malati di “hipsterismo”, non vogliamo pretendere di essere poeti maledetti. Ma la prospettiva attuale di ARDIB è meno onirica e distaccata rispetto agli inizi. I nostri nuovi brani trattano argomenti e atmosfere intimi e profondi come prima ma siamo consapevoli ora che essi sono perfettamente contemporanei e sinceri. Dunque ARDIB dimostra, con il nuovo album e questi due brani di anticipazione autunnali, di avere delle idee forti che fluiscono in musica.

Gli A Rainy Day In Bergen vantano anche uno staff. Ce ne parlate?
E’ difficile credere in qualcosa, difficile provare a fare arte e solleticare la propria sensibilità per coltivarla e facendolo solleticare quella altrui. Specialmente quando si arriva all’età di maturare la consapevolezza che questa vita ci vuole allontanare dalla parte profonda di noi stessi. Ed è lì che diventa decisivo avere il supporto di chi ci crede, forse anche di più di noi e ci aiuta a far della nostra musica un “progetto” avendo una visione del “concept” più lucida rispetto a noi. E’ per questo che dobbiamo ringraziare prima di tutto Fiorella Quarto alias Fiorellaq, che cura meravigliosamente la nostra immagine e la nostra promozione. E poi il nostro produttore artistico Francesco Tedesco ma anche gli amici che ci stanno vicini nel lavoro di oggi come la videomaker Germana Mucci e le persone che hanno lavorato con noi in passato.

Ambra Benvenuto

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