“Meraviglioso Boccaccio” – dal Cilento le calzature per il film dei fratelli Taviani

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Una delle cose che piace fare ad Amélie Poulain (la protagonista del film di Jean-Pierre Jeunet Il favoloso mondo di Amélie) quando va al cinema, è “cogliere quei piccoli particolari che nessuno noterà mai”. Tra questi, ce n’è uno su cui varrebbe la pena di fare un sondaggio: le scarpe. Quante persone notano le scarpe indossate dai personaggi di un film, a meno che non sia la scarpetta di Cenerentola o le scarpe ingannatrici dell’amante di Marilyn Monroe in Niagara?
Eppure, le scarpe, in un film, sono accessori importanti; e lo sono ancora di più se si tratta di un film storico, come Maraviglioso Boccaccio, firmato da Paolo e Vittorio Taviani, uscito nei cinema il 26 febbraio scorso.
Saltano subito all’occhio i volti noti del nostro grande schermo come Riccardo Scamarcio, Vittoria Puccini, Jasmine Trinca, Lello Arena, Paola Cortellesi, immersi in un’atmosfera squisitamente toscana che di campano, a differenza del celeberrimo Decameron di Pier Paolo Pasolini, non ha decisamente nulla.
E invece qualcosa c’è: le scarpe, arrivate addirittura dal Cilento, precisamente dal laboratorio di Alberto Visani, pistoiese di nascita ma ormai a tutti gli effetti membro della comunità di Caselle in Pittari. Quest’ultimo è un pittoresco borgo contadino arroccato sul monte Pittari, intorno alla torre di età angioina chiamata dagli abitanti “’u castieddu”.
Alberto Visani viene da una famiglia di calzolai, trasferitisi dalla Toscana in pieno Cilento. Già ci immaginiamo la storia: una famigliola di artigiani attratti dal fascino di un paesino incontaminato del profondo Sud che vi si trasferisce per trovare la pace e l’ispirazione necessaria alla creatività, fino ad approdare alle calzature storiche.
La realtà, però, è molto più dura, come racconta lo stesso Alberto Visani:
«Quella delle calzature storiche è stata una scelta quasi obbligata: l’azienda di famiglia, che contava più di dieci dipendenti, a causa della crisi e della concorrenza spietata delle grandi industrie, era praticamente sul punto di chiudere, e, fra i miei fratelli, io sono stato l’unico a voler restare nel Cilento e portare avanti questa tradizione. Poi, dieci anni fa, mi fu chiesto all’improvviso di realizzare le scarpe per una gara di arcieri in costume ambientata proprio nell’antica torre di Caselle. Questo mi fece intuire che puntare su un settore “di nicchia” come può essere quello delle calzature da spettacolo potesse essere un’ancora di salvezza per l’attività in cui, detto per inciso, lavoriamo praticamente solo io, mia moglie e la mia figlia maggiore. Il mio primo vero incontro con la Living History, però, avvenne quando m’imbattei nella Compagnia della Rosa e della Spada di Napoli, e cominciai veramente a capire cosa significasse la parola “scarpe storiche”. Va da sé che ho ancora molto da imparare e che, realizzando scarpe anche per spettacoli teatrali e di danza, palii e sfilate varie, è necessario scendere a compromessi, rispetto alla filologicità che impone la Living History vera e propria. Ora sto iniziando ad approcciarmi anche alle calzature dell’Antichità»
Ma come può sopravvivere una piccola azienda manifatturiera del Cilento nell’era della crisi e delle multinazionali?
«Per questo tipo di attività, internet è essenziale, specie se si lavora in un paesino sperduto come Caselle; poi è necessario tener d’occhio il calendario ed “esserci” alle grandi fiere del ramo. Bisogna stare attenti, perché perfino in questo settore di nicchia la concorrenza è spietata, soprattutto da parte delle aziende straniere, quelle dell’Est in particolare, che, a causa dei loro prezzi stracciati, hanno invaso anche il mercato dell’artigianato italiano; per questo credo non sia possibile, almeno al momento, fare progetti per il futuro. Comunque posso dire di esser stato fortunato perché, nonostante tutto questo, mi arrivano commissioni anche dalla Germania e dalla Svizzera, e, per quanto riguarda l’Italia, ho fornito calzature per uno spettacolo di teatro rinascimentale a Padova e per un gruppo di danza storica di Bergamo.»
Duttilità, dunque, comunicazione… e un pizzico di fortuna. Com’è accaduto proprio per il film Maraviglioso Boccaccio.
«Pare che gli addetti ai costumi siano arrivati a me proprio attraverso internet,» confessa Alberto Visani. «Per quanto mi riguarda, all’inizio pensavo fosse uno scherzo: un bel giorno squilla il telefono, alzo la cornetta e mi risponde una signora che dice di essere Alexandra Toesca, aiuto costumista in questo film, la quale ha vestito anche i personaggi di film come Le affinità elettive o Caos Calmo. Mi dice di aver visto i miei lavori e di averli trovati a pennello per il nuovo film dei fratelli Taviani. Il bello è che inizialmente rifiutai, in quanto mi fu detto che avevano bisogno di duecento paia di scarpe entro un mese: un’autentica follia per un’azienda dove a lavorare siamo praticamente solo in tre. Tuttavia la Toesca non mi mollò, e alla fine arrivammo ad un accordo: le paia di scarpe si ridussero a 30, e sarebbero state indossate solo dai protagonisti; dati i tempi ristretti non c’è stato il tempo di fare uno studio vero e proprio, e d’altra parte per il film non era richiesta una fedeltà storica rigorosa. Personalmente non ho ancora visto il risultato, ma so esattamente cosa è stato indossato da chi, perché i modelli li abbiamo decisi insieme: dunque, quando andrò a vedere il film, so in anticipo le scarpe indossate da Vittoria Puccini, da Carolina Crescentini, da Kim Rossi Stuart…»
Com’è stata dunque per un Cilentano di adozione la prima esperienza nel mondo del cinema?
«Ho trovato in Alexandra Toesca una persona molto ricettiva e che sa ascoltare proposte e osservazioni; mi ha lasciato intendere che ci sarà la possibilità di continuare una collaborazione con lei in futuro…»

Per saperne di più:
Il sito di Alberto Visani.

 

 

Federica Garofalo

2 pensieri riguardo ““Meraviglioso Boccaccio” – dal Cilento le calzature per il film dei fratelli Taviani

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