Gusto e arte: così ti racconto la Scuola Medica Salernitana

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Non chiamatelo “convegno”.
Questo è un particolare su cui Annamaria Parlato, storica dell’arte amalfitana, membro dei FAI e fondatrice dello Studio PAMART – Consulenza e Progettazione culturale, organizzatrice, insieme alla Rete dei Giovani per Salerno, dell’appuntamento RaccontArti, tenutosi domenica 12 aprile all’Eco Bistrot sul Lungomare Colombo di Salerno, non transige:
«Un convegno rischiava di creare una “torre d’avorio” riservata solo a pochi privilegiati. L’obiettivo che mi sono posta invece come Studio PAMART è invece portare l’arte e la cultura dalla gente, in un luogo “quotidiano” come può essere un locale, e di creare un momento che potesse coinvolgere tutti i sensi, gusto compreso. Questo è lo stile che abbiamo adottato per l’appuntamento DegustArte, organizzato all’interno della Trattoria San Francisco a Tramonti, in Costiera Amalfitana, l’8 dicembre scorso, soltanto il primo di un ciclo di “cene culturali” con cui vogliamo toccare tutto il territorio salernitano.»
Questa volta, il tema dell’incontro è stato La Scuola medica salernitana tra arte e gastronomia: la massima gloria di Salerno affrontata però non dal semplice punto di vista scientifico o storico come sarebbe naturale, ma artistico e gastronomico, a cominciare da una cena di ispirazione medievale e mediterranea, a base di formaggi, cereali, uova, verdure, frutta fresca e secca, spezie ed erbe, esaltata da un assaggio di bevande del tempo, dalla birra artigianale del Birrificio Arechi di Americo Galdi, passando per l’ippocrasso, fino alla tisana digestiva proveniente dalla tisaneria del Giardino della Minerva.
Tra una portata e l’altra, all’interno del locale tappezzato per l’occasione di nature morte della scuola napoletana del Seicento, gli esponenti delle varie associazioni che hanno aderito all’iniziativa, coordinati dal proprietario dell’Eco Bistrot e presidente della Rete dei Giovani per Salerno Gianluca de Martino, hanno condito di significato quelle pietanze così particolari.
E le presenze non sono poche, e certo non di poco conto, a cominciare dalla dott.ssa Emilia Alfinito, funzionario della Soprintendenza BSAE di Salerno e Avellino, che ricorda l’inizio di tutto, il momento in cui si accese la miccia della passione in tutto il mondo per la Scuola Medica Salernitana: la mostra dei manoscritti dei medici salernitani allestita nell’atrio del Duomo di Salerno nel 1988, e il convegno internazionale che lo accompagnò; una mostra di manoscritti divenuta una mostra fotografica che negli anni ha girato il mondo, approdando perfino ad Adelaide, in Australia, e che è sostanzialmente all’origine del Museo Virtuale della Scuola Medica Salernitana.
«Da secoli ci si domandava cosa e dove fosse la Scuola Medica Salernitana, – sottolinea la dott.ssa Alfinito. – Noi abbiamo chiarito al mondo intero che la Scuola Medica Salernitana non era altro che i libri: i testi frutto dell’esperienza dei medici di Salerno e quelli giunti dal mondo arabo grazie alla mediazione di maestri come Costantino l’Africano, che costituivano garanzia di affidabilità per i medici di tutta Europa, e dunque merce preziosa da acquistare e far ricopiare. Noi per la prima volta li riunimmo tutti nella città da cui erano partiti, creando anche un’iconografia della Scuola Medica Salernitana. Ad esempio, la miniatura di XV secolo tratta dal Canone di Avicenna che raffigura la leggenda del re d’Inghilterra Roberto Gambacorta e di sua moglie Sibilla di Coversano fu l’immagine simbolo del convegno, e oggi è divenuta praticamente un’icona, la troviamo ovunque vi sia un’iniziativa sulla Scuola Medica Salernitana.»
Naturalmente c’è posto anche per interventi più “frizzanti” ma non meno interessanti, come quello del prof. Giuseppe Lauriello, membro di spicco dell’associazione Adorea e grande esperto della Scuola Medica Salernitana, che ha illustrato i precetti del Regimen Sanitatis (il vademecum per la salute della Scuola Medica Salernitana) per usare vino e birra nel modo più sano possibile: il titolo è tratto da un verso di uno dei più famosi tra i Carmina Burana, “bibit iste, bibit illa”, illustrato da due divertenti fotogrammi finali che vedevano un bicchiere di vino degustato dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama (iste) e un boccale di birra tracannato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel (illa)!
C’è spazio anche per un momento di poesia, con l’anteprima della presentazione del libro Ancora Trotula, della battipagliese Angela Panaro.
L’intervento più corposo, però, è stato quello di Annamaria Parlato, che ha svolto un filo rosso dal Cinquecento fin quasi allo scorcio dell’Ottocento, anzi, un filo verde, quello delle piante, e dell’illustrazione botanica: piante rappresentate e studiate da giganti della pittura come Leonardo, Albrecht Dürer e Caravaggio, fino alle nature morte sei-settecentesche di Napoletani come Tommaso Realfonso detto “Masillo”; ma anche piante indagate da donne, come la pittrice marchigiana Giovanna Garzoni (1600-1670), autrice di un erbario illustrato per la corte dei Medici, o come la fiamminga Maria Sibylla Merian (1647-1617), prima a viaggiare nel Nuovo Mondo raccogliendo osservazioni su piante e insetti in una serie di splendidi disegni.
Tra l’altro, questo evento ha costituito un’ottima occasione, per il gruppo di Living History Gens Langobardorum, di presentare i suoi prossimi progetti: anzitutto l’appuntamento in programma per il 13 e il 14 giugno, Principatus Salerni. L’assedio saraceno, che per un fine settimana riporterà il centro storico di Salerno nell’atmosfera multietnica di IX secolo, grazie tra l’altro anche all’apporto dei gruppi ospiti Fortebraccio Veregrense di Fermo, Benevento Longobarda, e Imperiales Friderici II di Foggia.
Inoltre, la Gens ha presentato altre due iniziative, proprio allo scopo di raccogliere fondi per questo maxi-evento, interamente autofinanziato: una piattaforma di crowdfunding, dove chiunque possegga una carta di credito può contribuire al finanziamento della manifestazione con una donazione a partire da 5 euro, e una Cena Longobarda prevista per domenica 19 aprile alle 20:30 presso la Taverna di Santa Maria de Domno, che riproporrà piatti ispirati ai ricettari bizantini, romano-longobardi e arabi dell’Alto Medioevo.
Un banchetto longobardo in piena regola, dunque, animato dal principe Arechi e dalla sua corte, che proseguirà, sia pure con strade diverse, questo cammino tra cibo e cultura.

Info e prenotazioni:
Per la Cena Longobarda – Taverna S. Maria de Domno, via Masuccio Salernitano, 63, Salerno; 089226220 – 3202640967 – 3283270208;
Piattaforma di crowdfunding per l’evento Principatus Salerni. L’assedio Saraceno;
Sito dell’Eco Bistrot;
Studio PAMART – Consulenza e Progettazione culturale.

 

Federica Garofalo

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