I danni dell’amore genitoriale: figli troppo protetti e poco responsabilizzati

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Essere genitori oggi significa imparare a convivere con l’ ansia che ci colpisce per qualunque cosa riguardi i nostri figli. Riuscire a gestire questo stato emotivo può aiutare non solo noi e la nostra salute psicofisica, ma anche e soprattutto i nostri figli; vediamo come. Il mondo in cui facciamo nascere i nostri bambini è pieno di pericoli e il nostro unico compito sembra essere quello di proteggerli da tutto e tutti. A furia di difenderli, sostituirsi a loro ed evitare di far loro affrontare le normali situazioni della vita, accade che i figli crescano senza avere né la possibilità, né tantomeno l’autorizzazione a fare sane esperienze anche fallimentari, anche frustranti, anche negative, con il triste risultato di sviluppare una spina dorsale tutt’altro che capace di sostenerli.

Nella nostra società tende ad essere sottovalutato il pericolo di un approccio genitoriale iperprotettivo. Se siamo tutti d’accordo che genitori maltrattanti e abusanti danneggiano il bambino, più difficile è far passare il concetto che il bambino possa essere indebolito da troppe attenzioni e protezione. L’iperprotezione non viene infatti di solito descritta come pericolosa ma è spesso giustificata e confusa con l’amorevolezza. In realtà questo atteggiamento genitoriale non permette al figlio di sviluppare quegli anticorpi e quella autonomia di cui avrà bisogno per affrontare le difficoltà della vita. La noia, gli eccessi, l’apatia, l’incostanza, l’arroganza, i capricci, come anche la mancanza di responsabilità, di progettualità, di empatia, di efficacia non sono solo e semplicisticamente l’ovvia conseguenza di un tempo e di una società, sarebbe come dire che in casa nostra noi siamo ospiti e a decidere sono sempre e solo i nostri vicini. È una lettura un po’ troppo comoda.

I figli rimandano invece, come fossero specchi, l’immagine riflessa di ciò che vivono, vedono e che viene loro implicitamente richiesto. Eppure di fronte a ciò moltissimi genitori si voltano dall’altra parte. Si sentono spesso genitori lamentarsi dei loro figli adolescenti: vorrebbero che essi fossero più “maturi” e “responsabili”, eppure non hanno mai affidato loro nessun compito, nessun coinvolgimento domestico, niente che ne nutrisse l’autonomia e la crescita; certo sono socialmente encomiati i genitori tuttofare, che lavorano, pensano alla casa e ai familiari, agiscono con efficienza e rapidità, sono loro quelle persone che possono sentirsi indispensabili, buoni e presenti, ma ai figli cosa accade? Se nessuno concede loro lo spazio per riuscire né quello per sbagliare, se si spiega solo a parole cosa ci si aspetta da loro, ma di fatto non è mai stata accordata alcuna esperienza, se il beneplacito a tentare e ritentare nessuno l’ha mai dato, se all’avanzare degli anni non è corrisposto l’avanzare dei diritti e quello dei doveri, allora questi ragazzi quali opzioni di sviluppo emotivo, cognitivo, comportamentale avranno? La scuola cerca di rendere più autonomi i bambini fin dall’asilo, ma anche qui c’è l’interferenza di quei genitori che non condividono i metodi d’insegnamento o non accettano che i propri figli siano rimproverati per qualche marachella, senza capire che in questo mosto si danneggia solo il bambino.

Il consiglio possibile è di lasciare i bambini liberi di crescere, di dare fiducia alla scuola ( la maggior parte delle insegnanti svolge il proprio lavoro con coscienza e passione, dunque sono degne di fiducia) e ai nostri figli che, in fondo, sono il frutto dei nostri insegnamenti e non fidarci di loro sarebbe come avere poca fiducia in noi stessi.

Tatiana Maretti
Asilo nido e scuola materna “Bulli e Pupe”

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