Etruschi di frontiera – Il meraviglioso e misconosciuto Museo Archeologico di Pontecagnano

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E’ tornato fruibile da meno di un anno un sito museale assolutamente eccezionale e senza dubbio sorprendente. Non ci si aspetta, infatti, che una cittadina di provincia come Pontecagnano, che oggi conta meno di trentamila abitanti e pare essere spesso relegata al ruolo di sobborgo di Salerno (con cui confina), possa ospitare in un’anonima strada (Via Lucania) un tesoro che fa invidia ai grandi musei archeologici d’Europa. Non ci si aspetta che il Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano possa contenere reperti praticamente di tutte le epoche, dalla preistoria sino alla decadenza dell’impero romano d’occidente e che contenga non uno ma vari “unicum”, ossia reperti inestimabili che non è possibile rintracciare in nessun’ altra parte del mondo.

Eppure è così e la visita al Museo della cittadina picentina (“Picentia” era appunto l’antico nome della colonia romana che insisteva su questo territorio) lascia assolutamente sbalorditi tutti, grandi e piccini, eruditi studiosi e turisti frettolosi.

Al centro del percorso di visita è senza dubbio la straordinaria peculiarità del Museo: una quantità enorme di reperti di origine etrusca! Il territorio picentino, infatti, fu conquistato dagli Etruschi verso il IX secolo avanti Cristo; per meglio dire, non si può ancora parlare di etruschi ma di una civiltà precedente, da cui si originarono le genti etrusche: i villanoviani. Qui e a Capua, ossia nelle due più importanti pianure campane (quella di Pontecagnano delimitata dai fiumi Sele e Picentino), vi furono gli unici due insediamenti villanoviani (e poi etruschi) del Sud Italia, trovandosi tutti gli altri dal Lazio in su. Ma gli etruschi di Pontecagnano furono un popolo davvero singolare e suggestivo per cultura e tradizione: furono, infatti, fortemente influenzati dalle popolazioni confinanti, in primo luogo dai greci che vivevano nelle colonie magnogreche della costa campana. Gli etruschi di Pontecagnano letteralmente confinavano, all’altezza del fiume Sele, con la colonia greca di Poseidonia (che divenne in seguito la Paestum romana) con cui ebbero frequenti scambi ed influenze reciproche. E’ per questo che il Museo ha come sottotitolo “Gli Etruschi di frontiera”

Il Museo di Pontecagnano è organizzato secondo vetrine e bacheche che seguono un ordine cronologico dei reperti. Si tratta quasi esclusivamente di reperti provenienti da tombe singole e necropoli sparse su tutto il territorio di Pontecagnano e oltre, giù verso Paestum. Alcune di queste tombe possono essere viste nel vicino Parco archeologico di Pontecagnano: un bel posto, che tuttavia risulta essere soprattutto una ottima area verde (è gestito da Legambiente) ma non riesce, con le poche tombe rimaste, a manifestare la grandezza e l’eccezionalità dell’antica città etrusca. Ciò perchè la città di Picentia, fu letteralmente distrutta dai Romani per essersi schierata al fianco di Annibale nelle guerre puniche e poi ancora rasa al suolo nell’89 dopo Cristo per esseri ribellata, durante la guerra sociale.

Passiamo dunque ad esaminare il Museo, che testimonia la gloria e la ricchezza delle genti etrusche di Pontecagnano. Si parte dalla preistoria, dunque da molto prima dell’avvento dei villanoviani. Sono presenti oggetti provenienti dalle tombe della cosiddetta “Cultura del Gaudo”: necropoli che furono ritrovate casualmente per la prima volta dai soldati americani nel 1944 (dopo lo sbarco alleato) e che hanno rivelato al loro interno straordinari corredi funebri. Le tombe appartengono sia al Paleolitico che al Neolitico, e quelle di quest’ultimo periodo testimoniano il passaggio dall’Età della Pietra a quella del Rame attraverso numerosi reperti trovati al loro interno. Le tombe di quel periodo erano dette “a forno”, in quanto scavate sotto terra in una buca a cui si accedeva tramite uno stretto cunicolo. Gli oggetti ritrovati, vasi e armi, sono di pregevole fattura e ben conservati.

L’esposizione museale propone poi, divisi per secoli a partire dal IX avanti Cristo, i corredi tombali villanoviani ed etruschi. Vasi, spille, oggetti per la tessitura, orecchini, gioielli fanno parte dei corredi femminili, mentre per gli uomini si ritrovano numerosi oggetti da guerriero, come lance, asce e, in particolare gli elmi: caratteristica davvero interessante di questo periodo sono i cosiddetti “vasi biconici”, tipici della cultura villanoviana; vi erano riposte le ceneri del defunto e il coperchio del vaso era solitamente proprio l’elmo da guerriero del morto. Un reperto davvero suggestivo.

Col passare dei secoli, i corredi funebri diventano sempre più ricchi, così come l’organizzazione della società: il tutto è mostrato egregiamente dai tabelloni illustrativi presenti nel museo. Ad esempio si inizia a produrre ceramica sempre più raffinata, con l’argilla che viene raccolta presso i fiumi o il mare e cotta sulla legna, con modalità ingegnose. Gli uomini più importanti vengono cremati e ciò diventa sempre più un rituale simbolico.

Si arriva così alla cosiddetta età dei Principi, ossia quel periodo delle comunità etrusche in cui un nuovo ceto aristocratico prende il sopravvento sul resto della popolazione e cerca di mantenerlo anche attraverso l’uso di costumi e suppellettili eleganti ed orientalizzanti. Ciò è ancora più vero per gli Etruschi di frontiera, a Pontecagnano: sono ritrovate alcune tombe principesche, solitamente a tumulo, di uomini, donne o anche bambini appartenenti ai ceti aristocratici dominanti: sono tombe incredibili, contenenti straordinari corredi. Tra i corredi vi sono eccezionali vasi, gioielli e lekhytos greci ed egizi; tra i greci, sia vasi a figure rosse che a figure nere mirabilmente decorati, firmati da importanti artisti e raffiguranti note scene mitologiche. Questo materiale proviene spesso dalle vicine e confinanti colonie della Magna Grecia, come Poseidonia, Cuma o Ischia: in particolare da quest’ultima, detta Pithecusa dai greci, provengono numerosi vasi. Spesso sui vasi è raffigurato Dioniso, dio del piacere e dell’ebbrezza, con la sua lancia terminante in una pigna. Tra i reperti egizi ritrovati nelle tombe, spesso ricorre lo scarabeo: si tratta di una sorta di amuleto portafortuna, preziosissimo e tipico delle tombe dei faraoni, che simboleggia la risurrezione e l’eternità; le larve di scarabeo, infatti, nascono dalle palle di sterco emesse dallo scarabeo: allo stesso modo al defunto si augura che la morte possa essere solo un passaggio. Inoltre, oggetti etruschi in bucchero provengono anche dalle città etrusche dell’Italia centrale (come Tarquinia o Volterra): tutto ciò dimostra come l’antico città etrusca di Pontecagnano fosse un centro di primaria importanza, crocevia di traffici da varie parti del Mediterraneo

Interessantissime sono le tombe dei bambini, in particolare dei piccoli defunti dei cosiddetti “principi”: al loro interno sono stati ritrovati oggetti notevoli; per esempio, piccoli vasi al posto dei grandi vasi dei defunti adulti; tintinnaboli e forme che paiono essere dei giocattoli.

Altra sezione importante del museo è quella dedicata alla scrittura etrusca: influenzata dall’alfabeto greco, la lingua etrusca non è a tutt’oggi completamente decodifica. Molto interessanti in tal senso sono i vasi dipinti del museo, definiti “vasi parlanti”: in etrusco vi sono scritte frasi del tipo “Io sono la coppa di Apollo…” e così via.

A proposito di Apollo, nell’area archeologica di Pontecagnano sono stati rivenuti due santuari, uno dedicato proprio al dio greco, conosciuto e venerato anche dagli etruschi, ed un altro dedicato a una non meglio precisata dea della fertilità e dell’abbondanza, della quale sono state ritrovate numerose statuette di donna in seggio simili alle “Matres Matutae” dell’altra grande città etrusca in Campania, Capua.

Altro reperto interessante è una enorme “maschera equina” in bronzo ritrovata in una tomba, parte di un corredo funebre di un guerriero, accompagnato nell’aldilà anche dal copricapo del suo cavallo.

Interessanti, per chiudere, anche le monete ritrovate in zona: su una è scritto “Amina”; per questo motivo, si è ipotizzato che il nome della città etrusca (da cui poi nascerà la romana Picentia, il cui nome deriva da una tribù condotta dalle Marche in Campania, denominata Picenti, per cui tale toponimo probabilmente nacque solo a quel tempo) fosse proprio Amina. Ma non vi sono altre prove che possano suffragare la tesi. Secondo altri studiosi, ad esempio, la città potrebbe chiamarsi Tyrseta.

In sintesi, il Museo Archeologico di Pontecagnano rappresenta un tesoro inestimabile per la comunità locale, per il salernitano, per la Campania e per l’umanità intera. Ma lo sanno ancora in pochi…

Il Museo è aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle ore 9.00 alle 19.00. Biglietto costa 2 euro, ridotto 1 euro. Per informazioni e prenotazioni, tel. 089/848181

Michele Piastrella

 

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