Gradevole, ma non memorabile: “Quando la moglie è in vacanza” chiude la stagione del Teatro Verdi

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Lineare, gradevole, numericamente modesta di elementi memorabili sul piano comico: si può così riassumere la rappresentazione della commedia “Quando la moglie è in vacanza”, portata in scena al Verdi di Salerno, da Massimo Ghini ed Elena Santarelli (tra gli altri), per la regia di Alessandro D’Alatri. La pièce – in scena da giovedì 26 a domenica 29 marzo e presentata dall’Associazione Culturale “La Pirandelliana” – ha chiuso la stagione di prosa del Teatro, che ha avuto inizio lo scorso novembre.
Nata come commedia in tre atti di George Axerold (con il titolo di “The Seven Year Itch”) la vicenda di Richard Sherman divenne nota in tutto il mondo grazie al memorabile film (del 1955) di Billy Wilder. Memorabili protagonisti di quell’adattamento furono Tom Ewell e Marilyn Monroe, che, proprio in questa pellicola, girò la fatidica (e provocante) scena della gonna tirata su dal rapido transito di un treno nei sotterranei di New York (l’attrice era posta su di una griglia di areazione), che prepotentemente la fece entrare, forse più di ogni altra, nell’immaginario collettivo, rendendola un’icona di sensualità. La storia ruota attorno ai simpatici travagli interiori (dei veri e propri umori contrastanti), che Richard vive rispetto ad un eventuale adulterio nei riguardi di sua moglie (Evelyn Keys nel film), andata in vacanza nel Maine in compagnia di suo figlio. Nel 2000, la commedia è stata inserita, dall’American Film Institute, tra le cento migliori commedie americane di tutti i tempi.
L’adattamento andato in scena al Verdi è opera del drammaturgo e regista Edoardo Erba, che si è occupato anche della traduzione. Lo spettacolo è in un unico atto (lungo fino al punto giusto) e trasla la vicenda nel nostro Paese e nell’attualità. Ecco la trama: Riccardo Sormani è un manager editoriale – privato dalla moglie Silvia di alcuni ‘piaceri’ come fumo ed alcol – che, per qualche giorno, resta da solo nel suo appartamento ubicato nel cuore di Roma; proprio in quelle ore, nel piano superiore del palazzo, si trasferisce, momentaneamente, un’avvenente giovane ragazza dai capelli biondi proveniente dalla provincia di Latina (Borgo Piave, per l’esattezza) di cui si invaghirà e con cui tradirà la sua consorte.
Nulla di originale e poco da aggiungere rispetto ad uno spettacolo che non ha saputo condire l’esile trama con qualche interessante espediente. La rappresentazione non ha brillato, per quanto ci riguarda, sul piano comico, nonostante qualche (eccessiva e caricata?) risata di troppo da parte di alcuni spettatori: poche le battute, pochi i momenti che si ricordano una volta che il sipario si chiude. Il tutto è stato abbastanza lineare (forse troppo) e, a tratti, leggermente monotono. È stato Massimo Ghini ad aggiungere, con la sua caratterizzazione, un po’ di divertimento in più, caricando al punto giusto l’interpretazione, e riuscendo, di conseguenza, a colmare qualche ‘vuoto’. Rispetto alla co-protagonista, Elena Santarelli, alla sua prima esperienza teatrale, è possibile parlare di un’interpretazione tutto sommato convincente, al di là di quello che un po’ di snobismo potrebbe portare a pensare: nella sua semplicità, non si è fatta ‘annullare’ dalla naturalezza interpretativa di Ghini (benché fosse percettibile il loro divario in termini di esperienza).
Una parte della commedia si è arricchita di musiche originali scritte dal cantautore romano Renato Zero. La scena, firmata da Aldo Buti, ha avuto sicuramente un impatto positivo: bella l’enorme libreria, ben fatto il balcone con vista sui tetti romani; il numero di arredi, alcuni leggermente ‘vissuti’, è stato quanto più ‘essenziale’. Per il resto, da segnalare la buona prova dei ‘giochi di luce’, firmati da Adriano Pisi; nulla di particolarmente annotabile, per contro, nella sezione relativa ai costumi. Rispetto agli accorgimenti registici, vanno segnalate le riuscite ‘rappresentazioni’ ed ‘incarnazioni’ dei travagli emotivi dei personaggi, in particolar modo di Riccardo: i ‘soliloqui’ si sdoppiavano, scenicamente, tra immagini registrate (brevi video) e gli attori in scena, che si impegnavano, così, in un fitto ‘dialogo’ con la propria coscienza; alcuni stati d’animo venivano anche animati dall’ingresso dei personaggi (e delle conseguenti battute) oggetto dell’attenzione del protagonista. Il ruolo dei video non è stato, comunque, marginale: su un pannello, sono state proiettate anche altre immagini come, ad esempio, quelle in bianco e nero di Riccardo e della giovane in una loro uscita per le vie di Roma.
Nient’altro da dire se non che ci si aspettava un risultato diverso, più entusiasmante, visti i nomi che hanno collaborato al progetto. Lo spettacolo ha chiuso la stagione di prosa del Teatro salernitano, che il 15 aprile si appresterà a cominciare quella lirico-concertistica e di balletto, aprendo con il “Don Giovanni “ di Mozart.

Matteo Autuori

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