Scorci dalla Salerno longobarda: “Principatus Salerni” visto dai fotografi

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Le rievocazioni storiche sono tra i soggetti che più attirano gli appassionati della fotografia in cerca di ispirazione: negli ultimi anni taluni fotografi hanno scelto la Living History come soggetto prevalente dei loro scatti e alcune associazioni hanno bandito, in occasione di eventi di questo tipo, perfino concorsi fotografici.
Succede anche a Salerno: la Fiera del Crocifisso Ritrovato, che cade di solito nel fine settimana a cavallo tra aprile e maggio, è occasione per un concorso fotografico, Rivivi il Medioevo, a cura dell’associazione fotografica e culturale salernitana Colori Mediterranei.
E ben due membri di quest’associazione, Cristina Santonicola e Marco Palumbo, insieme ad altri fotografi, dilettanti e professionisti, erano presenti alla primissima edizione della rievocazione Principatus Salerni, che, durante il fine settimana del 13 e 14 giugno, ha fatto rivivere sulla piazza del Tempio di Pomona l’assedio della Salerno del principe Guaiferio da parte dell’esercito nordafricano dell’emiro Abd-Allah tra l’871 e l’872, da cui la città uscì vincitrice.
Il tutto organizzato dal gruppo di Living History tutto salernitano Gens Langobardorum, insieme ai “vicini di casa” di Benevento Longobarda, ai Longobardi marchigiani Fortebraccio Veregrense e ai Saraceni Lucerini Imperiales Friderici II. Un “incontro-scontro” tra due mondi che aveva però l’obiettivo primario di far rivivere ai visitatori l’atmosfera multietnica e multiculturale della Salerno del IX secolo, accostando elmi e asce nordiche e gioielli provenienti da Siria ed Egitto.
Un contrasto che non è passato inosservato all’occhio dei fotografi, come nota Cristina Santonicola, la “fotografa ufficiale” dell’evento (in copertina di questo articolo, un suo scatto):
«In realtà, in questa storia sono stata un po’ “tirata per i capelli”,» confessa divertita. «Ho conosciuto la Gens Langobardorum grazie alla mia amica, la scrittrice Tina Cacciaglia, che mi invitò sul set del teaser del film che girarono lo scorso maggio a partire dal suo racconto Gemma. Ho trovato in loro ragazzi simpatici e accoglienti, disposti anche a farsi “rubare” scatti; l’ideale per una come me cui non piace far mettere in posa ma che fotografa “di pancia”, tra l’altro per passione e non per professione. E sono stata felice di ritrovare la mia stessa passione in questi giovani, passione che traspare dai loro occhi, dalla cura che pongono nella realizzazione di oggetti ed abiti e con cui li considerano. Così, quando Tina Cacciaglia mi propose di essere la “fotografa ufficiale” dell’evento Principatus Salerni, dopo qualche resistenza, accettai con entusiasmo: ho sempre amato fotografare le manifestazioni in costume, a partire da quella di Cava, perché in queste situazioni mi sembra di diventare invisibile, ed essere così libera di girare, osservare ed immortalare le emozioni della gente senza imbarazzo per nessuno. Mi piace l’idea di tornare indietro nel tempo, in un epoca certo difficile e dura ma che a me, donna del XXI secolo, trasmette un senso di lealtà e pulizia morale. Ed è questo ciò che più ho percepito nel campo storico di Principatus Salerni: la lealtà e la pulizia morale di gruppi giovani e fatti da giovani preparati, appassionati e alla mano che presentano il frutto del loro lavoro; e io collaboro con l’associazione Salerno Eventi, so quanta fatica costa organizzare un evento culturale di qualsiasi tipo. Forse l’evento è stato pubblicizzato poco, ho incrociato più di una volta gruppi di curiosi che non sapevano neppure cosa stesse accadendo; mi ha fatto molto piacere, però, vedere, il sabato pomeriggio, giorno della rievocazione vera e propria della battaglia, il Largo del Tempio di Pomona riempirsi di folla, forse ci sarebbe voluto perfino uno spazio più grande per contenerla tutta. Ed era gente interessata, bambini compresi, facevano la fila davanti ai vari laboratori: questo vuol dire che la manifestazione era fatta bene, e mi entusiasma molto sapere che ci siano giovani che amano le cose belle.»
Di tutt’altra impostazione è Marco Lo Presti, anche lui fotografo non professionista (alla fine di questo articolo un suo scatto):
«A me piace cogliere l’istante, il movimento, cristallizzare l’azione; e a Principatus Salerni, in un certo senso, mi sono trovato nel mio contesto ideale, soprattutto durante la battaglia, perché mi ha dato la possibilità di cogliere l’attimo del combattimento. D’altronde conoscevo già la Gens Langobardorum attraverso il presidente, avevo avuto modo di assistere a qualcuno dei loro eventi, ed ero sicuro che anche stavolta non mi avrebbero deluso: è un bel gruppo, cui non piace semplicemente “vestirsi medievale”, ma che il Medioevo lo studia a puntino. Sono stato molto colpito, inoltre dal campo degli Imperiales Friderici II, dai loro abiti e dalla loro cura per i dettagli, e dalla bravura dei vari maestri d’armi; forse l’unico neo è stata la parte scenica dell’assedio che avrebbe dovuto esser curata un po’ meglio nella recitazione e nell’organizzazione. Poi, secondo me, qualche duello in più non avrebbe stonato, come non avrebbe stonato una programmazione un po’ più precisa (e magari spostata un po’ più verso sera) dei momenti di didattica ed enogastronomici, anche se il tutto era visivamente molto curato; piccoli nei comprensibilissimi, trattandosi della prima edizione, tanto più che mi ha sorpreso vedere il pubblico reagire così bene, considerando che ci trovavamo in pieno centro storico, e quanti commenti positivi ci siano stati.»
Molti sono venuti a conoscenza dell’evento tramite i social network; tra questi c’è Marco Palumbo, altro fotografo dell’associazione Colori Mediterranei (alla fine di questo articolo un suo scatto): «Sono stato presente più di una volta con la mia macchina fotografica alla Fiera del Crocifisso Ritrovato, e lì quel che mi piaceva di più fotografare erano sia gli artisti di strada sia soprattutto l’effetto che avevano sul pubblico: è un po’ come tornare bambini. È ciò che ho cercato anche nel campo storico: i dettagli, quel qualcosa di diverso che sono in pochi a notare. La potenza di un corpo a corpo, gli abiti e le acconciature delle donne longobarde, le conturbanti movenze della danzatrice saracena, una mano dipinta di henné che attende la sua mossa al gioco da tavolo. Ecco, tutto questo rappresenta, più che uno scontro, un incontro tra due culture, quasi un gemellaggio, che creava una multiculturalità anche nel corpo a corpo di un duello tra un Saraceno e un Longobardo. C’è da sperare che eventi simili a Salerno si vedano più spesso.»

Federica Garofalo

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