Beni confiscati alle Mafie: a Salerno città sono 46. Ma non se ne conosce l’utilizzo

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I dati dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, aggiornati e pubblicati al 31 dicembre 2015, sono davvero sbalorditivi. Dal 1982 (ovvero dall’entrata in vigore della L. 646/82, nota come Legge “Rognoni-La Torre) ad oggi, sono stati sottoposti a sequestro o confisca oltre 23.500 beni. Un dato sintomatico nella rappresentazione della lotta alla mafia, in apparenza ancora più significativo se consideriamo che oltre il 91% di questi beni è concentrato in 6 regioni: Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, Lombardia e Lazio.
Il valore economico sottratto al potere criminale, stimato intorno ai 30 miliardi di euro, non rappresenta l’unico buon motivo dell’efficacia di questa difficile lotta, ma è opportuno ricordare quanto sia importante il messaggio di esistenza e di rinascita che lo Stato riesce a far passare, grazie alla confisca ed al riutilizzo dei beni, nei confronti di
coloro che vivono in zone ad alto tasso criminale dove, purtroppo, troppo spesso il potere violento delle mafie viene decifrato in fonte di lavoro e di benessere personale.
Sono passati vent’anni dall’entrata in vigore della Legge di iniziativa popolare n. 109/96 “Disposizioni in materia di gestione e destinazione di beni sequestrati o confiscati” che che prevede l’assegnazione dei patrimoni e delle ricchezze di provenienza illecita a quei soggetti (Associazioni, Cooperative, Comuni, Province e Regioni) in grado di
restituirli alla cittadinanza, tramite servizi, attività di promozione sociale e lavoro, eppure, nonostante esista un’aspirazione diffusa di riuso dei beni confiscati, purtroppo degli oltre 23 mila beni confiscati solo circa 11 mila sono riutilizzati.
Un dato allarmante in considerazione del fatto che, a causa della dilatazione dei tempi di chiusura dei processi e, quindi, di una sentenza definitiva di confisca, alcuni di essi potrebbero rientrare a far parte dei patrimoni delle famiglie a cui sono stati sequestrati. Le cause di questa defaillance, nella pur solida struttura normativa che il nostro Paese può vantare, sono da ricercare (quindi risolvere) non solo nella già citata dilatazione dei processi giudiziari, ma anche nella mancanza di trasparenza e pubblicità delle procedure di assegnazione e della pubblicazione on line da parte degli Enti Locali.
La città di Salerno non rappresenta l’eccezione nel panorama nazionale. Con i suoi 46 beni assegnati detiene oltre il 10% dei beni confiscati in tutta la provincia (430 beni).
Per ognuno di questi beni, purtroppo, non si conosce lo “stato dell’arte”: non esiste un elenco pubblico (previsto, tra l’altro, dal Codice dei Contratti Pubblici: art. 48 comma 3, lett. c) che ne evidenzi la consistenza, la destinazione ed eventualmente l’utilizzo.
Tuttavia ritengo che sia di buon auspicio sottolineare le buone pratiche che hanno portato all’assegnazione di taluni beni sottratti alla criminalità organizzata: cito a titolo di esempio l’assegnazione di una barca a vela nel maggio scorso agli studenti dell’Istituto Nautico “Giovanni XXIII” di Salerno.
Un esempio a cui gli amministratori pubblici dovrebbero guardare con grande attenzione affinché diventi il punto di partenza di una piena collaborazione tra Comune, Scuole e Associazioni nel miglior riutilizzo possibile dei beni confiscati a Salerno.

Francesco Virtuoso – Presidio Libera “Filomena Morlando” di Salerno

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