GeoFestival di Morigerati: alla scoperta della natura e della geologia del Cilento

Sharing is caring!

Quattro giorni dedicati alla scoperta della natura e della geologia nel Cilento, nell’ambito della settimana dei Geoparchi UNESCO, dal 28 al 31 maggio si è svolto un evento culturale, di animazione territoriale e turistico, interamente dedicato alla scoperta della straordinaria bellezza della natura e della configurazione geologica del territorio. Il Parco riconosciuto GeoParco per la straordinaria varietà del patrimonio geologico, caratterizzato da gradi di diversità ben conservati, come il rilevante fenomeno carsico presente lungo la dorsale dell’Appennino meridionale, non a caso il parco è stato inserito nella rete delle Risorse della Biosfera ad opera del Comitato Consultivo sulle Riserve della Biosfera del programma MAB.
Il GeoFestival di Morigerati, giunto alla IV edizione, ha visto la presenza massiccia di pubblico, costituito da amministratori locali e istituzionali, imprenditori, istituzioni scientifiche, didattiche, professionali, operatori economici, sociali e culturali, e studenti, tanti studenti, giovani ricercatori e laureandi che grazie alle loro ricerche, hanno conosciuto e viste messe in pratica le loro idee-progetto.
Sviluppare una cultura del Geoparco significa difesa del territorio, che, se viene abbandonato, diventa la prima causa del tanto temuto – e mai sconfitto – dissesto idrogeologico.

“Se siamo capaci di far ripartire il Parco riusciamo a far partire il Sud”, le parole introduttive del dr. Tommaso Pellegrino, neoeletto presidente del Parco e sindaco di Sassano, il quale nel suo intervento di saluto ha più volte sottolineato l’importanza di svolgere il lavoro incentrato sulla passione per il territorio. E queste semplici parole la dicono lunga sull’andamento dei convegni di venerdì 28 3 sabato 29 maggio, aldilà dei temi di studio trattati e affrontati con competenza e dovizia di particolari. L’adesione alla realtà del Geoparco significa adesione a un sistema integrato di sviluppo sostenibile, lontano dalle mode o dagli schemi cui siamo abituati, basati su un bello effimero, solo di facciata. In questo contesto il BELLO è trasformato in UTILE, perché non dimentichiamo che “i Geoparchi sono per i popoli e non per le rocce”, e l’Oasi del WWF è un’eccellenza non solo del Parco ma dell’Italia intera.
Partire dall’esempio delle Grotte di Pertosa-Auletta, o anche dall’Oasi, attrattori turistici al pari di località rinomate come Camerota volano e filo trainante di un ecoturismo di ricerca basato sulla qualità. E l’ente Parco, rappresentato anche dal dr. Cono D’Elia, nella duplice funzione di sindaco del comune ospitante l’evento e di consigliere del Parco e dall’ing. Angelo De Vita direttore del Parco, si propone sì di far rispettare quanto finora fatto, ma anche di guardare oltre, di crescere e migliorarsi per il bene dell’intero territorio a sud della provincia di Salerno.

3 Grotte – 3 Fiumi. Le Grotte di Castelcivita, Pertosa-Auletta e Morigerati si contraddistinguono per la presenza di un fiume, rispettivamente il Calore, il Tanagro e il Bussento, delineando un percorso che attraverso la geologia dei luoghi, raccordati dal comune denominatore del fenomeno carsico e da una natura pressoché incontaminata, racconta della millenaria presenza umana. Presenza umana ben documentata alle Grotte di Pertosa-Auletta, dal rinvenimento di interessanti reperti archeologici e di un complesso di palafitte in grotta risalenti al medio-bronzo, unico esempio in Europa. “Si tratta di un sito caratterizzato da una consolidata gestione del geoturismo e di attività collegate, sia nel campo della didattica che per la promozione dello sviluppo di un’economia locale basata sull’agricoltura di qualità e sulla conservazione del patrimonio materiale ed immateriale del territorio – le parole di Mariana Amato, docente di Biofisica del sistema suolo-acqua-atmosfera, UNIBAS e componente del Comitato Scientifico del Geoparco – In questo contesto si inserisce la fondazione MIdA – Musei Integrati dell’Ambiente, che ha lanciato un progetto integrato di educazione ambientale, istituendo laboratori e pubblicazioni divulgative, con lo scopo di rafforzare l’identità, aumentare la consapevolezza e promuovere un approccio dinamico alla comprensione delle funzioni dell’intero ecosistema, non solo a fini di conservazione e tutela, ma soprattutto come strumento capace di sviluppare attività sostenibili”. Tra queste si annovera l’agricoltura di precisione che tiene conto della variabile del suolo. In questo modo è stato possibile recuperare la coltura del carciofo bianco, a rischio estinzione dopo il terremoto del 1980 e delle attività ad esso collegato.
Il Parco è un contenitore di biodiversità ricchissimo. Proprio questa sua peculiarità funge da attrattore per un turismo sostenibile, lontano dalle masse rumorose. In questo territorio si scopre una dimensione diversa che segue lo scorrere delle ore, dei giorni, delle stagioni. In questo territorio si riscopre il vero contatto con la natura, qui l’uomo vive in simbiosi con l’ambiente circostante. Ad esempio, per entrare nella Grotta di Morigerati si segue un sentiero che parte dal centro del paese fino ad arrivare a un portale alto 20m e largo 10 da dove scendendo una scala scavata nella roccia, si assiste allo spettacolo del fiume Bussento che scaturisce dalla roccia, dopo aver percorso 4 km nelle viscere della terra.
Alle giornate di studio ha partecipato anche il prof. Pasquale Persico, economista all’Università di Salerno, artefice del MUM – Museo Ugo Marano, inaugurato proprio il 28 e 29 maggio nell’area della dismessa ferriera di Morigerati, esempio di archeologia industriale e riportata a nuova vita. Il programma illustrato dal prof. Persico è, in qualche modo, la continuazione del progetto intrapreso con il Maestro, scomparso nel 2011: l’arte deve rientrare nella vita quotidiana delle persone. Questo, in una sintesi molto riduttiva, il pensiero di Marano, esplicato dall’opera “Il Tavolo del Paradiso” installato, dopo il restauro, alla ferriera, dopo essere stato esposto nella Valle delle Orchidee a Sassano. “Il tavolo era parte di un progetto per creare 4 piazze nelle montagne della zona per unificare lo spazio in una grande opera d’arte”, un concetto utopico radicale.
Il paesaggio, espressione del territorio ‘posseduto’ dalla popolazione e la natura, confluisce in un nuovo concetto di città che tenga conto delle diversità del suo ampio territorio, di fronte ai cambiamenti inevitabili, richiamati dal suo ricco quanto fragile patrimonio di risorse. Imparare a riconoscere queste risorse e saper valutare le proprie capacità auto-sostenibili è la strada da percorrere per gli abitanti e le istituzioni che partecipano ai processi di salvaguardia e sviluppo.
Questa ‘città nuova’ è abitata da naturalità, da ruralità arcaica e ruralità contemporanea, da un’agricoltura consapevole ed industriale, dunque aperta alle innovazioni, da un’industria leggera e contemporanea, da un turismo di ricerca avanzata con basi territoriali forti, da reti di autoapprendimento. Tutto questo è possibile nel territorio del Parco, anche se occorre identificare un’immagine collettiva capace di dare nuove prospettive all’attività antropica, sia di carattere produttivo che del tempo libero e della ricerca espressiva. “L’uomo deve imparare a gestire la propria capacità di rigenerare e rigenerarsi insieme alla natura di cui è parte”.
La vera sfida consiste nel trasformare le opportunità in esperienze. I giovani sono sicuramente la risorsa fondamentale per andare oltre, perché il Cilento è una terra ricca di opportunità. Opportunità per crescere insieme, per far rimanere sul territorio quei giovani altrimenti costretti a cercare altrove opportunità di lavoro e di vita, offrendo loro quello che è l’immenso patrimonio culturale, storico, archeologico, morfologico, naturalistico, gastronomico.

Imma De Agostinis

Un pensiero riguardo “GeoFestival di Morigerati: alla scoperta della natura e della geologia del Cilento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *