I fiumi, grandezza della natura – Nove grandi fiumi europei, tra cui il Volturno, in un importante progetto formativo

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Il Tigri e l’Eufrate, il Gange, il Tevere, l’Indo, Il Nilo… Tutti conosciamo i grandi fiumi dell’antichità e sappiamo che sulle sponde di essi nacquero grandi città e straordinarie civiltà, che hanno consentito straordinari progressi al genere umano nei più disparati campi. La “Mesopotamia”, ad esempio, già nel nome vuol dire “terra tra i fiumi”: la ricchezza dei popoli che l’abitarono (Sumeri, Assiri, Babilonesi) fu generata prima di tutto dalla presenza di una terra fertile, bagnata da due fiumi. In Egitto il Nilo era talmente importante, in un territorio altrimenti arido e desertico, da essere costantemente celebrato in numerose liturgie al punto da diventare un vero e proprio Dio. E la storia di grandi fiumi su cui furono fondate straordinarie città continua per secoli.

Cosa accade oggi, invece, ai fiumi delle nostre città? Quanto sono valorizzati questi corsi d’acqua, che possono rendere feconde intere vallate e dunque rappresentare un volano di crescita dell’agricoltura, essere navigati fino al mare e dunque alleggerire il traffico su terra, o ancora custodire eccezionale flora, fauna e patrimonio paesaggistico dunque diventare vettori di flussi turistici?

La risposta è vicina allo zero per la stragrande maggioranza dei fiumi italiani e, in qualche caso, europei; anzi, in Italia spesso i fiumi diventano un problema ambientale, in quanto trasformati in discariche dagli sversamenti abusivi di industrie e privati, con i rifiuti che navigano a vista e imputridiscono campi agricoli, spiagge, mare, acquedotti, fogne.

E’ necessaria, invece, un’opera di valorizzazione dei fiumi europei, che passi dapprima per una maggiore conoscenza degli stessi da parte dei giovani (approccio culturale) e poi per una riqualificazione della qualità degli stessi e delle attività ad essi collegate.

Su queste basi l’ARCI di Caserta, che si occupa spesso di tematiche socio-culturali di primaria importanza, ha elaborato un progetto che analizza nove importanti fiumi europei ((Loira, Rodano, Garonna, Senna, Mosa, Scelda, Tevere e Volturno) e ha per finalità una maggiore conoscenza degli stessi dal punto di vista dei percorsi, della qualità delle acque, del tipo di flora e fauna e delle attività ad essi connessi, ma ancora e soprattutto mira a facilitare la riappropriazione del territorio fluviale da parte della cittadinanza dei bacini suddetti attraverso attività formative di alto livello.

Il progetto europeo si chiama “Fleuves Grandeur Nature”, ossia “I fiumi, grandezza della natura”, ed è partito nel mese di settembre 2015 quale misura Erasmus +: promotore è La Ligue de l’enseignement 42 – La Loire; partner Associazione Solidarci e La Ligue de l’enseignement de la Belgique.

E’ interessante che sia stato inserito nel progetto il più importante fiume campano, il Volturno: un fiume dalla straordinaria importanza storica, basti pensare che sulle sue sponde è nata la civiltà etrusca meridionale con la fondazione di Capua. In un secondo momento, la stessa Campania ha preso il nome e la sua origine stessa dal territorio del Volturno: infatti, la parola Campania per alcuni deriva da “campus”, ossia i campi agricoli della piana del Volturno a partire dai quali l’intera regione fu denominata. Per altri “Campania” deriva da “capuana”, ossia piana capuana. In entrambi i casi la regione intera si sviluppa grazie a i prodotti agroalimentari e alle città site su queste territorio, conquistate poi dai romani. Ed è triste oggi vedere come proprio il corso del Volturno sia straordinariamente inquinato ed ospiti, oltre alle produzioni eccellenti, anche le famigerate terre dei fuochi, simbolo appunto del rigetto, della noncuranza, dell’odio verso l’ambiente frutto degli scandalosi traffici di personaggi malavitosi senza scrupoli, frutto della latitanza delle autorità preposte, della scarsa educazione civica, ma ancor di più dell’ignoranza circa le sue risorse e il suo potenziale. Per questi motivi, un progetto che miri alla formazione di insegnanti, educatori, formatori, esperti, studenti (dalla scuola materna fino all’Università), cittadini, abitanti dei bacini fluviali, famiglie, grande pubblico circa l’educazione ambientale dei territori fluviali, non può che essere accolto con grandi elogi.

Michele Piastrella

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