“Erbe, manoscritti, incisioni” – un volume per conoscere la Scuola Medica Salernitana

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È ora disponibile anche nella versione cartacea il volume Erbe, manoscritti, incisioni. Esplorazioni nel mondo del Regimen e della fitoterapia, che riunisce gli atti del convegno tenutosi il 23 novembre 2013 a cura dell’associazione Adorea. Lo scorso anno era stata presentata la versione e-book, ma sia l’associazione Adorea sia l’Ordine dei Medici di Salerno sentivano il bisogno di dare una veste più stabile e duratura a questa pubblicazione, frutto del progetto Trotula de Ruggiero magistra della Scuola Medica tra Salerno e l’Europa che occupò tutto il 2013, e incentrato sulle piante e la terapeutica delle erbe. Il volume è stato presentato presso la sede dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri giovedì 28 gennaio; un volume che, secondo Vittoria Bonani, presidente di Adorea, ha significato difficoltà ma anche ricchezza di contenuti: «Il centro del nostro lavoro è stata la reinterpretazione in chiave moderna del Regimen Sanitatis, l’ABC della Scuola Medica Salernitana che insegna sostanzialmente le regole del buon vivere.»

Presenti relatori di tutto rispetto, come la prof.ssa Maria Rosaria Pelizzari, docente di Storia contemporanea e Storia delle donne all’Università di Salerno, che ha tenuto a sottolineare la dimensione femminile della Scuola Medica Salernitana, e non solo per il nutrito numero di magistrae, a cominciare da Trotula:

«Il minimo denominatore comune dei medici di Salerno è la sperimentazione, non la teorizzazione» sottolinea, «e questa assume caratteri tipicamente femminili come l’utilizzo di erbe non convenzionali (le “erbe delle streghe”). Le donne erano coloro che possedevano per antonomasia la conoscenza delle erbe e del corpo: nell’iconografia medievale e non solo la scena del parto è sempre stata una scena al femminile, ma al tempo stesso le levatrici erano le custodi dei segreti delle donne, compresi quelli legati all’aborto. Elementi che si ritrovano nell’opera di Trotula, anche se non sappiamo quanto fosse effettivamente di Trotula e quanto fosse stato aggiunto successivamente: quello di Trotula è un tipo di medicina legata alle manifestazioni del corpo e delle sue secrezioni, oltre che alle erbe. Altra caratteristica “femminile” della Scuola Medica Salernitana è la capacità di creare legami: la farmacologia salernitana ha incorporato il sapere di altri mondi e ha saputo inserirsi in una rete di sapere che andava dal Mediterraneo all’Europa.»

Più tecnico l’intervento di Anna Maria d’Ursi, docente di chimica farmaceutica e tossicologica all’Università di Salerno:

«All’inizio degli anni ’80 c’era una sorta di demonizzazione verso l’erborismo, contrapposto alla “dissezione” delle sostanze alla ricerca del singolo principio attivo: oggi invece si è capito che la sostanza di origine naturale costituisce in qualche modo una rete in grado di riequilibrare l’altra “rete” dell’organismo umano. In questo senso, la Scuola Medica Salernitana aveva già indicato alcune vie di utilizzo delle erbe ancora oggi validissime, come quella degli “alimenti funzionali”, cioè alimenti con additivi naturalmente presenti che hanno un’attività terapeutica (ad esempio il pesce con gli W3), o come l’importanza anche del colore della pianta utilizzata per il benessere della persona. I principi della Scuola Medica Salernitana trovano applicazione anche in campo cosmetico, soprattutto se si guarda la parte dell’opera di Trotula dedicata alla cosmetica: vi si trovano già perfettamente descritti i capisaldi di un trattamento cosmetico, e addirittura, anche se in embrione, i cosmetici funzionali o cosmeteutici, cioè cosmetici a blanda azione terapeutica. Ma soprattutto la concezione della bellezza come espressione della salute e dell’armonia del corpo.»

In occasione della presentazione è stata anche allestita una mostra di copie seicentesche a stampa di antichi trattati della Scuola Medica Salernitana provenienti dalla collezione del dott. Bernardo Altieri, vicepresidente di Adorea. Materiale prezioso non solo per contenuto, ma anche per forma, come spiega la dott.ssa Anna Maria Vitale, membro del Comitato Esecutivo Nazionale dell’Associazione Italiana Biblioteche (AIB): il testo è un prodotto manufatto, che anche nei libri a stampa può essere trasformato, dall’editore, come dall’incisore o dal lettore stesso. Libri apparentemente uguali, anche appartenenti ad una stessa edizione o tiratura, in realtà non lo sono,  perché possono esistere delle varianti. Anche il supporto del testo (la carta, i caratteri mobili, la pressa) può dirci molte cose sul contesto in cui il libro è stato stampato, e dunque su fin dove quel testo sia arrivato. E trattati della Scuola Medica Salernitana stampati secoli e secoli dopo in edizioni in Tedesco vorranno pur dire qualcosa.

Federica Garofalo

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