Scuola Medica Salernitana: istruzioni per l’uso – Pubblicata la “Practica Brevis” di Giovanni Plateario

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Dal 2003, la Biblioteca Provinciale di Salerno custodisce una vera e propria chicca, acquistata alla nota casa d’aste Christie’s di Londra: un manoscritto in pergamena del XIII secolo contenente, come riporta l’incipit, le «Curae magistri Platearii», ovvero il trattato meglio conosciuto come Practica Brevis e attribuito al maestro della Scuola Medica Salernitana Giovanni Plateario, vissuto nella prima metà del XII secolo. Si tratta in sostanza di un manuale di medicina pratica, principalmente di terapia medica, pensato come una sorta di “istruzioni per l’uso” a vantaggio del medico. Il manoscritto ha tutta l’aria di un libro di testo, anche perché riporta ai margini delle annotazioni fatti da almeno due persone che l’hanno utilizzato nei due secoli successivi. La vera sorpresa, però, è un’altra: il testo fu scritto, come spesso si faceva per risparmiare, riutilizzando in parte la pergamena proveniente da un altro manoscritto che non serviva più, grattando via l’inchiostro del testo precedente e riscrivendoci sopra, ma oggi, con l’aiuto della cosiddetta “lampada di Wood” a raggi ultravioletti, è possibile leggere anche le lettere sottostanti; ebbene, si è scoperto che il manoscritto riutilizzato era stato redatto in beneventana, un tipo di scrittura caratteristica delle aree di Benevento e Salerno fin dall’epoca longobarda. Dunque, non solo il contenuto del manoscritto, ma anche l’oggetto stesso potrebbe essere frutto della Scuola Medica Salernitana: dopotutto, attorno alle università medievali, o comunque agli ambienti caratterizzati da una o più scuole, ruotavano delle botteghe librarie specializzate nel copiare i libri di testo a favore di maestri e studenti, a volte addirittura facendosi pagare “a la pecia”, cioè un tanto ai vari fascicoli che componevano un libro.
Ora il contenuto di questo libro, uno dei testi fondamentali della Scuola Medica Salernitana e circolato nell’intera Europa medievale fino in Inghilterra, viene edito per la prima volta in Italiano a cura della casa editrice Penne & Papiri di Tuscania, e ad opera di Giuseppe Lauriello, già primario del reparto di pneumologia all’ospedale Giovanni da Procida di Salerno e studioso di lunga data della medicina salernitana e dei suoi maestri; al 2011 risale la sua edizione del trattato di chirurgia Post Mundi Fabricam di Ruggiero da Frugardo (XII secolo).
Questa edizione della Practica Brevis, però, non è stata condotta sul manoscritto salernitano, ma su un’altra versione dello stesso testo, in parte diversa, già pubblicata nell’Ottocento dallo storico della medicina Salvatore de’ Renzi nella sua Collectio Salernitana, tratta questa da un manoscritto scoperto a Breslavia e oggi perduto. Mancava però la prima sezione, quella sulle febbri, per la quale il Lauriello è ricorso, con l’aiuto della ricercatrice Paola Nigro, ad una versione a stampa veneziana del 1497, conservata presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano. Il lavoro accoglie, tra le altre cose un’ampia introduzione, il testo latino, un glossario e un ampio apparato di note. Ne è risultato un corposo volume di più di quattrocento pagine.
Cosa ha spinto il prof. Lauriello a imbarcarsi in un’opera simile, la cui conclusione ha richiesto anni e anni di lavoro?
«Nel 2011 avevo visto esposto il manoscritto salernitano dell’opera del Plateario nel contesto di una mostra alla Pinacoteca Provinciale dal titolo Il corpo e il Cosmo, consigli e rimedi naturali della Scuola Medica Salernitana, al cui allestimento aveva partecipato anche l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri dove io sono iscritto; seppi che, pur trovandosi il manoscritto a Salerno da otto anni, e nonostante gli appelli della prof.ssa Maria Galante, paleografa dell’Università di Salerno, era caduto in un lungo, ingiustificato silenzio: non una trascrizione, non una traduzione, né un commento sulle argomentazioni mediche racchiuse in esso. E, cosa ancora più grave, di questo testo, di qualunque versione si trattasse, non si era mai fatta né una traduzione italiana né un commento critico, che avvicinasse specialisti e non al mondo della medicina salernitana. Infatti siamo davanti ad un prodotto squisitamente salernitano, che attinge direttamente da Ippocrate e Galeno e in generale alla tradizione medica romano-bizantina, senza contaminazioni provenienti dal mondo arabo, nonostante fosse stata scritta dopo lo spartiacque dell’arrivo a Salerno di Costantino l’Africano, nella seconda metà dell’XI secolo.»
Un testo, la Practica Brevis, cui il prof. Lauriello si è approcciato, per sua stessa definizione, con la stessa curiosità e lo stesso entusiasmo di un archeologo di fronte ad uno scavo:
«La Practica inizia con un proemio, in cui Giovanni Plateario chiarisce la finalità del lavoro, destinato sostanzialmente al medico pratico per un maggiore arricchimento delle sue conoscenze, quindi, dopo un dettagliato capitolo sulle febbri, si dilunga nella descrizione delle singole malattie, procedendo secondo il metodo descrittivo utilizzato fin dall’antichità, cioè partendo dalla testa e scendendo fino ai piedi: inizia con le malattie del capo, occhi, orecchi, naso, bocca, per proseguire con le malattie del torace, dell’apparato digerente, urinario, genitale maschile e femminile, e chiude con le malattie delle articolazioni e della pelle. La descrizione delle malattie ci sembra povera, la classificazione molto sintetica, ma nello stesso tempo ci appare come una delle più ricche del periodo: per ogni malattia l’autore, in modo conciso e chiaro, dà la definizione, i segni e i sintomi che la caratterizzano, e la causa considerata più attendibile dai medici dell’epoca. Per contro, quando deve descrivere la terapia, Giovanni Plateario lo fa con dovizia di particolari, illustrando prima quelle ritenuti più efficaci e più comuni, poi i rimedi curativi di seconda linea; nel passare in rassegna i vari medicamenti, le preparazioni spesso complicate e i metodi di cura, presentati con estrema precisione, dà spesso suggerimenti, attinge molto dalla sua esperienza personale e da quella dei medici della sua famiglia».
Cosa ha colpito di più un medico come lui del lavoro di questo suo “collega” di mille anni fa?
«Dico sempre che per capire il modo di operare dei medici salernitani o comunque dei medici del Medioevo dobbiamo metterci nei loro panni e chiederci il perché delle loro prescrizioni, analizzando nel dettaglio i rimedi che essi usavano. Si dice spesso che molti dei medicamenti da loro prescritti non fossero che placebo, senza nessun effetto reale sulla malattia in questione, quando non fossero addirittura dannosi. In realtà, andando a guardare direttamente i principi attivi delle erbe utilizzate e come agiscono, ci si presenta un panorama completamente diverso: ad esempio, molti dei semplici citati, come la mandragora, i chiodi di garofano o la melissa contengono una sostanza chiamata eugenolo, ad azione antinfiammatoria. Molto utilizzato anche l’alloro, ad azione risolvente e astringente; oppure l’aloe, ad azione colagoga, lassativa, antisettica e cicatrizzante. Poi, di tanto in tanto, incontriamo preparati con strani nomi che fanno pensare a pozioni magiche, ma che, posti sotto la lente d’ingrandimento, diventano molto più concreti; come la Musa Enea, un preparato anestetico a base di oppio; oppure il Dragaganto, ovvero la gomma adragante, utilizzato come emolliente per far fluidificare il muco nei bronchi. Ecco che, spiegato in termini moderni, Plateario diventa moderno, e, grazie alle nostre tecnologie, possiamo riscoprire la validità dei trattamenti del Plateario, oltre che del suo metodo, fatto di quel contatto con il paziente che la medicina “delle macchine” contemporanea ha perso. Basti pensare che nel testo troviamo descritte alla perfezione l’anoressia (fastidium) e la bulimia (bolismum)».
Con tutto questo, però, non è stato facile trovare un editore disposto a pubblicare un lavoro simile:
«Vincenzo Valentini della Penne & Papiri di Tuscania è stato il primo editore ad assumersi il rischio di pubblicare un’opera con questo tipo di impostazione: il mio lavoro non ha pretese paleografiche o filologiche (gli elementi che di solito vengono privilegiati nelle edizioni di questi testi), ma l’ho concepito con un taglio adatto ad un pubblico di medici, di storici della medicina o di semplici appassionati e curiosi, preferendo l’attualizzazione alla perfezione filologica della traduzione, e avendo voluto offrire così un omaggio e una voce a questo grande medico del Medioevo. Ed è proprio questo il problema a mio parere: i testi salernitani manoscritti o in stampa sparsi per le biblioteche di tutto il mondo sono numerosi e quindi potremmo conoscere in modo completo il pensiero e gli orientamenti della Scuola Medica Salernitana, ma a tutt’oggi la maggior parte di questi scritti sono riprodotti nella loro lingua originale, in latino, spesso in copie anastatiche, tanto belle quanto poco pratiche. Le traduzioni italiane sono limitate a pochissimi autori, e così la conoscenza effettiva dei metodi di diagnosi e di cura degli antichi maestri è ancora oggi ristretta a pochi addetti ai lavori, e quindi in un certo senso bloccata agli appassionati, che sono molti di più di quanto si creda.»
E che ci siano molti interessati al mondo della Scuola Medica Salernitana, e in generale della medicina medievale, ce lo conferma Vincenzo Valentini, direttore della casa editrice Penne & Papiri di Tuscania, e per giunta in prima linea nell’organizzazione del Festival del Medioevo, previsto a Gubbio a partire dal 4 ottobre prossimo:
«L’attenzione per la medicina medievale è molto viva, in modo particolare tra i rievocatori: sono sempre più numerosi in Italia i gruppi che rievocano contesti legati all’ordine di San Giovanni in Gerusalemme (anche detto degli Ospitalieri), e quelli che hanno al loro interno la figura del medico o del chirurgo. Ma non solo: oggi c’è un interesse particolare per le medicine alternative, contesto in cui la medicina medievale si colloca alla perfezione».
Vincenzo Valentini ammette di non aver avuto in precedenza molta familiarità con la Scuola Medica Salernitana, pur essendo la sua piccola casa editrice specializzata in divulgazione legata al Medioevo. In questo senso, l’incontro con il prof. Lauriello è stato fruttuosissimo:
«In pratica mi si è schiuso un mondo, un mondo molto affascinante, – racconta. – E mi sono incuriosito ancora di più nel leggere il testo: è molto pratico e schematico, sembra un prontuario medico di oggi; non c’è traccia di digressioni filosofiche o teologiche, l’autore è molto concreto. Le spiegazioni date dall’apparato di note e dal glossario, poi, lo rendono ancora più attuale».
La curiosità e la novità del testo, uniti a un pizzico d’incoscienza, lo hanno spinto alla pubblicazione della Practica Brevis.
«Questo tipo di pubblicazione è molto rara, – puntualizza Vincenzo Valentini, – ma s’inserisce perfettamente nella nostra linea editoriale, che mira a ricostruire e a divulgare l’ambiente medievale in tutti i suoi aspetti, cosa che la rende molto apprezzata soprattutto dai rievocatori. Nella diffusione di libri si deve partire necessariamente dalla presenza, che genera nel pubblico curiosità e infine l’interesse che porta ad acquistarlo. È ancora troppo presto per poter dire come stia andando la diffusione, ma le richieste già ci sono. C’è da dire anche che molte persone si meravigliano di trovare una medicina così “moderna” nel Medioevo, la stessa meraviglia che ho riscontrato a proposito dei due libri che abbiamo già pubblicato su alimentazione e cucina: il motivo principale è l’idea distorta del Medioevo che hanno ancora in molti, difficile ma non impossibile da scardinare. E pubblicazioni come la Practica Brevis servono appunto a questo».
Nei prossimi mesi, la Practica Brevis prenderà il volo da Salerno per essere lanciata tra gli addetti ai lavori: è prevista la sua presenza al Festival del Medioevo di Gubbio e a quello della piccola editoria a Roma, Più Libri più Liberi.

Federica Garofalo

2 pensieri riguardo “Scuola Medica Salernitana: istruzioni per l’uso – Pubblicata la “Practica Brevis” di Giovanni Plateario

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