“Youth – La giovinezza”, il nuovo film di Paolo Sorrentino. La recensione

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Quante volte abbiam sentito pronunziare la frase: “Quando s’invecchia, si ritorna bambini”?
Ed è proprio questo il fulcro su cui si bilancia la nuova pellicola di Paolo Sorrentino, presentato in anteprima mondiale al festival di Cannes il 20 maggio scorso e venduto in oltre 75 paesi nel mondo.
Tema che si palesa in una delle scene cardine del film in cui Mick, regista ancora in attività “alla soglia degli ottanta” tiene una lezione di vita ai suoi giovani collaboratori, durante un’escursione sulle Alpi svizzere.
“Guardate qui dentro” dice, invitando i giovanotti ad accostarsi al binocolo.
“Sembrano così vicine” risponde una delle fanciulle. E ancora Mick: “Questa è la giovinezza: quel che si vede è il futuro.” Poi, ribaltando il binocolo di 360 gradi, esorta nuovamente i ragazzi ad avvicinarvisi: “Sembra tutto così lontano, ora.”
E’ di nuovo il turno di Mick, che di rimando: “E’ la vecchiaia. E quel che vedete ora, è il passato.”
Giovinezza e vecchiaia sono dunque due facce della stessa medaglia, sembra volerci suggerire il regista: tutto sta a come le “osserviamo”, al modo in cui vi ci si rapporta, in sostanza, a come le si vive.
Secondo ma non meno importante leitmotiv è per l’appunto quello della musica.
La singolare versatilità del noto attore britannico Michael Caine, gli fa indossare i panni proprio del protagonista, il direttore d’orchestra ormai in pensione, Fred Ballinger.
“La musica c’è. Non ha bisogno di spiegazioni”, dichiara il compositore in un’altra delle scene-chiave del film, in cui si trova a dover giustificare le sue numerose assenze in famiglia alla figlia Lena, interpretata da un’eccezionale Rachel Weisz.
A differenza del suo migliore amico Mick, che continua da sempre a trovare il Senso in quella che possiamo definire “Arte della finzione”, Fred, arreda il suo spazio con quella che invece possiamo definire “Arte dei suoni”, riuscendo chiaramente a definire il suo modo di esorcizzare l’inafferrabilità e l’ineluttabilità dell’incessante scorrere del tempo.
Ma tutto questo scenario perderebbe di significato se lo si estrapolasse dall’importanza dei rapporti che intrecciano tra loro i vari personaggi: come già accennato, si parla di amicizia, di vera amicizia tra Fred e Mick: autentica, sì perchè “nelle vere amicizie ci si racconta solo le cose belle”.
C’è poi la distanza apparentemente irrecuperabile tra Fred e Lena, che tuttavia si riduce nel finale del film.
E ancora, il legame tra marito e moglie, così incredibilmente inspiegabile ed extra-ordinario che solamente una “canzone semplice” potrebbe tentare di interpretarlo.
Un’opera cinematografica che, librandosi nell’aria delle contraddizioni di cui è propria la vita, ha fatto della paura dapprima una debolezza, in seguito il motore della sua forza più grande.
Perchè si sa, “volere è volare. E vola solamente chi osa farlo.”

Elisa Farina

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