Trotula de Ruggiero, grande magistra della Scuola Medica Salernitana, rivive grazie a Renata Fusco

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È un luogo suggestivo e sconosciuto a molti salernitani: all’apparenza un ingresso come gli altri in Vicolo San Bonosio, ma, varcata la soglia, si scendono degli scalini all’interno di un ambiente dalla sembianza di un’antica cantina, pietre e mattoni in vista e la soffittatura in travi di legno. È Ribush, spazio per l’arte e la cultura, gestito dall’associazione culturale Art.Tre. Uno spazio che non chiede altro che offrire bellezza senza chiedere niente in cambio, come testimonia il direttore artistico dell’associazione, Giulia Alviggi:
«Non abbiamo mai ottenuto finanziamenti, e non ne abbiamo mai chiesti. È nato tutto dalla volontà del nostro presidente, Enzo Rosco, proprietario della sede, che l’ha messa a disposizione per ospitare mostre ed eventi a titolo assolutamente gratuito. Nei nostri quattro anni di attività, Ribush ne ha ospitati circa sessanta, grazie anche ad artisti di vario tipo che hanno contribuito anch’essi gratuitamente.»
Ribush si rivela dunque il giusto sfondo per un appuntamento che riporta, come quelle scale, alle viscere della Salerno storica, in un giorno così simbolico come l’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna: Trotula de Ruggiero e la vocazione femminile alla cura. Un appuntamento “a più voci”, che include sia una conversazione con la scrittrice salernitana Dorotea Memoli Apicella, autrice del romanzo Io, Trotula, sia una parte artistica.
«L’idea di un appuntamento dedicato alle grandi donne della Storia, soprattutto nel misconosciuto campo della scienza, era nata l’anno scorso, con un incontro incentrato sulla filosofa di Ipazia di Alessandria, vissuta tra IV e V secolo. Quest’anno la scelta è caduta su Trotula, grande figura della Scuola Medica Salernitana, anche per portare il discorso “in domo nostra”: scienziata e scrittrice, medico al femminile molto attento alle esigenze dei suoi pazienti, soprattutto se donne, per giunta vissuta nell’XI secolo, tempo di straordinaria fioritura per Salerno e per la sua Scuola di medicina.»
Dopo essere stata evocata dalla narrazione di Dorotea Memoli Apicella, Trotula torna in vita, e si racconta in un penetrante monologo tratto dalla pièce teatrale Alia di Clara Santacroce, al suono delle canzoni delle trovatrici provenzali di XII secolo, eseguite dai musicisti dell’ensemble Antica Consonanza; è una Trotula intensa, appassionata, quasi mistica, che si fa voce del disagio femminile, corporeo e sociale, del quale scopre anche le piaghe più nascoste e dolorose. A incarnarla è l’attrice e cantante salernitana Renata Fusco, artista a tuttotondo che spazia dal teatro al doppiaggio, voce di Christine Daae nel film-musical Il Fantasma dell’Opera di Joel Schumacher del 2004 e interprete di musica antica al livello internazionale.
«In questo spettacolo, quattro grandi donne della storia meridionale, Trotula, la Baronessa di Carini, Artemisia Gentileschi e Luisa Sanfelice raccontano di se stesse, della loro femminilità, della loro difficoltà ad emergere in un mondo di uomini, nella ricerca di una verità all’interno della loro esistenza» descrive la Fusco. «La mia è una Trotula commossa e compenetrata dalle sofferenze delle donne, tutte le sofferenze, fisiche e morali; una figura che si muove tra la realtà dell’arte della medicina, così carnale nel suo manipolare gli elementi della natura e servirsene sui corpi, e la leggenda di cui è stata ricoperta. Trotula è costretta a dover riemergere tra i fili della memoria, e per forza di cose doveva essere una creatura quasi evanescente, qualcosa di “altro”, parafrasando il titolo della pièce: cosa veramente difficile in uno spazio come questo dove, a differenza del teatro, lo spazio è molto ridotto, la carnalità dell’attore si avverte e la gente ti può perfino toccare. Ho tentato di ovviare a questo con la piattaforma illuminata su cui ho recitato nello spettacolo intero, per creare l’effetto di una luce che viene dal basso, e poi sfruttando il luogo stesso, le pareti con le pietre in vista per creare forza evocativa.»
Renata e Trotula sembrano davvero la stessa persona: anche perché il personaggio appartiene fortemente a chi lo interpreta:
«Io vivo Trotula soprattutto nel sentirmi diversa, nel dover mostrare continuamente chi sono. E questo era vero soprattutto all’inizio della mia carriera: come attrice, ma anche come cantante, sentivo il mio essere meridionale come una sorta di stigma, per questo ho fatto tutto il possibile per perdere l’accento, per acquistare una dizione perfetta. È stato l’incontro con Roberto de Simone che ho riscoperto la fierezza di essere napoletana, di appartenere una terra che ha prodotto un patrimonio di arte, musica, bellezza. Un altro aspetto che mi fa sentire molto vicina a Trotula è la sensazione di stare nel posto sbagliato, nel mio caso nell’epoca sbagliata: mi sento molto più a mio agio con i personaggi antichi che con quelli moderni.»
La voce di Renata Fusco ha affrontato veramente di tutto, dal “teatro totale” di Roberto de Simone al doppiaggio dei film Disney, dalle villanelle napoletane del disco inciso con Massimo Lonardi fino al musical, finendo per calcare palcoscenici dal 1990.
«È stato un altro degli insegnamenti di Roberto de Simone, – si schermisce l’artista salernitana: – L’arte è una, totale, che può essere declinata nelle varie forme del canto, della danza, della recitazione. Adopero la stessa vocalità naturale per tutto: per me il canto è musica di parola, mi piace giocare con i suoni, soprattutto nel far sentire le consonanti, e considerare la mia voce come uno strumento che possa suscitare emozioni nel pubblico. Per me l’arte è proprio questo: studiare per far vivere le emozioni attraverso la tecnica.»

Federica Garofalo

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