Essere un bambino oggi: un compito davvero difficile!

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Essere un bambino, oggi, è davvero difficile.
Prima si sentiva dire spesso che mettere al mondo un figlio, consapevoli della violenza sociale, era da coraggiosi, quasi incoscienti… nel 2016 è diventato complicato crescere in un mondo fatto di persone che non aiutano la maturazione psicologica ed emotiva del minore, ma lo comparano continuamente a cuginetti, fratellini più grandi, compagni di scuola, dimenticando che ogni bimbo ha i propri tempi di sviluppo.
In una società in cui la cosa più importante è riuscire a fare tutto per primi, essere più veloci degli altri, costi quel che costi, crescere diventa un peso, diventa stressante. Riuscite ad immaginare la tensione che si infonde ad un bimbo che deve togliere assolutamente il pannolino a 2 anni? Se a 3 anni non parla ancora o è più timido o riservato, c’è il sospetto che sia autistico… gioca da solo? Ha problemi di socializzazione… A 5 anni, 5 anni e mezzo deve andare in prima elementare, altrimenti perde 6 mesi e si laurea tardi… E’ una continua corsa. Si tende ad etichettarlo a seconda di cosa faccia o meno, quando la cosa più importante dovrebbe essere quella di lasciarlo crescere serenamente e senza fretta.
A 2 anni usa già il tablet, e passa ore davanti alla tv. A 6 anni già ha il cellulare: quanto si ruba all’infanzia di un bambino?
Il gioco libero, all’aperto, è fondamentale per il normale sviluppo intellettivo, le regole del vivere civile sono importantissime perché gli danno la possibilità di imparare il rispetto per se stesso e per il prossimo.
Oggi, molti genitori (non tutti, per fortuna) pensano solo a contrastare e contestare la scuola, l’unica istituzione che ancora cerca di garantire l’educazione dei suoi fruitori, che prova a sostenere e a non vanificare il lavoro educativo iniziato dalle famiglie a casa… Eppure si vedono ancora tante mamme che davanti alle scuole parlano male delle insegnanti, che si fanno in quattro per difendere i propri figli, invece di provare a comprendere come aiutarli, invece di cercare una soluzione per collaborare con la scuola… e cosa dire, poi, di tutti quegli alunni che non si preoccupano minimamente di scrivere l’assegno per casa: “tanto i compiti si possono avere tramite messaggio su whatsapp”… in che modo insegniamo il senso di responsabilità agli uomini di domani, se siamo pronti a soddisfare ogni loro richiesta subito, senza far capire loro il valore dell’attesa?
Far comprendere ai nostri piccoli che si deve saper aspettare, significa insegnar loro a gestire lo stress e l’ansia da adulti, perché, purtroppo, la vita non ci dà mai tutto e subito, anzi…
Invece si impiega il tempo a giudicare il difficile lavoro dell’educatore, perché, ormai, nell’immaginario fobico di molti genitori, le scuole sono tutte da denunciare, i bambini non possono essere corretti e scolarizzati e tutte le maestre sono delle pazze che non possono essere lasciate libere di svolgere la loro delicata professione. Vi garantisco che ce ne sono ancora molte che lo svolgono con passione e devozione, che amano i bambini e che si dedicano completamente a questa missione. Siamo davvero convinti che la ragione sia tutta dalla parte di genitori e figli?

Tatiana Maretti
Asilo nido e scuola dell’infanzia “Bulli e Pupe”

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